Economie e mercati, i tre scenari di Invesco per il prossimo biennio

coronavirus
di Virgilio Chelli 2 Maggio 2020 - 9:30

John Greenwood, Chief Economist di Invesco, delinea tre scenari nella previsione che la crescita reale resterà fiacca fino alla conclusione della crisi sanitaria causata dalla pandemia del Covid-19

Le prospettive dei mercati finanziari e dell’economia mondiale sono indissolubilmente legate allo sforzo in per contenere il Covid-19 e scoprire un vaccino che lo prevenga. In questo contesto, le crisi da affrontare sono sostanzialmente tre: la prima è quella della sanità pubblica, la seconda è rappresentata dalle perturbazioni dell’economia causate dalle estese quarantene introdotte per contrastare il Covid-19, mentre la terza è il blocco dei mercati finanziari originato dalla fuga verso gli investimenti più liquidi, ma anche da situazioni di forte illiquidità.

ALLA BASE DEI TRE SCENARI IL SUCCESSO DELLE STRATEGIE ANTI-VIRUS

John Greenwood, Chief Economist di Invesco, aggregando questi fattori ha disegnato tre scenari plausibili dell’andamento dell’economia statunitense nel medio periodo, tenendo presente che i dati americani, elaborati più rapidamente rispetto alle altre economie avanzate, possono essere utilizzati anche in un contesto più ampio. Gli scenari si basano sulla riuscita o sull’insuccesso delle strategie per contenere il Covid-19 e degli sforzi per scoprire e produrre vaccino. Secondo Greenwood, gli interventi delle autorità fiscali e monetarie sono importanti, ma sono cruciali anche i provvedimenti per salvaguardare la sanità pubblica e solo secondari quelli economici e finanziari.

I TEMPI PER LA SCOPERTA DI UN VACCINO

Secondo lo Chief Economist di Invesco, la natura stessa del Covid-19 e la possibilità di una seconda e terza ondata del contagio rendono molto incerte le prospettive a medio termine con possibili ampi margini di errore, perché “sappiamo solo che verosimilmente nel breve periodo gli indicatori dell’attività economica reale resteranno fortemente depressi”. Nello scenario principale, le autorità fiscali e monetarie continueranno a sostenere l’economia mondiale e la scoperta un vaccino contro il Covid-19 richiederà da 12 a 18 mesi. In questo scenario, dopo una drastica flessione nel primo semestre del 2020, l’andamento del PIL americano resterà fiacco fino alla conclusione della crisi sanitaria. Ma quando il coronavirus sarà stato debellato probabilmente interverrà una ripresa relativamente vigorosa, che col sostegno di strategie monetarie espansive e di interventi provvisori dei governi riporterà l’attività economica ai livelli precedenti.

NELLO SCENARIO POSITIVO RECESSIONE MENO PESANTE

In un’ipotesi ottimistica invece la pandemia si esaurirà in tempi brevi e la recessione sarà meno pesante, senza altre ondate epidemiche. Questo scenario prevede una ripresa relativamente sostenuta nel secondo trimestre del 2020, che nel secondo trimestre del 2021 riporterebbe l’economia a livelli pre-crisi. Nello scenario più pessimista invece, meno probabile secondo Greenwood, la pandemia si protrarrebbe molto più di un anno, con un ritorno a una crescita normale molto lento e graduale.

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RITORNO A CRESCITA VIGOROSA SOLO DOPO IL SUPERAMENTO DELL’EMERGENZA SANITARIA

Secondo Greenwood, il fattore veramente importante non riguarda tanto i dati trimestrali della ripresa, ma la sua ‘forma’ generale”, perché la natura della pandemia impedisce qualsiasi stima dell’incertezza nel breve periodo. Ma, dopo il ripristino della normalità sanitaria, Greenwood ipotizza un ritorno relativamente vigoroso ai consueti tassi di crescita, grazie ai massicci interventi monetari e fiscali, che hanno notevolmente ampliato l’aggregato monetario.

IL RITORNO DELL’INFLAZIONE CONTRASTATO DA DISOCCUPAZIONE E CROLLO DEI PREZZI DELLE MATERIE PRIME

Greenwood analizza anche il possibile andamento dell’inflazione, ipotizzando che a una prima fase di deflazione forse addirittura inflazionistico: l’esito dipenderà dalle modalità scelte dai diversi Paesi per finanziare i rispettivi massicci deficit di bilancio. L’esperto di Invesco aggiunge che per ora, con l’aumento della disoccupazione, il crollo dei prezzi delle materie prime e la diffusa incertezza del futuro produrranno, nel breve, un quadro deflazionistico, mentre l’inflazione comincerebbe a rappresentare un problema solo dopo almeno un anno di ininterrotta ripresa dell’economia.