Il commento

GAM: Europa in salute con un occhio sull'inflazione

Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM SGR, avverte che Omicron resta un rischio e che l’alta inflazione potrebbe mettere in discussione la politica della Bce, con gravi ripercussioni sui listini

di Virgilio Chelli 10 Dicembre 2021 19:30
financialounge -  GAM inflazione mercati Paolo Mauri Brusa
financialounge -  GAM inflazione mercati Paolo Mauri Brusa

L’Europa sta entrando nel 2022 con ottime prospettive di crescita, utili societari aumentati e un’ondata di investimenti in arrivo da parte delle imprese che riconfigurano le catene di approvvigionamento e passano a tecnologie sostenibili. Ma ci sono nuvole all’orizzonte, rappresentate da Omicron e dalla prospettiva di un’inflazione più alta e persistente. Le conseguenze della nuova variante sembrano meno gravi del previsto, ma il Covid resta comunque un rischio, mentre il fattore oggi è più monitorato dagli operatori è sicuramente il trend dell’inflazione, che se dovesse perdurare sugli attuali livelli metterebbe in discussione le politiche espansive della Bce, con gravi ripercussioni sui listini.

CRESCITA PARTICOLARMENTE ROBUSTA


Lo sostiene in un commento titolato ‘Cara vecchia Europa’ Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM SGR, sottolineando che la crescita economica quest’anno è stata particolarmente robusta nel vecchio continente con attese di aumento dei profitti aziendali di circa il 50% su base annua per il 2021. Grazie al forte incremento della domanda, molte aziende sono state finora in grado di scaricare sui prezzi finali gli aumenti delle materie prime e mantenere invariati i margini. E se le pressioni inflattive dovessero attenuarsi, come nelle previsioni della Bce, potremmo avere nuovamente tassi di crescita molto interessanti, nell’ordine del 8- 9%, nel 2022.

BEN POSIZIONATA SULLE CATENE GLOBALI DI FORNITURA


Questo, secondo l’esperto di GAM SGR, permetterebbe alla banca centrale di accompagnare il pieno recupero dell’economia con una politica monetaria ancora accomodante, a differenza della Fed ormai orientata ad una stretta sui tassi a partire dal secondo semestre del prossimo anno. L’Europa inoltre è ben posizionata per beneficiare della tendenza alla riorganizzazione delle catene di approvvigionamento, che molti paesi stanno ridisegnando a causa sia della pandemia che delle tensioni geopolitiche. In particolare, i produttori di macchinari e strumenti utilizzati nei processi di produttivi dovrebbero beneficiarne, così come le aziende di attrezzature per semiconduttori.

POSSIBILE RIPRESA DELL’ASIA, CINA IN TESTA


A questo quadro, prosegue Mauri Brusa, si aggiunge la possibile ripresa dell’area asiatica, con la Cina in testa, che farebbe da traino all’industria automobilistica e dei beni di lusso. Anche i consumi interni potrebbero essere di supporto, perché a differenza degli Stati Uniti, dove lo stock di risparmio dei privati è tornato ai livelli pre-pandemia, nell’Area Euro la situazione è ben diversa. Seppur in discesa dai picchi del 2020, resta ampiamente superiore ai livelli precedenti ma dovrebbe normalizzarsi nel corso del 2022. GAM SGR segnala infine l’ulteriore stimolo a supporto delle aziende europee rappresentato dal Multilateral Facility Framework e dal Next Generation EU fund, che metteranno a disposizione circa 1.800 miliardi da qui al 2027.

MULTIPLI INTERESSANTI MA NON SOTTOSTIMARE I RISCHI


Buona parte sarà indirizzato a progetti per mitigare il cambiamento climatico. L’Europa ha molte aziende leader nelle tecnologie sostenibili, sottolinea Mauri Brusa, che potrebbero beneficiare di una maggiore attenzione alle questioni climatiche in tutto il mondo. Guardando alle valutazioni, il divario di multipli fra i listini europei e quelli americani si è ulteriormente ampliato nel corso del 2021, quindi in termini relativi l’investimento in azioni europee potrebbe risultare interessante per gli investitori d’oltre oceano. Ma a fronte di questo quadro macro incoraggiante, avverte l’esperto di GAN SGR, ci sono fattori di rischio che non possono essere sottovalutati, in particolare la nuova variante e soprattutto il rischio inflazione.
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