Mercati più forti della politica

La corsa dei listini
di Stefano Caratelli 27 Luglio 2020 - 8:56

La corsa alla spesa anti-Covid sta ‘drogando’ la campagna presidenziale Usa ma a Wall Street il Toro va avanti. In Europa le future elezioni in Germania e Francia potrebbero dare stabilità a economie e mercati

Meno male che ormai mancano solo tre mesi alle presidenziali americane del 3 novembre. Il Covid-19 ha dirottato la campagna sugli stimoli per sostenere l’economia e il lavoro, e man mano che la data fatidica si avvicina è una gara tra democratici e repubblicani a chi spende, o promette di spendere di più. L’azione della Fed è stata finora poderosa, appropriata ed efficace, mirata soprattutto a sostenere il credito, per evitare che aziende sostanzialmente sane cadessero in default per una temporanea crisi di liquidità e supportando, per ora solo indirettamente, anche Wall Street, che non è solo il tempio del denaro ma anche la cassaforte che custodisce le pensioni future di milioni di americani. La politica invece si sta facendo prendere la mano, con la leader democratica Nancy Pelosi e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin che fanno a gara a chi spende o promette di spendere di più, in una corsa sfrenata a ‘comprare’ voti, visto che a novembre oltre alla Casa Bianca è in ballo anche il Senato, oggi ancora repubblicano.

WALL STREET INDIFFERENTE ALLA CORSA ALLA SPESA

Un esempio per tutti è l’assegno settimanale da 600 dollari che la Camera democratica ha deciso di assegnare a quelli che hanno perso il lavoro causa Covid e conseguente lockdown, fanno 2.400 dollari al mese, una specie di reddito di cittadinanza molto più generoso di quello nostrano, che non invoglia certo a trovarsi un lavoro e scoraggia le riassunzioni da parte delle imprese. La risposta che il Senato repubblicano sta preparando sono altri 2.000 miliardi di dollari da distribuire a pioggia, con il supporto di Mnuchin che ha le chiavi della cassa. Qualche giorno fa sul WSJ Kimberley A. Strassel ha stilato un elenco puntiglioso di tutti gli aiuti per miliardi e miliardi di dollari stanziati per le più svariate destinazioni causa COVID, che non sono stati nemmeno poi spesi, perché esagerati rispetto alle necessità reali. Finora Wall Street ha assistito con una certa indifferenza allo spettacolo sapendo bene che tra le promesse elettorali e quello che si fa una volta al governo c’è di mezzo un mare, e che chiunque vinca le elezioni si troverà a fare i conti con la realtà, perché la sostenibilità del debito vale anche per la prima potenza economica globale.

LE TRIMESTRALI USA SMENTISCONO LE CASSANDRE

Infatti il Toro continua a regnare. Il Nasdaq, anche se colpito da qualche presa di beneficio ultimamente, nell’anno del Covid ha infilato finora ben 28 record di tutti i tempi, e non è una riedizione del 1999, quando alle quotazioni stellari corrispondevano titoli che bruciavano solo cassa, come dimostrano i quattro trimestri consecutivi in utile che hanno qualificato Tesla per la quotazione sullo S&P 500. Lo stesso benchmark globale ha recuperato tutte le perdite da Covid, anche se ha incontrato un muro al breakeven dell’anno a 3.235 punti, che difficilmente riuscirà a rompere con decisione prima del 3 novembre. Intanto le trimestrali smentiscono le cassandre e dopo un centinaio di report di titoli dello S&P 500 le attese di un crollo degli utili del 45% sono state smentite, con la leadership di tecnologici, uility e healthcare. In Europa lo scenario è molto diverso, una lunga stagione politica inizia nel 2021 mentre le azioni del vecchio continente continuano ad accumulare ritardi su quelle americane, che si traducono in prezzi decisamente scontati, ai quali prima o poi gli investitori andranno a guardare.

SCENARI POTENZIALMENTE VIRTUOSI IN EUROPA

Verso settembre del 2021 la Germania va a votare per scegliere il nuovo Bundestag e soprattutto il o la successore/a di Angela Merkel. La primavera del 2022 sarà la volta della Francia, che dovrà scegliere se confermare o meno Macron all’Eliseo, e un anno dopo toccherà all’Italia, salvo sorprese che sembrano sempre meno probabili. Il Recovery Fund pare aver messo all’angolo i populisti euro-scettici, ma è fondamentale che sia portato a casa e blindato entro l’autunno di quest’anno, per evitare che diventi un tema strumentale alle politiche tedesche. Non sarebbe male se si riuscisse a chiudere senza danni anche la partita Brexit nei prossimi mesi. Uno scenario del genere spianerebbe la strada a una vittoria della Csu-Cdu in Germania, non si sa ancora con quale volto al posto del faccione di Angela, e probabilmente anche a una conferma di Macron, incorniciando la ripartenza economica europea nella prospettiva della stabilità politica. Magari anche con un auspicabile effetto domino in Italia, dove il voto del 2023 potrebbe sancire il rientro definitivo sul sentiero dell’adesione all’Europa senza troppi ‘se’ e ‘ma’.

BOTTOM LINE

Lo scenario ‘virtuoso’ di medio termine sembra essere potenzialmente molto favorevole agli asset europei, che hanno solo bisogno di meno litigiosità e disconnessione della politica per ritrovare fiducia e apprezzamento degli investitori. Cominciare a posizionare i portafogli in questa direzione potrebbe non essere una cattiva idea.

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