Arriva la global tax, ma ai Big Tech (per ora) non dispiace

G7 in Inghilterra
di Virgilio Chelli 7 Giugno 2021 - 10:10

Amazon e Google hanno accolto senza scomporsi la notizia dell’accordo per l’introduzione di una minimum tax globale sul reddito delle imprese

L’accordo del G7 per introdurre una minimum tax globale del 15% sui redditi delle imprese è sicuramente ‘la notizia’ del primo weekend di giugno che sarà con ogni probabilità cavalcata dal G20 a presidenza Draghi come uno dei punti centrali dell’agenda del summit in calendario in novembre a Roma.

COINVOLGERE ALTRI PAESI

I ministri del Tesoro di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, U.K. e USA hanno infatti bisogno dell’adesione di colossi come Cina, India, Brasile, tanto per fare i nomi più importanti di Paesi che sono nel G20 ma non nel G7, per dare una prospettiva globale concreta alla nuova tassazione condivisa. Un primo appuntamento importante è il G20 finanziario in calendario a Venezia tra un mese. L’idea è far pagare almeno ‘qualcosa’ ai colossi globali, soprattutto i Big Tech, nei paesi in cui operano e fanno fatturato, e non solo dove registrano gli utili in bilancio, spesso godendo di aliquote bassissime.

Attuale tassazione degli utili aziendali nei principali paesi
Attuale tassazione degli utili aziendali nei principali paesi

IL FAIR PLAY DEI BIG TECH

Si tratta indubbiamente di un primo passo importante verso un sistema fiscale globale più equilibrato, e la soddisfazione dei leader del G7 è comprensibile. Ma sicuramente non sembra una ‘punizione’ nei confronti dei Big Tech americani, accusati di ‘esportare’ a tasse zero gli utili dai Paesi in cui vengono prodotti, almeno a giudicare dalle prime reazioni.

LA POSIZIONE DI AMAZON E GOOGLE

Amazon ha accolto la notizia con grande favore, perché porterà maggior stabilità nel sistema fiscale globale, così come Alphabet, la controllante di Google, mentre anche Facebook non ha fatto mancare apprezzamenti molto positivi. Perfino l’Irlanda, spesso sul banco degli imputati per il trattamento di favore riservato alla tassazione degli utili dei colossi USA, per bocca del suo ministro delle Finanze Paschal Donohoe, ha auspicato che l’intesa del G7 si traduca presto in una nuova architettura fiscale globale durevole.

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