La previsione

Cosa ci si può aspettare da Powell a Jackson Hole?

David Norris, Portfolio Manager di TwentyFour Asset Management, consociata Vontobel, fa una previsione sulle prossime mosse della Fed

di Anna Patti 26 Agosto 2022 08:00
financialounge -  David Norris FED Jerome Powell TwentyFour Asset Management
financialounge -  David Norris FED Jerome Powell TwentyFour Asset Management

Dopo i dati positivi dell’IPC di luglio gli investitori prevedono che la Fed potrebbe strutturare un atterraggio morbido. La pubblicazione dei verbali dell’ultima riunione sembra aver allontanato questa ipotesi. Sebbene ci siano molti segnali economici che potrebbero far pensare che l’inflazione stia raggiungendo il picco, ci sono ancora troppe variabili che potrebbero modificare la situazione.

LA FED E LA LOTTA ALL’INFLAZIONE


Jerome Powell, secondo David Norris, Portfolio Manager di TwentyFour Asset Management (gruppo Vontobel), dovrebbe continuare la sua linea sulla lotta all’inflazione, dissuadendo i mercati dall’idea che la Federal Reserve abbia fatto un passo falso. Il suo messaggio sarà basato sulla necessità di controllare l’inflazione, obiettivo primario della Fed, anche se tale politica rischia di mandare gli USA in recessione. Alla vigilia del discorso di Powell, i mercati dei tassi si sono ritirati, con i rendimenti dei Treasury a 10 anni che sono tornati intorno al 3%. I mercati si aspettano quindi una dichiarazione di Powell più aggressiva, sulla falsariga di una narrativa “più alta più a lungo", sostiene Norris. “La reazione iniziale del mercato potrebbe essere contenuta, sostiene l’analista di TwentyFour Asset Management, con l'orientamento falco che si riflette sui rendimenti dei Treasury, insieme alla consapevolezza che la politica della Fed sarà dettata dai dati e dalle singole riunioni”.

ULTIMO DATO INDICI DEI PREZZI AL CONSUMO


Gli ultimi dati relativi agli indici dei prezzi al consumo sono stati incoraggianti ma hanno anche evidenziato che la componente abitativa dei dati sull'inflazione (REO e affitti) rimane un fattore importante. Anche le tariffe aeree, i prezzi delle auto usate e la riduzione dei prezzi alla pompa di benzina hanno contribuito al calo dell'IPC. Non va dimenticato che la spesa per consumi personali core (PCE) è il barometro su cui si basa la Fed e proprio in questa settimana si avranno gli ultimi dati.

STATI UNITI IN RECESSIONE?


L’economia statunitense ha avuto due trimestri di PIL negativo, tuttavia è difficile affermare che gli Usa siano in recessione, con un tasso di disoccupazione del 3,5% e circa 11 milioni di posti di lavoro non occupati. L'indagine Job Openings and Labor Turnover Survey (JOLTS) degli Stati Uniti è scesa a giugno di 600.000 posti di lavoro, raggiungendo il livello più basso degli ultimi nove mesi, suggerendo che la tensione del mercato del lavoro si sta in qualche modo attenuando in presenza di crescenti pressioni economiche. David Norris ritiene che: “l'attuale politica della Fed sia orientata a combattere l'inflazione affrontando la domanda aggregata attraverso l'aumento dei tassi e, sebbene vi siano segnali di rallentamento dell'economia, la continua forza del mercato del lavoro e della spesa dei consumatori statunitensi ha evidenziato che l'eventuale recessione potrebbe essere di natura poco profonda”.

PROSSIMI AUMENTI DEI TASSI


Secondo il grafico dot plot della Fed, il tasso dei Fed Funds potrebbe raggiungere il 3,75% nella prima metà del 2023, per poi scendere con una previsione a lungo termine del 2,50%. Probabilmente la Fed continuerà ad aumentare i tassi fino alla fine dell’anno e non sorprenderebbe se si fermasse una volta raggiunto un tasso di Fed Funds del 3,50%.

I MERCATI DELLE OBBLIGAZIONI SOCIETARIE STATUNITENSI


Dall’inizio di luglio si è assistito a un rally nel mercato delle obbligazioni societarie statunitense. Dal punto di vista tecnico “la copertura delle posizioni corte, la mancanza di scorte da parte dei dealer e l'indebolimento del mercato delle nuove emissioni hanno fornito un forte contesto al credito, soprattutto perché abbiamo assistito a un aumento degli afflussi nel reddito fisso IG e HY” sottolinea David Norris. La solida stagione degli utili del secondo semestre, i consistenti bilanci societari, i bassi tassi di default e la migliorata gestione delle passività aziendali hanno determinato il ritirarsi degli spread high yield societari dai recenti massimi di 600 punti base ai 460 punti base attuali. Mentre gli spread del reddito fisso internazionale sono passati da 167 punti base agli attuali 145 punti base.

PROSEPETTIVE FUTURE


La strada da seguire dipenderà dall’inflazione e dalla politica della Banca Centrale. Se l'inflazione continua a diminuire, il Portfolio Manager di TwentyFour Asset Management si aspetta che: “gli spread delle obbligazioni high yield statunitensi raggiungano livelli prossimi ai 400 punti base”. Se invece l’inflazione dovesse permanere e i tassi aumentassero più a lungo, David Norris si aspetta che “gli spread creditizi tornino verso i massimi recenti, che su base storica rappresentano un livello di supporto interessante per il credito”.
Trending