La sbandata dei titoli big tech forse è un sano rallentamento

Il retroscena
di Stefano Caratelli 7 Settembre 2020 - 8:25

Gli scoop sui derivati che avrebbero fatto sbandare il Nasdaq hanno anche fondamento, ma non aiutano a capire cosa può succedere. Wall Street deve trovare un passo più sincronizzato e la Fed può aiutare

Girando per siti e blog americani non è difficile imbattersi in questi giorni in titoli tipo ‘The Crash is Coming’ o che almeno avvertono che ‘The Bubble’ sta per esplodere o che Wall Street è in ‘Correction Mode’. Così come non mancano gli scoop di grandi testate finanziare che hanno individuato in Softbank ‘the Whale’, la balena divoratrice di derivati che avrebbe causato la sbandata del Nasdaq di giovedì 7 settembre, seguita venerdì da un ribasso contenuto nel finale. Di accertato finora c’è solo che dai filing alle autorità di controllo risulta che il fondo dell’investitore giapponese di Masayoshi Son la scorsa primavera ha comprato titoli di colossi tech come Amazon, Microsoft, Netflix e anche Tesla per un controvalore di 4 miliardi di dollari. Il resto – come la storia della vendita di opzioni call ‘out of the money’ che avrebbe prima accelerato e poi sgonfiato sia gli stessi big tech che lo S&P 500, visto che un quarto della capitalizzazione del principale indice mondiale è fatto di soli 5 titoli, Facebook e Apple oltre a Amazon e Microsoft – sono congetture e ricostruzioni basate su ‘persone a conoscenza dei fatti’ che preferiscono restare anonime.

IL GIOCO RISCHIOSO DELLE OPZIONI

Ci sarà qualcosa di vero? Probabilmente sì, ma magari alla fine semplici operazioni di hedging, vale a dire di protezione di un investimento su cui si è molto esposti. Vendere opzioni ‘out of the money’ è un gioco redditizio ma rischioso. Vuol dire scommettere sul fatto che il titolo/i sottostanti abbiano uno spazio al rialzo o al ribasso limitato, e quindi si vendono opzioni che potrebbero essere esercitate solo a un prezzo distante da quello attuale, sperando che non venga raggiunto, e intanto si incassa il cash della vendita senza spendere nulla. Il rischio è quello di mettersi in mano alla controparte, se effettivamente alla fine il sottostante raggiunge il prezzo oggi fuori mercato, prima che l’opzione scada, si è costretti a comprare o a vendere in perdita. Quindi è possibile che Softbank abbia deciso di monetizzare ulteriormente un investimento che stava già andando bene vendendo call a prezzi decisamente più alti di quelli di mercato, ma abbia poi anche venduto il sottostante, di cui disponeva in abbondanza, per evitare che raggiungessero un livello oltre il quale sarebbe finita in perdita. Con il benefit collaterale di portare a casa un cospicuo capital gain.

NON CEDERE AL COMPLOTTISMO

Sarà andata così? Se fosse, siamo comunque in presenza delle normali operazioni di trading e hedging di un grande investitore. Oppure il mercato a metà settimana si è accorto che stava correndo troppo e la paura di perdere soldi ha prevalso su quella di perdere il treno di ulteriori rialzi? Magari è una combinazione delle due, con il sussulto di prudenza della massa degli investitori che ha coinciso con la mossa di uno molto grande a protezione della posizione. Il punto vero non è cedere al complottismo sempre in agguato, ma capire se è iniziata una pausa di riflessione, se siamo all’inizio di una correzione, oppure se è stata solo una concorrenza convergente di fattori. Bisogna tener conto del calendario, oggi cade il Labor Day americano che da sempre segna la fine delle vacanze estive e il ritorno al lavoro, anche per Wall Street. Da martedì 8 settembre si torna a fare sul serio, con le presidenziali che saranno a una distanza di soli 55 giorni.

OCCHI PUNTATI SULLA FED

La data da cerchiare in rosso sul calendario è mercoledì 16 settembre, quando il FOMC della Federal Reserve tiene il primo meeting dopo la pausa estiva e l’ultimo prima del voto del 3 novembre. Una novità importante è già stata annunciata da Jay Powell alla Jackson Hole virtuale di agosto, vale a dire che lascerà correre l’inflazione anche oltre il target del 2% se serve a creare lavoro e a far ripartire bene l’economia, il che vuol dire tassi dei Fed Fund fermi vicino a zero per almeno 3 anni, se non di più. Ma i tassi a lunga, che sono quelli che contano davvero, fermi non stanno, e proprio la tolleranza della Fed sull’inflazione li sta spingendo, lentamente, al rialzo. Oggi il rendimento del T-bond a 10 anni viaggia sopra lo 0,7% dai minimi post virus. Al mercato piacerebbe che Powell aggiungesse alla gamba della tolleranza sull’inflazione l’altra gamba di un target sui tassi a lunga. Obiettivo che la Fed può facilmente raggiungere semplicemente comprando titoli: prezzi su e tassi giù.

COMPITO DIFFICILE PER LA BCE

L’appuntamento del FOMC sarà preceduto dal Board della Bce, in calendario giovedì 10 settembre. Qui le attese e le speranze sono che Christine Lagarde segua le orme di Powell e spinga sull’acceleratore aumentando quantità e durata dello stimolo monetario. Il suo capo economista Philip Lane ha già preparato la strada nei giorni scorsi parlando di un cambio euro-dollaro che ‘è un fattore’ della politica monetaria, lasciando intendere che non gli dispiacerebbe vederlo apprezzarsi di meno, perché una moneta meno forte darebbe fiato alla ripresa europea. Il terreno è minato e la Bundesbank tedesca è messa di traverso.

BOTTOM LINE

Un vecchio adagio di Wall Street recita che ‘trend is your friend’, quindi è fondamentale capire se il trend partito dopo il grande panico da virus è intatto o si sta incrinando. Nonostante gli allarmi sul contagio di ritorno, i dati dicono che l’economia americana sta disegnando la stessa ‘V’ impressa sui grafici degli indici di Borsa, dove l’anomalia finora è stata un convoglio di testa che corre molto più veloce del resto del treno causando qualche sbandamento. Se rallenta un po’ per consentire agli altri vagoni di mettersi al passo va tutto bene.