Mercati, il rischio Italia si chiama sempre fiducia

debito italiano
di Stefano Caratelli 25 Maggio 2020 - 9:52

Stati Uniti e Cina iniziano a esplorare la post-virus economy, gli Stati europei litigano tra loro e l’Italia continua a litigare con se stessa. Mercoledì giorno del giudizio: ripartenza o nuovo shock

Mentre le economie e i mercati del pianeta si sforzano di guardare oltre il virus, con Wall Street e l’America in complesso che vantano una vista molto più lunga degli altri, sull’Italia e sulla Borsa di Milano continua a pendere come una spada di Damocle il giudizio dei mercati. Mentre i piccoli risparmiatori il loro giudizio l’hanno espresso andando a comprare in massa il BTP Italia, mercati e investitori lo lasciano ancora appeso perché non dimenticano come l’Italia sia entrata nella crisi con un’economia ferma da 10 anni, un conflitto permanente con Bruxelles, crisi aziendali da cui non si viene a capo da anni, da Alitalia a Ilva, e un sistema burocratico e legale pervasivo, confuso e paralizzante, che getta ombre su qualsiasi decisione di investimento.

L’APPARTENENZA ALL’EUROPA È UNA RISORSA NON UN OSTACOLO

Investitori e mercati si chiedono non solo se, come e quando l’Italia riuscirà a gettarsi alle spalle il blocco sociale ed economico, ma anche se sarà in grado di trasformare la crisi e la sfida della pandemia nell’occasione di fare una grande pulizia di tutti gli ostacoli che frenano la crescita e tornare non tanto a come stava a gennaio del 2020, ma a gennaio del 2006, essendo l’unico grande paese sviluppato che non ha ancora recuperato il gap aperto dalle due grandi crisi, quella finanziaria del 2007-2008 e quella del debito sovrano del 2011-2012. L’esito dipenderà dalla politica nazionale, ma soprattutto dalla capacità di trasformare l’appartenenza all’Unione Europea in una risorsa, e non viverla come un ostacolo da rimuovere.

IN DISCUSSIONE NON SONO I FONDAMENTALI, MA LA FIDUCIA

Quello che tiene in sospeso il giudizio di investitori e mercati, che si traduce in una Borsa depressa e in rendimenti fuori linea dei titoli di Stato, non sono i fondamentali. Il tema vero si chiama fiducia. L’Italia ha perso le ultime ‘A’ assegnate dalle principali agenzie di rating tra dicembre 2011 e gennaio-febbraio 2012. Da allora sono state solo ‘B’ in progressivo scivolamento dal livello Investment Grade a quello Speculative, ormai a distanza di un solo gradino. La sostenibilità del debito non è mai stata seriamente in discussione, altrimenti lo spread BTP-Bund, che prima della crisi greca viaggiava a una manciata di punti base, si sarebbe allargato di migliaia di punti, e non di centinaia. Quello che da 10 anni preoccupa è che una classe politica traballante sia tentata di prendere la scorciatoia di un’Italexit più o meno mascherata e furba, tipo i mini-Bot.

LA BANCHE ITALIANE HANNO I CONTI PIÙ IN ORDINE IN EUROPA

La scarsa fiducia nella reale volontà dell’Italia di uscire dal tunnel, mettendo mano a riforme strutturali radicali, non impatta solo il rendimento dei BTP e lo spread, ma colpisce a cascata tutto il sistema paese, e in particolare il sistema finanziario. Dopo 10 anni di abbattimento dei costi e di disboscamento dei NPL (Non Performing Loans) le banche italiane hanno i conti più in ordine delle controparti europee. I primi 40 istituti quotati sullo Stoxx Europe 600 hanno accantonato a fronte dei rischi da virus ben 22 miliardi. Le britanniche, alle prese anche con la Brexit, hanno accantonato 8,7 miliardi, quelle spagnole quasi 4 miliardi, le francesi, appesantite da strumenti strutturati accumulati prima della pandemia, 2,13 miliardi, mentre le prime 4 italiane hanno avuto bisogno di mettere in cascina solo 1,3 mld.

L’ENNESIMO GIORNO DEL GIUDIZIO A BRUXELLES

Eppure sono state proprio banche e titoli finanziari in generale a fare le spese in Borsa delle vendite diffuse sul listino milanese, perché il fattore paese, e i BTP che hanno in portafoglio, pesa di più dei conti in ordine. Mercoledì 27 maggio arriva l’ennesimo giorno del giudizio, con la Commissione Europea che deve superare le resistenze di Olanda e Austria e cercare di portare a casa il Recovery Fund nella versione da 500 miliardi di euro proposta da Merkel-Macron. Anche se tutto andasse benissimo, il nuovo strumento non basterebbe a soddisfare tutte le necessità finanziarie dell’Italia, che dovrebbe comunque far ricorso a nuovo debito.

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IL RISCHIO DI UN NUOVO SCHOCK PER IL DEBITO EUROPEO

Ma rifiutare sdegnosamente il piatto europeo sarebbe catastrofico quanto un successo dell’opposizione di olandesi e austriaci, che mettono i presunti interessi dei rispettivi paesi davanti a quelli comuni europei. In entrambi i casi il probabile effetto sarebbe un nuovo shock sul mercato del debito europeo con epicentro al Sud, in Italia in particolare. D’altra parte, chi di sovranismo ferisce …

BOTTOM LINE

Mentre americani e anche i cinesi tentano lo sbarco sul pianeta sconosciuto della post-virus economy, i paesi europei litigano tra di loro e l’Italia litiga con se stessa. Mercati e investitori ne prendono atto e disegnano il grafico della Borsa di Milano come una L dove la base è ormai molto più lunga dell’altezza. Il potenziale di risalita è mostruoso, ma lo è anche l’esposizione alla speculazione.