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Schroders: c’è persistenza di rendimenti nel Private Equity

Una recente analisi di Schroders fornisce la prova della persistenza delle performance nel private equity

di Anna Patti 26 Agosto 2022 18:00
financialounge -  Eufemiano Fuentes Perez James Ellison private equity Schroders
financialounge -  Eufemiano Fuentes Perez James Ellison private equity Schroders

Secondo l’analisi condotta da Schroders Capital su 3.512 fondi di private equity dal 1980 ad oggi (sono inclusi solo i General Partner con almeno due fondi e solo fondi con uno storico di almeno sette anni, poiché le performance dei fondi più giovani sono ancora fluttuanti e non definitive), il 36% dei fondi di private equity posizionati nel primo quartile in un periodo (vintage), si sono trovati nello stesso quartile anche in quello successivo (con lo stesso General Partner). Il 64% si è collocato in uno dei primi due quartili e solo il 16% ha perso posizioni.

L’IMPORTANZA DEI DATI


James Ellison, Head of Private Assets Data Insights e Eufemiano Fuentes Perez, Data Scientist di Schroders sottolineano come i dati passati, benché non sempre indicativi di quelli futuri, nel caso dei private equity potrebbero fornire informazioni utili. Un recente studio ritiene che è più probabile per un fondo azionario nel primo quartile per un periodo di cinque anni posizionarsi in un quartile inferiore nel periodo successivo, piuttosto che mantenere la posizione. Lo stesso vale per i fondi di private equity con i risultati peggiori. I General Partner con un fondo classificato nell’ultimo quartile tendono a restarvi anche il successivo. Sono relativamente pochi quelli che riescono a risalire la classifica.

PERSISTENZA DI RISULTATI SIGNIFICATIVA


Il fenomeno è particolarmente comune tra i fondi che investono in Nord America e in Europa, sia per i buyout sia per il venture capital. Gli analisti di Schroders fanno notare che la persistenza è statisticamente significativa. Stessa situazione è rilevabile per i fondi che investono in Asia anche se con diverso grado di significatività statistica, questo in parte è dovuto al fatto che i fondi in questa categoria sono di meno e l’analisi è più limitata.



I FONDI MEDIO PICCOLI BATTONO I GRANDI


James Ellison e Eufemiano Fuentes Perez, affermano che “la persistenza delle buone performance è maggiore tra i fondi piccoli, forte e significativa tra quelli medi, ma debole tra quelli grandi”. Gli esperti di Schroders aggiungono che: “i cattivi risultati, tuttavia, sono persistenti in tutte le dimensioni, vale a dire che un gestore con un fondo nel quartile inferiore è probabile che rimanga tale anche con il fondo successivo”.
Questi dati sono molto importanti per gli investitori in private equity, soprattutto considerato che sono in molti a scegliere fondi gestiti da grandi gestori. Analizzare le performance passate può essere utile se si guarda lo storico dei fondi di piccole e medie dimensioni che costituiscono la maggior parte del settore (in termini di numero di fondi).



LA PROVA DELLA PERSISTENZA DELLE PERFORMANCE


La ricerca di Schroders fornisce la prova della persistenza delle performance nel private equity in tutti i principali settori a eccezione dei grandi fondi. I ‘top performer’ hanno avuto maggiori probabilità di ottenere buoni risultati nel fondo successivo, quelli meno bravi hanno avuto maggiori probabilità di continuare a incontrare difficoltà. In conclusione dicono gli analisti di Schroders che non si dovrebbe mai prendere decisioni di investimento basandosi solo sui risultati passati ma questo non vuol dire che gli investitori debbano ignorarli.
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