L’ASI Research Institute crea un indice per misurare le disuguaglianze di cui sono vittime le donne

Gender equality (?)
di Redazione 22 Giugno 2021 - 16:36

A ciascuno dei 29 Paesi esaminati viene assegnato un punteggio che premia anche l’empowerment femminile. Fanalini di coda Giappone e USA, premiate Germania, Estonia e Spagna, dove le donne hanno più opportunità lavorative

L’Aberdeen Standard Investments Research Institute ha creato un proprio Gender Equality Index che classifica 29 Paesi sviluppati attribuendo a ognuno un punteggio in base a fattori economici, politici e di empowerment. Quel che emerge è un quadro ancora non confortante in merito alle disuguaglianze di genere.

IL CORONAVIRUS HA PEGGIORATO LA CONDIZIONE FEMMINILE

L’indicatore relativo all’empowerment femminile, infatti, quantifica le opportunità e il grado di partecipazione delle donne a livello lavorativo e politico. In base ai risultati raccolti dall’Aberdeen Institute, l’emergenza sanitaria ha penalizzato le donne in termini di retribuzioni e opportunità di lavoro, riducendo la rappresentanza femminile nel pubblico impiego e l’accesso alle opportunità di business.

LE CONDIZIONI PRECARIE DELLE DONNE NEGLI USA

Gli Stati Uniti potrebbero arginare la “fuga dei cervelli” in atto tra le lavoratrici più qualificate del Paese approvando politiche a sostegno della parità di genere. Nonostante le donne statunitensi siano tra le più istruite nel mondo, lavorativamente parlando sono ancora sottorappresentate, soprattutto a causa della mancanza di politiche per la parità di genere. Problemi come la carenza di congedi per maternità e paternità, servizi per l’infanzia costosi e il carico fiscale oneroso che grava sulle coppie di genitori e sulle famiglie monoparentali potrebbero essere risolti con provvedimenti legislativi adeguati. Anche le leggi sulla discriminazione sessuale e sulla parità salariale sono carenti negli Stati Uniti rispetto alla gran parte del mondo sviluppato.

IL GIAPPONE: FANALINO DI CODA PER L’EMPOWERMENT FEMMINILE

Spostandoci dall’altra parte del globo, il Giappone ha uno dei congedi di paternità più generosi del mondo, ma per questioni culturali è molto raro che venga richiesto. Il Paese è fanalino di coda dell’indice per il basso tenore di empowerment femminile.

IL REGNO UNITO E LA BASSA RAPPRESENTANZA FEMMINILE NEL PUBBLICO IMPIEGO

Il Regno Unito si colloca al 23esimo posto su 29, dopo Slovacchia, Grecia, Portogallo, Irlanda e molti altri Paesi. Come per il Giappone, il basso punteggio nella categoria dell’empowerment femminile significa che la bassa rappresentanza nel pubblico impiego, nella politica e nel mondo del lavoro privato rappresenta un ostacolo per lo sviluppo personale delle donne.

DUE CASI VIRTUOSI: GERMANIA ED ESTONIA

Dopo i Paesi nordici, Germania ed Estonia sono le nazioni in cui la parità di genere è maggiormente progredita. Entrambi i Paesi, infatti, hanno ottenuto buoni punteggi in tutte le categorie previste dall’Indice (economia, politica ed empowerment).

LA SPAGNA E IL MIGLIOR EMPOWERMENT FEMMINILE TRA I PAESI SVILUPPATI

Dalla classifica dell’Aberdeen Institute emerge, infine, che a godere del maggior empowerment nel mondo sviluppato sono le donne che vivono in Spagna. Sono ben rappresentate in politica e nel pubblico impiego, godono di migliori opportunità nel mondo del lavoro e privato e sono soggette a minori disuguaglianze salariali e lavorative rispetto alla maggior parte dei Paesi sviluppati.

I PARAMETRI MISURATI DALL’INDICE

L’obiettivo per cui è stato creato l’indice è quello di coadiuvare le decisioni d’investimento basate sulla parità di genere dei singoli Paesi e sui progressi, o mancati progressi, in questo campo. Inoltre, l’indice mette in evidenza le diverse ragioni delle disuguaglianze tra Paesi e per ciascuno di essi indica come progredire verso la parità. L’indice prende in considerazione tre aree specifiche per l’attribuzione dei punteggi: i fondamentali macroeconomici di ogni Paese, le politiche in materia di parità di genere e un sistema di valutazione dell’empowerment.

I FONDAMENTALI MACROECONOMICI

I fondamentali macroeconomici sono costituiti da sei indicatori, tra cui: la partecipazione femminile al mondo del lavoro, l’istruzione femminile e il divario tra lavoro part-time, disoccupazione e lavoro autonomo. Per valutare le politiche attuate, sono stati presi in considerazione sette fattori, tra cui: congedo di maternità e paternità, oneri fiscali a carico dei genitori (single e sposati), tutele occupazionali e costi dei servizi per l’infanzia, sia nel caso di coppie sposate che di famiglie monoparentali.

GLI INDICATORI DI MISURAZIONE DELL’EMPOWERMENT

Per quanto riguarda l’empowerment, che è un aspetto più prettamente culturale, gli indicatori considerati sono quattro: partecipazione e rappresentanza in politica, accesso al pubblico impiego e a opportunità di business, tutele previste per garantire l’uguaglianza salariale e lavorativa.

UN MONITO PER GLI INVESTITORI

Spiegando l’importanza di questo esperimento e la sua utilità, la vice responsabile dell’Aberdeen Research Institute, Stephanie Kelly, ha commentato: “Questo è il primo anno in cui utilizziamo questo indice: sarà dunque molto interessante osservare in che modo i paesi miglioreranno o se la pandemia, ad esempio, avrà un effetto retrogrado sotto il profilo dell’uguaglianza di genere. I parametri molto specifici che abbiamo usato aiutano gli investitori a capire cosa può essere migliorato e dove. Sono utili anche per tracciare i progressi compiuti o i passi indietro negli anni successivi”.

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