Ue migliora le stime sul Pil italiano nel 2020, ma ritorno ai livelli pre-Covid solo dopo il 2022

La revisione
di Redazione 11 Febbraio 2021 - 13:14

Italia e Spagna uniche due nazioni dell’Unione a tornare ai livelli di crescita pre-pandemia solo dopo il 2022. Nel 2020 previsto un calo del Pil dell’8,8%, recupero più rapido per l’Ue nel complesso

La Commissione europea ha rivisto le stime per il Pil italiano, che nel 2020 subirà un calo dell’8,8%, ma la ripresa nel 2021 sarà più lenta rispetto a quanto previsto lo scorso novembre. Se infatti il calo è meno pesante rispetto alle stime precedenti (si prevedeva un -9,9%), secondo Bruxelles il nostro paese avrà un rimbalzo del Pil del 3,4% nel 2021 (stima precedente 4,1%) e del 3,5% nel 2022. Ma per rivedere la crescita del 2019, prima della pandemia, l’Italia dovrà superare anche il 2022.

NELLA MORSA DELLA PANDEMIA

L’Europa e l’Italia, dunque, “restano nella morsa della pandemia”, come titola il nuovo report diffuso oggi dalla Commissione europea. Migliorate anche le stime sul calo del Pil dell’area euro, portare a -6,8% (contro -7,8%) con un rimbalzo del 3,8% sia nel 2021 che nel 2022. Anche in questo caso, come per l’Italia, la riduzione della perdita prevista nel 2020 porterà a un rimbalzo meno pronunciato nell’anno successivo. Leggermente migliori i dati della Commissione sui paesi Ue nel complesso, che perderanno il 6,3% di Pil nel 2020 (stima di novembre -7,4%) per poi crescere del 3,7% e del 2,9% nei due anni successivi.

ITALIA E SPAGNA IN RITARDO

Secondo la Commissione, alla luce dei nuovi dati, le economie dell’area euro e dell’Ue potranno raggiungere i livelli pre-pandemia rispettivamente nella seconda metà del 2021 e nel 2022. Non sarà così per l’Italia, unico paese insieme alla Spagna che rivedrà la crescita pre-crisi solo dopo il 2022. Nella classifica delle nazioni europee più colpite dalla crisi l’Italia, con una perdita stimata dell’8,8% del Pil nel 2020, si colloca al quinto posto dopo Spagna (-11%), Grecia (-10%), Malta (-9%) e Croazia (-8,9%). Seguono Francia (-8,3%) e Germania (-5%).

DA VALUTARE IL FATTORE NEXT GENERATION EU

Tuttavia, sottolineano gli analisti, nel rapporto appena pubblicato non è incluso l’impatto delle misure relative a Next Generation EU, che “costituiscono un fattore che può portare a un miglioramento ‘notevole’ delle prospettive di crescita”. Soffermandosi sull’Italia, gli economisti di Bruxelles spiegano che dopo un forte rimbalzo del Pil la scorsa estate, l’economia italiana ha risentito della seconda ondata pandemica: “La contrazione autunnale dell’economia probabilmente continuerà nel primo trimestre”, si legge nel rapporto, “anche se le misure di contenimento colpiscono una parte minore dell’economia nazionale”. In particolare industria e costruzioni continuano l’attività senza restrizioni e ciò ha evitato una caduta più forte nel prodotto nel quarto trimestre 2020. Le cose vanno malissimo invece nei servizi e nel turismo nella misura in cui sono colpite dalle misure antipandemia. Una ripresa più marcata ci sarà nella seconda parte di quest’anno.

DOMBROVSKIS: SEGNALE DI SPERANZA

“Le previsioni forniscono una vera speranza in un momento di grande incertezza per tutti noi – ha commentato il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis – La solida ripresa prevista della crescita nella seconda metà di quest’anno mostra molto chiaramente che stiamo voltando l’angolo per superare questa crisi. Una forte risposta europea sarà fondamentale per affrontare questioni come la perdita di posti di lavoro, un settore aziendale indebolito e le crescenti disuguaglianze”.

Financialounge - Telegram