Crisi politica

Quanto può costare all'Italia l'addio di Draghi

Interessi sul debito, Pnrr, cuneo fiscale, legge di bilancio: senza Draghi al governo l'Italia rischia di perdere centinaia di miliardi di euro, oltre al peso sullo scacchiere politico internazionale

di Redazione 15 Luglio 2022 11:02
financialounge -  crisi di governo Mario Draghi Pnrr
financialounge -  crisi di governo Mario Draghi Pnrr

Spread in aumento, Borsa in calo: milioni di euro di interessi in più da pagare sul debito pubblico e altri milioni di capitalizzazione bruciati. Sono le prime conseguenze della crisi politica che si è aperta dopo il mancato voto di fiducia del Movimento 5 Stelle al governo Draghi sul dl Aiuti. La situazione è molto fluida. Il presidente della Repubblica ha respinto le dimissioni di Draghi e le trattative tra i partiti sono febbrili in vista del nuovo, decisivo voto di fiducia di mercoledì. Ma per il momento Draghi sembra intenzionato a non cambiare la sua decisione.

DUBBI SULLA SOSTENIBILITÀ DEL DEBITO PUBBLICO


Ma le conseguenze economiche per l'Italia, in caso di addio di Mario Draghi, vanno oltre i costi dovuti all'aumento dello spread con i Bund tedeschi (oggi, 15 luglio, ha toccato i 230 punti base con un rendimento del decennale al 3,4%) o alla fuga dei capitali da Piazza Affari, al netto del rimbalzo odierno. Ci sono altri costi, molto più immediati e concreti per le tasche dei cittadini e per il futuro del Paese. Innanzitutto il decreto Aiuti, un dl da 10 miliardi di euro che avrebbe dovuto fare da apripista per la prossima legge di bilancio. Come noto, il decreto che prevede tra le altre cose un bonus da 200 euro per pensionati e lavoratori e novità per il Superbonus, è stato approvato al Senato, ma in caso di caduta del governo rischia di rimanere impantanato per molti mesi.

A RISCHIO RALLENTAMENTO L'ARRIVO DEI FONDI DEL PNRR


Il rischio maggiore riguarda i fondi del Pnrr, con la tranche estiva da 21 miliardi di euro che rischia di saltare in caso di nuove elezioni. L'arrivo dei fondi europei, infatti, è strettamente legato a una serie di dossier sui quali il governo Draghi è al lavoro e l'addio del presidente del Consiglio rischia di bloccare tutto. In ballo, in totale, ci sono 200 miliardi di euro previsti dal Next Generation Eu (l'Italia è il primo beneficiario a livello europeo). Come noto, da Bruxelles la presenza di Draghi viene vista come una garanzia per la gestione di questi finanziamenti. Senza di lui al governo si rischiano lungaggini che il Paese, in questo momento, non può permettersi.

I DOSSIER CHE POTREBBERO RESTARE BLOCCATI


Tra i dossier più importanti nelle mani del governo Draghi ci sono la privatizzazione di MPS e Alitalia, la Popolare di Bari e la nascita della società per la Rete Unica Tim-Open Fiber. Dossier che non possono attendere ancora. Altra grana arriverebbe poi dalla legge di bilancio prevista per l'autunno, una manovra che teoricamente dovrebbe affrontare temi cruciali come gli interventi anti-crisi, il taglio del cuneo fiscale e il salario minimo. Su quest'ultimo punto, in particolare, Draghi aveva già cominciato a confrontarsi con imprese e sindacati. In ballo, inoltre, ci sono anche il prolungamento dei bonus energia per le imprese e il bonus bollette per permettere alle famiglie di affrontare i rincari.

IL NODO DELLA DIPENDENZA DAL GAS RUSSO


Altro tema chiave a forte rischio, in caso di addio di Draghi, è il dossier gas. Il presidente del Consiglio è impegnato nel mettere a punto un programma di stoccaggio che permetta all'Italia, e in generale all'Europa, di affrancarsi dalla dipendenza dal gas russo. Senza dimenticare la riforma del sistema pensionistico, che senza un intervento del governo tornerebbe integralmente alla legge Fornero. Inutile poi ricordare che, senza Mario Draghi al governo, il peso dell'Italia nelle decisioni sulla guerra in Ucraina sarebbe molto minore.
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