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Cattive notizie per gli asset di rischio: Columbia TI prevede un calo nell'azionario

Steven Bell (Columbia Threadneedle Investments) vede prospettive non incoraggianti per l'azionario e in particolare per il Regno Unito e non esclude che possa rivedersi il minimo storico di 1,05 nel cambio sterlina/dollaro USA

di Leo Campagna 2 Settembre 2022 08:00
financialounge -  azionario Columbia Threadneedle Investments Steven Bell
financialounge -  azionario Columbia Threadneedle Investments Steven Bell

Prima delle riunione di Jackson Hole della scorsa settimana i mercati avevano previsto un cambio di rotta da parte della Fed già nella prossima primavera, con un calo significativo dei tassi di interesse entro il 2023. Ma le dichiarazioni al simposio del presidente della Federal Reserve statunitense, Jerome Powell, e i commenti di molti altri membri del comitato hanno chiarito che la banca centrale USA è determinata a continuare ad aumentare i tassi di interesse fino a quando l'inflazione non sarà chiaramente sotto controllo.

NECESSARIA UNA VERA E PROPRIA RECESSIONE


“La Fed ha anche ammesso che la disoccupazione dovrà aumentare per contenere i prezzi al consumo mentre i mercati ora stanno valutando un ritmo di inasprimento più rapido nei prossimi mesi e solo un modesto calo in seguito. A conti fatti, ritengo necessaria una vera e propria recessione”, specifica Steven Bell, Chief Economist EMEA di Columbia Threadneedle Investments.

IMPENNATA DEL COSTO DELL’ENERGIA IN EUROPA


A proposito di recessione, secondo il manager l'impennata del costo dell'energia - i prezzi del gas sono aumentati di 20 volte a causa della riduzione delle forniture da parte della Russia - spingerà sicuramente l'Europa verso la recessione. “E’ evidente che anche nel Vecchio Continente i tassi di interesse dovranno aumentare, tuttavia le fonti interne di inflazione – affitti e salari  - risultano meno forti rispetto agli Stati Uniti” argomenta Bell. Secondo il quale il quadro d’insieme – USA e Europa - rappresenta una cattiva notizia per gli asset di rischio con le azioni destinate a scendere.

GUARDANDO AL REGNO UNITO


Guardando al Regno Unito il Chief Economist EMEA di Columbia TI nota come il persistente forte deficit delle partite correnti e il deficit di bilancio di dimensioni difficili da sostenere, tendano a indebolire la sterlina. “Liz Truss dovrebbe essere il prossimo Primo Ministro e al carovita  risponderà con tagli fiscali non mirati con il risultato di ampliare ulteriormente il deficit, non riuscire a frenare la corsa dell'inflazione e forse, anche propiziare una crisi politica, dal momento che milioni di famiglie faticheranno a pagare le bollette energetiche”, commenta Bell. Non solo. A preoccupare i mercati c’è anche la modifica del mandato della Banca di Inghilterra (BoE).

UN PIANO STRAORDINARIO PER CONGELARE I PREZZI DELL’ENERGIA


“Liz Truss e il suo potenziale cancelliere hanno un piano straordinario per congelare i prezzi dell'energia. Prevede prestiti alle società energetiche, da rimborsare se e quando il prezzi del gas scenderanno,  attraverso un fondo sostenuto dal governo. Un meccanismo che dovrebbe ridurre l’inflazione e i pagamenti della previdenza sociale, frenare il rialzo dei titoli indicizzati, incrementare i redditi personali. Potrebbe persino evitare la recessione. Tuttavia si tratta di un piano che richiederebbe sovvenzioni massicce e a tempo indeterminato, che si basano su un forte calo dei prezzi del gas” spiega il manager di Columbia TI che definisce questo piano “una strategia ad alto rischio e ad alto rendimento”.

UN CONTESTO MOLTO PREOCCUPANTE PER LA STERLINA


Che il contesto sia molto preoccupante in particolare per la sterlina lo dimostra anche la dinamica del mercato in occasione del rialzo delle aspettative sui futuri tassi bancari inglesi a seguito dell’inatteso balzo dell’inflazione britannica comunicato due settimane fa. “Di solito questo tende ad attirare afflussi di capitale invece la sterlina non è riuscita a risalire. Il deficit delle partite correnti è diretto verso il 5% del PIL e i prezzi del gas salgono alle stelle: c'è il rischio concreto di rivedere il minimo storico del cambio con il biglietto verde, fissato nel febbraio 1985, a 1,05”, conclude il Chief Economist EMEA di Columbia Threadneedle Investments.
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