Calendario macroeconomico

AllianzGI: il rally di Natale è partito da tempo

Anche se probabilmente non assisteremo a un rally di fine anno, non dimentichiamo che abbiamo beneficiato di un “lungo rally annuale” sino a novembre, interrotto solo da qualche “pit stop”

di Annalisa Lospinuso 11 Dicembre 2021 12:00
financialounge -  Allianz Global Investors Banca centrale europea FED Hans-Jörg Naumer Ifo Markit
financialounge -  Allianz Global Investors Banca centrale europea FED Hans-Jörg Naumer Ifo Markit

Come ogni fine anno ci si chiede se ci sarà il “rally di Natale”. A questa domanda risponde Hans-Jörg Naumer, Director global capital markets & thematic research di Allianz Global Investors nel consueto appuntamento con “The Week Ahead”.

RIPRESA IN CORSO


“Il nostro indice proprietario Macro Breadth ha evidenziato un lieve rialzo – scrive l’economista - per la prima volta in cinque mesi. L’incremento si deve per lo più a Stati Uniti, Area euro e Giappone. Per contro, le condizioni nel Regno Unito e in molti Paesi emergenti, Cina compresa, sono ulteriormente peggiorate. Ciononostante, le incertezze legate alla nuova variante di Covid-19 mettono in ombra qualsiasi trend a livello economico”. I timori per la variante Omicron sembrano essersi affievoliti, anche grazie alle notizie positive provenienti dalle società farmaceutiche relative ai vaccini. I mercati non hanno festeggiato ma si sono tranquillizzati.

IL CALENDARIO MACRO DELLA SETTIMANA


“Nel complesso, i dati in uscita la settimana prossima – scrive il manager di AllianzGI - non dovrebbero innescare movimenti di mercato importanti, anche se alcuni di essi saranno comunque interessanti”. Tra gli appuntamenti della prossima settimana c’è la pubblicazione del Tankan, l’indicatore anticipatore del Giappone, di lunedì, per il quale si attende un lieve incremento. Martedì sarà reso noto l’andamento della produzione industriale dell’Unione Europea e i prezzi alla produzione negli USA. “Si stima un modesto aumento rispetto al mese precedente”, dice Naumer. Mercoledì saranno pubblicati i dati sulla produzione industriale della Cina e l’indice US Empire State Manufacturing, nonché le statistiche sulle vendite al dettaglio negli USA. Giovedì sarà la volta del Pmi di Markit per l’area euro e delle prime richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti. Sono, inoltre, attesi i dati sulla produzione industriale statunitense, i risultati del Philadelphia Fed Business Outlook Survey e il PMI di Markit per gli Stati Uniti. Infine, venerdì sarà reso noto l’indice del sentiment delle aziende tedesche Ifo.

LE BANCHE CENTRALI


Importanti anche gli appuntamenti di politica monetaria: la riunione del Federal Open Market Committee è in programma martedì, quella della Banca Centrale Europea (BCE) giovedì. Il presidente della Fed Jerome Powell ha già dichiarato che il FOMC non considera più l’inflazione un fenomeno “transitorio”, facendo prevedere un’offerta di liquidità meno generosa per il futuro.
“Ma i mercati sembrano preparati a questo cambiamento – sottolinea l’esperto AllianzGI -. Quella della BCE invece è un’altra storia. Le probabilità che prenda in considerazione misure di inasprimento diverse dalla riduzione del PEPP, il piano di emergenza legato alla Covid-19, sono ancora piuttosto basse. Malgrado la BCE abbia già comunicato l’intenzione di mettere fine al PEPP, la nuova ondata pandemica ha alimentato l’incertezza sull’opportunità di un simile intervento. Al contempo aumentano le pressioni dovute alla recente impennata dell’inflazione. Detto ciò, sembra improbabile che la BCE alzerà i tassi nel 2022. Anche perché nell’area euro le pressioni inflazionistiche a medio termine derivanti dai salari e dal real estate sembrano più moderate che negli USA”.
In ogni caso all’inizio del 2022 ci sarà ancora ampia disponibilità di liquidità a basso costo. Tale prospettiva dovrebbe sostenere la propensione al rischio degli investitori, ma l’inflazione resterà una sorvegliata speciale ancora per qualche tempo.

ALLERTA SEMPRE ALTA


“La situazione da qui a fine anno è piuttosto complessa – conclude Naumer -. I dati sull’economia reale possono fornire qualche sostegno. Le ultime statistiche relative agli Stati Uniti sono risultate abbastanza solide e gli indicatori del sentiment per l’area euro non sembrano colpiti dalle notizie negative. La politica monetaria resta orientata al motto “less is more” e potenziali sorprese (di norma sgradite ai mercati) potrebbero causare qualche scossone. E poi c’è la variante Omicron, che potrebbe riservarci sorprese negative ma anche positive. Infine, anche la situazione geopolitica non dà motivo di brindare durante le feste”.

SITUAZIONE SOTTO CONTROLLO


Per quanto riguarda il quadro tecnico, gli indicatori di forza relativa dei mercati principali sono prossimi alla neutralità e non segnalano pressioni alla vendita nell’immediato. L’indicatore della complacency di AllianzGI. che confronta il P/E di Shiller con la volatilità corrente del mercato USA, sembra più stabile dopo l’aumento della volatilità. “Se, da un punto di vista storico, tutte le asset class, azioni e obbligazioni, presentano valutazioni elevate in termini assoluti, proviamo a dare una lettura relativa: fino a che i tassi di interesse resteranno bassi o negativi, non c’è motivo di preoccuparsi per il 2022”, conclude il Director global capital markets & thematic research di Allianz Global Investors.
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