La Cina è un “giacimento” di risparmio che attira i big Usa ed europei

Bulletin
di Stefano Caratelli 31 Maggio 2021 - 8:00

I rapporti Pechino-Washington non sono migliorati con Biden, ma in finanza la partita può finire con un win-win. I grandi nomi dell’asset management l’hanno capito e vogliono conquistare il mercato

Di solito, quando due superpotenze globali entrano in rotta di collisione, alla fine si conta un vincitore e un vinto, dal conflitto tra Roma e Cartagine fino alla Guerra Fredda tra Usa e Urss un paio di millenni dopo, è andata sempre più o meno così. Il nuovo mondo bipolare, la cui strutturazione è stata accelerata dalla de-globalizzazione e dalla pandemia, farà eccezione? L’equilibrio tra impero americano e sovietico si reggeva sulla paura dell’autodistruzione nucleare. Quello attuale tra le due superpotenze si regge su un formidabile intreccio di interessi comuni, per ora soprattutto economici e finanziari, che tutte e due le parti hanno grande convenienza a infittire e sviluppare, non tanto per evitare la distruzione reciproca, ma per rafforzare le fondamenta del benessere e della crescita futuri di entrambi.

RISPARMIO OGGETTO DEL DESIDERIO

A livello politico, le relazioni sembrano peggiorate con l’arrivo di Biden al posto di Trump alla Casa Bianca, la guerra dei dazi si allarga sempre più alla competizione per il primato tecnologico, mentre da Washington vengono lanciati nuovi sospetti sulle origini della pandemia, scatenando reazioni molto irritate di Pechino. E si scalda anche il fronte del contenzioso politico-territoriale, da Taiwan, a Hong Kong, in un Sud Est asiatico tornato turbolento dopo il golpe in Myanmar. Ma intanto tra i big di Wall Street sembra essere sbocciata quella che il Financial Times ha definito una vera e propria “love story” con la Cina, dove l’oggetto del desiderio è rappresentato dallo sterminato popolo dei risparmiatori cinesi, che hanno sempre più reddito disponibile da impiegare in qualcosa di alternativo e più moderno rispetto a immobili e cash, visto anche il rapido invecchiamento della popolazione.

ASSET INVESTIBILI PER 70.000 MILIARDI

Goldman Sachs ha appena annunciato una partnership nel risparmio gestito con la Industrial and Commercial Bank of China (ICBC), che si aggiunge a quella stretta da BlackRock con la China Construction Bank e all’investimento di quasi mezzo miliardo di dollari di JP Morgan Asset Management sempre nel wealth management cinese, mentre anche le europee Amundi e Schroders hanno chiuso di recente accordi simili con la ICBC. La ragione di tanto interesse per il mercato cinese del risparmio è ovviamente nei numeri. La stessa Goldman stima nella cifra strabiliante di 70.000 miliardi di dollari l’ammontare degli asset investibili da parte delle famiglie cinesi al 2030, mentre la ICBC con cui ha stretto la partnership conta qualcosa come 680 milioni di clienti retail, più del doppio dell’intera popolazione americana, neonati e centenari compresi.

UN CONTINENTE INESPLORATO

In Usa l’industria del risparmio gestito è molto sviluppata e matura, in Europa anche, in Cina è un continente inesplorato. Il risparmiatore cinese finora si è avventurato poco sui mercati finanziari, preferendo il mattone e il cash, e pochissimo fuori dai confini, dove risiede invece la parte più interessante degli asset investibili, ma dove è indispensabile essere accompagnati da mani esperte, come quelle dei big americani e europei dell’asset management. Come in tutte le corse all’oro, i rischi ovviamente non mancano, e sono concentrati nella sfera politica e regolatoria, che in Cina sono la stessa cosa. Il caso del siluramento e affondamento dell’Ipo da 34 miliardi di dollari della Ant Group di Jack Ma lo scorso novembre è emblematico. Il Signor Ma si era permesso di definire da “banco dei pegni” l’approccio delle autorità al risparmio e la “punizione” di Pechino è arrivata immediata.

LA VISTA LUNGA DEI BIG USA E EUROPEI

Ma gli asset manager globali, come appunto BlackRock, Goldman, JP Morgan, Amundi, Schroders, hanno la vista lunga e sono attrezzati di pazienza. Alla fine si parla di soldi e il pragmatismo dovrebbe prevalere. La Cina ha troppo bisogno, e anche urgenza, di dotarsi di una struttura in grado di gestire in modo efficiente l’enorme risorsa rappresentata dall’eccesso di risparmio che oggi non viene impiegato. A differenza della tecnologia, dove la competizione con gli Usa è ormai quasi ad armi pari, nella finanza la distanza e il ritardo rispetto al mondo sviluppato sono abissali e la Cina non si può permettere di far passare i decenni che servirebbero per far crescere un’industria locale dell’asset management di livello americano o europeo. E per americani e europei poter avere i propri campioni della finanza a presidiare il mercato cinese vuol dire non solo una storica opportunità di crescita per i big dell’asset management, ma anche se non soprattutto uno sbocco per i propri risparmiatori e investitori nel paese che rappresenta il motore della crescita globale nei prossimi decenni.

BOTTOM LINE

La finanza è solo uno degli scacchieri su cui si gioca la grande partita tra Usa e Cina, ma sembra anche quello dove gli interessi dei due contendenti convergono maggiormente. È una partita che può finire con un win-win magari capace di smussare i conflitti anche su altri tavoli, in cui l’investitore che guarda a lungo termine non può limitarsi a fare da spettatore.

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