Asset allocation

La strategia di Pictet passa dal sovrappeso dell'obbligazionario

Fabio Castaldi, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, spiega le strategie di portafoglio da qui a fine anno. Utili societari a rischio revisione al ribasso. Possibile una Bce meno aggressiva della Fed

di Virgilio Chelli 12 Settembre 2022 14:57
financialounge -  asset allocation BCE Fabio Castaldi Pictet Am
financialounge -  asset allocation BCE Fabio Castaldi Pictet Am

Dopo il re-pricing aggressivo di agosto e inizio settembre, un sovrappeso sui mercati obbligazionari rispetto agli attivi a rischio può essere ora giustificato. In particolare, in Europa, dove il peso della crisi energetica impatterà profondamente aziende e consumatori, ed è possibile che la traiettoria dei rialzi dei tassi della Bce possa essere meno aggressiva di quanto prezzato dai mercati e fatto intendere da Christine Lagarde. I mercati azionari restano invece vulnerabili, con il deterioramento macro che rischia di impattare gli utili societari, su cui è lecito ipotizzare importanti revisioni al ribasso, anche del 15-20% su base annua.

RIMBALZO ESTIVO POI CORRETTO


Sono le indicazioni di Fabio Castaldi, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management, che analizza le strategie di portafoglio da adottare da qui a fine anno, ritenendo che un posizionamento difensivo sugli attivi a rischio sia al momento l’impostazione da assumere. Il recupero significativo e sincrono dei mercati azionari e obbligazionari di luglio è stato completamente corretto in agosto, dopo la linea dura contro l’inflazione riaffermata a Jackson Hole, dalle principali banche centrali. In Europa, a valle della riunione della Bce di settembre, i tassi sono ora prezzati a 1,75% per fine 2022, con un punto di arrivo al 2,25% nel primo semestre del 2023.

POSSIBILE UNA BCE MENO AGGRESSIVA


Secondo Castaldi nei prossimi mesi le banche centrali resteranno fermamente puntate sul rientro dell’inflazione anche a costo di sacrificare la crescita. A questo punto, a seguito del re-pricing aggressivo di agosto e inizio settembre, un sovrappeso dell’obbligazionario rispetto agli attivi a rischio può essere giustificato, anche perché è possibile che la traiettoria dei rialzi della Bce possa essere meno aggressiva di quanto prezzato dai mercati, mentre l’azionario resta vulnerabile. Per questo, secondo l’esperto di Pictet AM, un posizionamento difensivo sugli attivi a rischio è al momento l’impostazione da assumere nei portafogli degli investitori.

TIMORI RECESSIVI GLOBALI


Tra luglio e agosto i mercati hanno vissuto due fasi distinte, prima il recupero significativo e sincrono azionario e obbligazionario, poi la correzione violenta che ha riportato le valutazioni non lontano da quelle di inizio estate. Questo, spiega Castaldi, per l’accumulo di timori recessivi globali, alimentati in USA dai dati negativi del PIL, in Europa dall’escalation dei costi dell’energia, e in Cina dai timori legati alle difficoltà di riemergere dai lockdown e dalla crisi immobiliare. I mercati speravano che questi timori avrebbero indotto un approccio monetario più morbido, ma questo ha incontrato però l’esplicita disapprovazione dei banchieri centrali a Jackson Hole.

L’OBBLIGAZIONARIO SI È ADEGUATO


I mercati monetari e le parti brevi delle curve obbligazionarie si sono adeguate rapidamente, anche a seguito delle conferme dalla Bce a settembre. Negli USA, i Futures sui Fed Funds prezzano ora un punto di arrivo a sei mesi al 4%, mentre in Europa i tassi sono prezzati a 1,75% per fine 2022 con un punto di arrivo nel primo semestre del 2023 al 2,25%. Castaldi prevede che nei prossimi mesi l’attenzione delle banche centrali resterà fermamente puntata sul rientro dell’inflazione a costo di sacrificare la crescita, il che sarà fonte di volatilità e di regimi di correlazioni instabili tra classi di attivo tradizionalmente de-correlate, come azionario e titoli di Stato.

IMPATTO SUGLI UTILI SOCIETARI


L’esperto di Pictet AM spiega in conclusione che la correzione degli indici è riconducibile a una revisione valutativa legata al rialzo dei tassi, perché il deterioramento macro rischia di impattare gli utili societari, su cui è lecito ipotizzare nei prossimi mesi, in uno scenario recessivo, importanti revisioni al ribasso, anche nell’ordine del 15-20% su base annua. Pertanto un posizionamento difensivo sugli attivi a rischio è al momento l’impostazione da assumere nei portafogli.
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