Politica monetaria e mercati

Fed, cosa può succedere con l'inflazione non più "transitoria"

Morgan Stanley IM sottolinea le difficoltà che la Fed avrà nel contrastare l’inflazione senza sconvolgere i mercati. Il possibile impatto di Omicron e la situazione delle filiere globali consigliano un’esposizione al rischio prudente

di Virgilio Chelli 22 Dicembre 2021 15:16

financialounge -  Andrew Harmstone Federal Reserve inflazione Manfred Hui Morgan Stanley Investment Management
Analizzando il recente andamento dei mercati, il team Global Balanced Risk Control (GBaR) di Morgan Stanley Investment Management evidenzia come il settore azionario dell’energia, che più aveva brillato nel corso del 2021, da novembre ha incontrato difficoltà, esibendo la performance mensile settoriale peggiore rispetto agli altri segmenti. Intanto la volatilità, dopo un periodo in cui era rimasta relativamente contenuta, ha rialzato la testa: un ruolo importante è stato giocato dall’impatto della variante Omicron sull’economia. Per Andrew Harmstone e Manfred Hui, responsabili del team, sebbene non sia ancora chiaro quanto grave sia la nuova variante e se i vaccini assicureranno una difesa adeguata, l’incertezza è senz’altro stata un catalizzatore sufficiente per causare un arretramento dei mercati. A questo si aggiunge l’attesa che i tassi d’interesse siano destinati ad aumentare, seppur solo in misura moderata.

LA SVOLTA DELLA FED


Sul sentiment di mercato ha indubbiamente pesato la svolta restrittiva della Federal Reserve americana, evidente sin da quando il presidente Jerome Powell ha dichiarato che non è più corretto utilizzare il termine “transitorio” per descrivere l’inflazione, generando una reazione negativa da parte dei mercati. Se la variante del virus dovesse causare ulteriori problemi e strozzature sul fronte dell’offerta, l’inflazione si potrebbe inasprire. In questo contesto di rischio più elevato, secondo il team GBaR di Morgan Stanley IM, una normalizzazione dei tassi che non sconvolga i mercati, ma che contrasti efficacemente le pressioni inflazionistiche, sta diventando sempre più difficile da raggiungere.

INTERROGATIVI SULLE STROZZATURE DELLE FILIERE GLOBALI


Su mercati incombe l’interrogativo sui problemi delle filiere produttive globali, dato che non è chiaro quanto a lungo ancora dureranno. Le strozzature hanno pesato sulle economie globali per buona parte del 2021, causate dall’azione concomitante della domanda generata dalla pandemia e dai colli di bottiglia logistici. Harmstone e Hui citano le indagini settoriali secondo cui il 50% degli operatori ritengono che sarà necessario attendere fino alla fine del primo semestre del 2022 per una normalizzazione, mentre per il 33% quest’ultima arriverà solo alla fine del 2022.

ESPOSIZIONE PRUDENTE AL RISCHIO


Guardando al futuro e alle implicazioni per gli investimenti, il team di gestione di Morgan Stanley IM ritiene che le incertezze su intensità e tempi del rientro degli stimoli delle banche centrali suggeriscano di mantenere un’esposizione al rischio prudente. Dopo aver limato il sovrappeso nel segmento value a settembre, il team GBaR ha ridotto all’interno dei portafogli da loro gestiti il sovrappeso anche nel segmento growth a novembre, riducendo inoltre l’esposizione al settore energia e rafforzando invece, in chiave tattica, le posizioni nei titoli delle società internet cinesi.

PRESE DI BENEFICIO SUI TITOLI ENERGETICI


Da gennaio 2021 il team di Morgan Stanley IM deteneva un sovrappeso nell’energia globale, nell’ambito della rotazione verso i settori ciclici e value. Allora infatti i titoli energetici statunitensi ed europei venivano scambiati con uno sconto rispetto al mercato. Ma successivamente la tendenza al rialzo ha mostrato segnali di esser giunta al capolinea, e di conseguenza, i gestori del GBaR hanno ridotto le posizioni per operare una presa di profitto.

SOVRAPPESO SUL SETTORE INTERNET CINESE


A settembre 2021 invece è stata introdotta nei portafogli una posizione di modesto sovrappeso nelle azioni internet cinesi, tenendo conto dei solidi fondamentali, della stabilizzazione di un quadro normativo diventato meno favorevole e delle valutazioni interessanti, grazie al calo di oltre il 50% dal picco del febbraio 2021. Più di recente il team Global Balanced Risk Control ha rafforzato questa posizione, ritenendo di essere in prossimità del minimo causato dal ciclo normativo restrittivo e alla luce di valutazioni che rimangono interessanti.

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