Le mosse della Fed

Capital Group: l'inflazione è un problema di breve termine ma non va sottovalutata

Un rialzo dei tassi della Fed nel 2022 è poco probabile ma è comunque opportuno proteggersi con i Tips per non farsi trovare impreparati da un rialzo dei prezzi più persistente

di Virgilio Chelli 8 Novembre 2021 - 13:39
financialounge - news
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L’inflazione americana, tornata al centro dell’attenzione di mercati e investitori, appare più ‘flessibile’ e destinata a rientrare che dura e persistente. L'inflazione complessiva, secondo le valutazioni dell'U.S. Consumer Price Index, dovrebbe diminuire gradualmente nei mesi a venire, scendendo infine a un range tra il 2,50% e il 2,75% entro la fine del 2022, per cui vi sarebbe una buona probabilità che la Fed non aumenti i tassi nel 2022, con il rischio di far deragliare la ripresa dal Covid.

INFLAZIONE RISCHIO DA CONSIDERARE


L’inflazione resta tuttavia un rischio abbastanza grande da esser preso in considerazione nella costruzione del portafoglio, proteggendosi ad esempio con i "Treasury Inflation-Protected Securities", i titoli noti come TIPS, in vista del 2022.

ALTA INFLAZIONE STORICAMENTE RARA


Pramod Atluri e Ritchie Tuazon, gestori di portafoglio a reddito fisso di Capital Group hanno ricordato alcune regole da tenere a mente per quanto riguarda le azioni. Storicamente, prezzi più elevati hanno favorito le materie prime e i settori che beneficiano di tassi di più elevati, come le banche, e le società con potere di determinazione dei prezzi in categorie fondamentali come i semiconduttori e i marchi di consumo più diffusi. Ma prima di apportare modifiche al portafoglio, i due esperti di Capital Group ricordano che periodi prolungati di inflazione elevata sono rari nella storia Usa, gli anni 70 e l'inizio degli anni 80 sono stati un periodo unico, mentre le pressioni deflazionistiche sono state spesso più difficili da domare, come confermeranno gli studi sulla Grande depressione.

RENDIMENTI SOLIDI


L’analisi di Capital Group sottolinea che negli ultimi 100 anni l'inflazione USA è rimasta sotto il 5% per la maggior parte del tempo e più recentemente, dopo la crisi finanziaria globale del 2007-2009, ha faticato a raggiungere il 2%, nonostante lo stimolo senza precedenti della Fed. Un altro aspetto importante è che soprattutto agli estremi, quando l'inflazione è pari o sopra il 6%, le attività finanziarie tendono a sentirne gli effetti, ma vanno sono sotto pressione anche quando l'inflazione diventa negativa. Per cui, una certa inflazione può essere positiva per gli investitori, come mostra il fatto che anche durante i periodi di maggior inflazione azioni e obbligazioni statunitensi hanno generalmente fornito rendimenti solidi.

RISCHIO DI BREVE TERMINE PER I PORTAFOGLI


Secondo Atluri e Tuazon oggi le domande più importanti ruotano sulle valutazioni dell'inflazione, se sarà "transitoria" come sostiene la Fed oppure se rappresenta la nuova normalità tra carenze di manodopera, strozzature della catena di approvvigionamento e una grave crisi energetica. Guardando a medio termine, su un orizzonte di cinque anni, gli esperti di Capital Group vedono una crescita degli Stati Uniti più lenta e un'inflazione inferiore, con un ritorno a aumenti del PIL dell'1,5%-2,5% annuo, per cui anche i tassi di interesse dovrebbero rimanere relativamente bassi. Ma l'inflazione rappresenta il rischio più grande per i portafogli nel breve termine, quindi ha senso proteggerci da questo risultato.

DUE TIPOLOGIE DI INFLAZIONE


L’analisi di Capital Group fa una distinzione tra due tipi di inflazione: sticky, vale a dire resistente e duratura, e flexible. La prima, attualmente intorno al 2,6% annualizzato, include gli affitti immobiliari, le spese assicurative e mediche, mentre quella flessibile, che risente dei prezzi di alimentari, energia e automobili, balzata quest'anno ai massimi dagli anni '70, probabilmente non permarrà. E’ già successo per alcune commodity come legname, rame e soia, i cui prezzi sono schizzati alle stelle in estate ma poi hanno subito un calo. L’impennata dell’inflazione flexible è stata causata da carenze correlate alla pandemia, mancanza di manodopera e interruzioni delle catene di forniture. Una rapida soluzione a queste sfide secondo Capital Group è improbabile, ma si dovrebbe tornare a condizioni più normali entro metà-fine del 2022.

TENSIONI ANCHE NEL 2022


Ciò significa, secondo Atluri e Tuazon, che il vero rischio di rialzo è rappresentato dai componenti sticky dell’inflazione. Molte delle categorie di prezzo flessibili hanno subito un rialzo per motivi transitori, ma l'inflazione in queste aree potrebbe tornare a zero o addirittura andare in territorio negativo, mentre le componenti sticky favoriranno l'inflazione nel 2022, ed è a questo che gli investitori devono fare attenzione.
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