Pratica svuota-carrello

Effetto inflazione, ora le confezioni di pasta e cerali contengono meno prodotto

Stesso prezzo ma meno prodotto. Si chiama shrinkflation ed è la pratica di rimpicciolire le confezioni: chi fa la spesa ha l’illusione di comprare allo stesso prezzo ma si porta a casa meno prodotto. Ecco perché

di Fabrizio Arnhold 7 Aprile 2022 12:48
financialounge -  inflazione prezzi shrinkflation spesa
financialounge -  inflazione prezzi shrinkflation spesa

Nelle ultime settimane aumenta tutto. Colpa dell’inflazione, certo. La guerra in Ucraina sta dando una spinta ulteriore al costo delle materie prime, iniziando dall’energia. In crescita anche grano e pasta. Poi, sarà un caso, ma sempre in questo periodo aumentano pure i servizi per pagare l’autostrada e il canone del conto corrente bancario. Sicuramente costa di più fare la spesa. O meglio, con lo stesso scontrino il carrello si rimpicciolisce.

OCCHIO ALLA SHRINKFLATION


Il fenomeno è “made in Usa” ma funziona benissimo anche da noi. Si chiama shrinkflation (stessa radice di to shrink, rimpicciolire, più l’aggiunta di inflation, inflazione) e si può tranquillamente tradurre come “inflazione occulta”. Spieghiamo subito perché c’entra il rimpicciolimento. Si tratta di una tecnica di marketing che penalizza i consumatori: i produttori di pasta, cereali ma anche carta igienica, non alzano il prezzo del prodotto sullo scaffale ma rimpiccioliscono le confezioni, mettendone dentro di meno. Stesso effetto ma con la differenza che così il consumatore distratto non se ne accorge. Magie del packaging.

BASTA FARE DUE CALCOLI


Il discorso è semplice. Chi è abituato a comprare quel tipo di pasta, sa che costa 2 euro a confezione. La confezione contiene 500 grammi di prodotto. Adesso, senza essere matematici, dividendo il prezzo per i grammi, salta fuori il valore di 0,40 centesimi al grammo. A causa dell’inflazione, il grano e i trasporti e l’energia per produrre la pasta costano di più. Allora invece di aumentare il costo della pasta a 2 euro e 10 centesimi, scatenando l’ira del consumatore affezionato, il produttore tiene il prezzo invariato ma ci mette dentro meno rigatoni. Al posto di 500 grammi ne inserirà 480 e il prezzo al grammo aumenta a 0,42 centesimi. Per farla breve, la pasta costa comunque di più, ma chi la compra avrà l’illusione, anche ottica, di pagarla uguale. Pochi centesimi, dirà qualcuno. Già, ma moltiplicateli per milioni di confezioni e il guadagno per chi vende non è certo trascurabile.

LA CORSA DELL’INFLAZIONE


A smenarci, purtroppo, sono sempre i consumatori quando aumentano i prezzi. Secondo l’Istat, l’inflazione a marzo è arrivata al 6,7% su base annua, aumentando di un punto percentuale rispetto al mese precedente. Ma se gli aumenti della benzina e del gas sono facilmente individuabili, per quelli dei generi alimentari si fa più fatica ad accorgersene. E allora attenzione alle confezioni che diventano più piccole. Il Financial Times aveva già lanciato l’allarme per questa pratica commerciale poco corretta. Ma tutto il mondo è Paese. Dagli Stati Uniti, la shrinkflation colpisce anche noi. Occhio, quindi, a quello che si mette nel carrello: non sempre se un prodotto non aumenta di prezzo costa davvero uguale.
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