Mercato valutario

Secondo Amundi la sterlina non ha ancora toccato il fondo

Si sta delineando una crisi valutaria più generalizzata con un aumento della volatilità dei tassi di cambio per l'attuale situazione geopolitica, per un rallentamento del commercio globale e per un ribilanciamento delle riserve valutarie

di Leo Campagna 1 Ottobre 2022 10:00
financialounge -  Amundi gilt Mercato valutario sterlina
financialounge -  Amundi gilt Mercato valutario sterlina

Lo scorso 23 settembre il governo inglese ha annunciato ulteriori tagli delle tasse non finanziati (ovvero senza coperture) pari allo 0,5% del Pil. La reazione degli asset del Regno Unito ha evidenziato in modo perentorio come il mercato non sia affatto disposto a fornire capitali per finanziare la posizione di disavanzo esterno del Regno Unito.

DRASTICO RIPREZZAMENTO DEI GILT


I titoli di stato inglesi (Gilt) hanno infatti accusato subito un drastico riprezzamento, con il titolo a 2 anni passato dal 3,45% del 22 settembre a quasi il 4,40% del 26 settembre (mentre oscillava sotto l'1% a fine 2021).  “La correlazione tra i tassi di interesse (sell-off in risposta all'annuncio) e la valuta (che è crollata bruscamente) indica che il mercato sta mettendo in discussione la credibilità delle azioni dei politici britannici”, fanno sapere gli esperti di Amundi.

STERLINA SOTTO PRESSIONE


Le ultime sessioni di mercato sono state tra le più drammatiche degli ultimi 40 anni per la sterlina, incluso il 1992 quando la divisa inglese ha abbandonato il meccanismo di cambio europeo, e il 2016, dopo il referendum sulla Brexit. “Già da qualche trimestre temevamo una tempesta perfetta sulla sterlina. Alle nubi già presenti (Brexit, deficit delle partite correnti, problemi di leadership politica interna, credibilità della Bank of England, situazione geopolitica) si sono aggiunte ulteriori forze avverse sui prezzi osservate negli ultimi giorni”, spiegano i manager di Amundi.

IL FATTORE SCATENANTE


Il fattore scatenante è stato l'annuncio lo scorso 23 settembre da parte del nuovo cancelliere, Kwasi Kwarteng di uno dei maggiori stimoli fiscali in termini di taglio delle tasse dagli anni '70. Una decisione presa in concomitanza di una nuova politica energetica che sarà attuata dal nuovo primo ministro. Di conseguenza, il mercato si aspetta un aumento significativo del fabbisogno di finanziamenti da parte del governo britannico e ulteriori pressioni al rialzo sull'inflazione.

RESISTERE ALLA TENTAZIONE DI INVESTIRE SULLA STERLINA


Un segnale di minore aggressività da parte della Bank of England potrebbe accelerare il passaggio del cambio con dollaro USA al di sotto della parità: alla luce di questa prospettiva i professionisti di Amundi suggeriscono di resistere alla tentazione di investire nella sterlina, dato che ancora non si vede la luce alla fine del tunnel per quanto riguarda la discesa della valuta inglese.

UNA CRISI VALUTARIA PIÙ GENERALIZZATA


Ma c’è di più, perché si sta delineano una crisi valutaria più generalizzata. “Attualmente stiamo raggiungendo livelli che non si vedevano da decenni con un aumento della volatilità causato anche da tempistiche e velocità diverse nella normalizzazione della politica monetaria. Inoltre, il mercato dei cambi è influenzato anche da una serie di diversi fattori, tra cui l'attuale situazione geopolitica, un rallentamento del commercio globale e, potenzialmente, un ribilanciamento delle riserve valutarie”, riferiscono gli esperti di Amundi.

L’ORO È DENARO, TUTTO IL RESTO È CREDITO


A questo proposito vale al pena ricordare la famosa frase di JP Morgan nel 1912: "L'oro è denaro. Tutto il resto è credito". Dalla fine degli accordi di Bretton Woods, cioè da quando è finita la convertibilità del dollaro in oro, l'ammontare del debito globale è aumentato a livelli mai raggiunti in tempo di pace. “Almeno nel breve il dollaro USA sembra aver assunto il ruolo di valuta di riserva. Nel lungo termine, tuttavia, ci si chiede quale possa essere il futuro delle valute cartacee inconvertibili (le cosiddette fiat) nel momento in cui il rapporto debito/PIL a livello globale sta raggiungendo il 350% e i rendimenti aumentano in modo significativo”, concludono i manager di Amundi.
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