L'analisi

Per Schroders le tensioni tra Usa e Cina possono favorire Vietnam, India e Indonesia

Secondo David Rees (Schroders) potrebbero beneficiare dei miglioramenti strutturali delle loro posizioni esterne e delle dinamiche dell'inflazione mentre le politiche monetarie meno restrittive renderebbero meno volatili gli asset locali

di Leo Campagna 1 Settembre 2022 18:00
financialounge -  cina David Rees Schroders USA
financialounge -  cina David Rees Schroders USA

Il tour di Nancy Pelosi in Asia, che ha incluso una visita a Taiwan, ha riacceso nuove tensioni tra Pechino e Washington. La Cina ha annunciato che le esercitazioni militari nello Stretto di Taiwan sono terminate, ma che intende effettuare pattugliamenti regolari nella regione. “L’acuirsi delle tensioni geopolitiche hanno fatto riemergere politiche commerciali protezionistiche” commenta David Rees, Senior Emerging Markets Economist, Schroders.

UN’ULTERIORE ESCALATION DELLE TENSIONI COMMERCIALI


Un'ulteriore escalation delle tensioni commerciali potrebbe avere gravi conseguenze, non solo per Cina e Taiwan, ma anche per l'economia globale. Basti pensare che Pechino è il più importante partner commerciale di Taiwan: è la destinazione di oltre un quarto di tutte le esportazioni e il valore aggiunto dei consumi finali cinesi vale circa il 10% del suo PIL. La Cina dal canto suo, evidenzia alcuni settori molto dipendenti dalle importazioni da Taiwan, in particolare nei semiconduttori dove circa un terzo dell’import è tarato Taiwan. “Le catene di approvvigionamento globali dipendono molto dalla Cina e questo espone al rischio che le tensioni commerciali locali possano avere conseguenze a livello globale, portando a nuove carenze di manufatti” spiega Rees.

L’INCOGNITA USA


È vero che né la Cina né Taiwan propendano per un'escalation di tensioni commerciali vista la loro stretta partnership commerciale, tuttavia la situazione potrebbe essere determinata da altri, in particolare da Washington. “Con la recente legge Chips Act, il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha puntato allo sviluppo della produzione di semiconduttori onshore e ad impedire alle aziende che beneficiano dell'accordo di investire nella produzione di alta tecnologia in Cina. Non si può inoltre escludere che l'amministrazione Biden punti a vietare le esportazione verso la Cina di semiconduttori di fascia alta e di attrezzature di produzione che utilizzano la tecnologia statunitense, per soffocare il tentativo di Pechino di diventare autosufficiente” riferisce il manager di Schroders.

IL BRACCIO DI FERRO TRA WASHINGTON E PECHINO


Se nel breve termine, l'acuirsi delle tensioni commerciali rappresenta un ostacolo alla performance dei mercati finanziari della regione, sul lungo termine, il braccio di ferro tra Washington e Pechino potrebbe accelerare il disaccoppiamento delle due superpotenze. Le misure statunitensi sui semiconduttori, l’annuncio delle cinque SOE (imprese statali) cinesi di delistarsi dalla Borsa di New York, e la temporanea sospensione decisa da Pechino della cooperazione con Washington su questioni come il cambiamento climatico spingono per una delocalizzazione delle catene di approvvigionamento delle aziende.

CATENE DI APPROVVIGIONAMENTO GLOBALI MENO EFFICIENTI


“Un'inversione dell'attuale integrazione potrebbe rendere meno efficienti le catene di approvvigionamento globali, rallentando la crescita a lungo termine e aumentando le pressioni sui prezzi” fa sapere Rees secondo il quale alcuni mercati potrebbero beneficiarne nel momento in cui riuscissero ad accaparrarsi una quota della produzione manifatturiera globale. “I Paesi emergenti capaci di capitalizzare modelli di crescita basati sulle esportazioni di prodotti manifatturieri potranno beneficiare di flussi di investimento e su una crescita della produttività” puntualizza il manager di Schroders.

FOCUS SU VIETNAM, INDIA E INDONESIA


Paesi che, in questo contesto, risulterebbero favoriti dai miglioramenti strutturali delle loro posizioni esterne e delle dinamiche dell'inflazione. In parallelo, le banche centrali sarebbero potrebbero adottare politiche monetarie meno restrittive che, in parallelo, renderebbero meno volatili gli asset locali. “In quest’ottica si è distinto il Vietnam, capace di conquistare quote di mercato in alcuni settori. Guardando al futuro saranno premiati quei Paesi emergenti, come India e Indonesia , con ampi mercati interni e un'abbondante offerta di manodopera relativamente a basso costo. Paesi favoriti anche dal recente impulso alle riforme” conclude il Senior Emerging Markets Economist di Schroders.
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