Perché la sterlina può scendere ancora

Brexit
di Virgilio Chelli 16 Giugno 2020 - 7:45

CANDRIAM mantiene una view negativa sul Regno Unito e sulla moneta britannica, destinata a riprendere la discesa perché Londra dovrà indebitarsi per sostenere il deficit mentre si allontana l’intesa sulla Brexit

Uno degli effetti dello tsunami che da fine febbraio si è abbattuto sui mercati a causa della diffusione della pandemia e del conseguente blocco delle economie è stato quello di spedire sullo sfondo le criticità che a gennaio erano in cima alla lista delle preoccupazioni degli investitori. Tra di esse i nuovi round della guerra dei dazi USA-Cina o il tormentone della Brexit, non ancora vicino a una conclusione a quattro anni dallo storico referendum per l’uscita di Londra dall’Unione Europea.

LA PRIORITÀ È DIVENTATA TENERE A GALLA L’ECONOMIA

Con la pandemia, la priorità per il governo di Boris Johnson e per la Bank of England è diventata quella di garantire all’economia risorse sufficienti per ripartire in sicurezza, mentre ha perso urgenza il negoziato con l’Ue su un futuro accordo commerciale e sembra sempre più improbabile una proroga della transizione oltre la scadenza di fine anno. L’impatto della crisi da COVID è stato cifrato dal Comitato di Politica Monetaria di Bank of England nella previsione di un calo del 25% del PIL nel secondo trimestre, con il rischio che possa andare ancora peggio.

VERSO UN’ESTENSIONE DEL PROGRAMMA DI QE DI ALMENO 100 MLD DI STERLINE

Questi dati sembra non abbiano sorpreso le autorità, e dovrebbero comportare un’estensione del programma di Quantative Easing di almeno 100 miliardi di sterline, secondo le stime di Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income membro dell’Executive Committee di CANDRIAM. Per questo la casa d’investimento mantiene sul Regno Unito una view ancora molto negativa, date le sfide ancora aperte su molteplici orizzonti.

UN QUADRO CHE INDUCE AL PESSIMISMO

Tra queste Forest cita la scarsa performance nella gestione della crisi COVID e l’apparente mancanza di urgenza da parte del governo di Boris Johnson sulle negoziazioni con la UE per un futuro accordo commerciale e la sempre più improbabile proroga della scadenza di fine anno. Tutto questo, insieme a un massiccio deficit fiscale, a un debito eccessivo rispetto al PIL e al disavanzo delle partite correnti che richiede ulteriori finanziamenti, secondo l’esperto di CANDRIAM induce al pessimismo soprattutto sulla sterlina.

DOPO IL TRACOLLO DI MARZO, LA STERLINA DESTINATA A NUOVI CALI

Nel pieno della volatilità dei mercati di marzo, la moneta britannica aveva subito un colpo al ribasso nei confronti del dollaro più forte di quello accusato dall’euro, portandosi dall’area 1,3 dollari per sterlina a poco sopra 1,1, per poi recuperare ma senza tornare alle quotazioni di inizio anno. Di conseguenza, rileva Forest, CANDRIAM si mantiene ‘short’ sulla sterlina, nella previsione di un ulteriore deprezzamento.