Morgan Stanley IM vede una prolungata interruzione della crescita

Andrew Harmstone
di Virgilio Chelli 30 Marzo 2020 - 14:54

Gli esperti del team Global Balanced Risk Control prevedono che l’espansione del contagio da virus in tutti i paesi sviluppati provocherà un effetto domino, con la prospettiva di una recessione tecnica e una ripresa più lenta e con una configurazione a ‘U’

La diffusione dei contagi da virus in tutto il mondo ha sferrato un duro colpo alle prospettive di crescita per il 2020 e il team Global Balanced Risk Control (GBaR) di Morgan Stanley Investment Management aggiorna le proprie opinioni su mercati e posizionamento dei portafogli sulla base di una revisione dello scenario base, che ora prospetta una prolungata interruzione della crescita globale nel 2020 e la necessità di alterare l’asset allocation per proteggere i portafogli pur rimanendo alla ricerca di nuove opportunità.

EFFETTO DOMINO SULLA CRESCITA GLOBALE, RECESSIONI TECNICHE E RIPRESA LENTA CON CURVA A ‘U’

La diffusione del coronavirus al di fuori dell’Asia in oltre 60 paesi e la lentezza degli stati occidentali nell’adozione di misure adeguate per il suo contenimento costringerà i governi ad azioni più drastiche ed economicamente destabilizzanti. Per questo Andrew Harmstone e Manfred Hui, responsabili del team GBaR di Morgan Stanley IM, ritengono che il quadro di crescita globale sia ora più vicino allo scenario di “effetto domino” prospettato dall’OCSE, con un impatto negativo che ridurrebbe la crescita del PIL globale 2020 dell’1,5% rispetto ai livelli stimati pre-epidemia. La ripresa avrà una curva a ‘U’ e richiederà più tempo. Tale scenario porterebbe inoltre una recessione tecnica in numerose regioni.

UN CATALIZZATORE DI SVILUPPI NEGATIVI, A COMINCIARE DALLA CADUTA DEL PREZZO DEL PETROLIO

Secondo gli esperti di Morgan Stanley IM, il COVID-19 ha agito da catalizzatore di sviluppi negativi che potrebbero avere effetti a cascata. La flessione della domanda di petrolio attribuibile al virus ha ad esempio avuto la conseguenza diretta di convocare riunioni del cartello OPEC+ in modo da poter controllarne l’offerta e pertanto i prezzi. Le divergenze tra Russia e Arabia Saudita hanno comportato l’inizio di una ‘guerra dei prezzi’ che è subito sfociata in un crollo delle quotazioni petrolifere. Ulteriori conseguenze negative riguardano pertanto il potenziale fallimento delle società americane produttrici di petrolio di scisto indebitate, i cui titoli obbligazionari costituiscono il 17% circa degli indici high yield statunitensi.

I COSTI ENERGETICI PIÙ BASSI SONO UNA NOTA POSITIVA, MA NON NEL BREVE TERMINE

I gestori del team GBaR ritengono che le società sensibili al credito avranno probabilmente ripercussioni a livello occupazionale. Anche il settore manifatturiero americano, che sembrava avviato verso la ripresa, verrà impattato. Il team della casa americana intravede una nota positiva, ovvero il fatto che un calo dei prezzi energetici potrebbe fungere nel medio termine da notevole stimolo economico, ma avverte che saranno necessari diversi mesi prima che questo si verifichi, mentre i contraccolpi negativi si palesano di solito con rapidità.

IMPATTO DIFFUSO SULLA CRESCITA ECONOMICA: INDEBOLIMENTO FINANZIARIO DI FAMIGLIE E IMPRESE, TAGLI NEGLI INVESTIMENTI

Ma gli sviluppi negativi sulla crescita economica riconducibili al COVID-19 vanno ben oltre quest’ambito e includono l’ormai assodato shock al settore dei viaggi e del tempo libero, nonché il probabile shock ai consumi globali. Inoltre, evidenziano gli esperti di Morgan Stanley IM, la quantità di azioni in mano alle famiglie statunitensi aveva recentemente raggiunto livelli relativamente elevati dato il basso rendimento ottenibile dagli strumenti più sicuri per via dei tassi mantenuti bassi dalle banche centrali. Per lo stesso motivo, le società non finanziarie americane avevano notevolmente aumentato l’indebitamento. Pertanto, le correzioni del mercato incideranno drasticamente sulla ricchezza delle famiglie e la debolezza dell’economia, dall’altro lato, metterà verosimilmente sotto pressione gli utili di società già indebitate, non solo nel segmento high yield, con conseguenti tagli dei posti di lavoro e riduzioni degli investimenti, che indeboliranno a loro volta la crescita.

ULTERIORMENTE RIDOTTA L’ESPOSIZIONE AL RISCHIO

In termini di gestione dell’asset allocation dei portafogli, lo scenario delineato comporta una riduzione dell’esposizione al rischio, avviata gradualmente nel corso di febbraio e adesso ulteriormente estesa, ridimensionando le posizioni azionarie alla luce di possibili ulteriori correzioni di mercato. Il team continua a studiare la situazione per controllare il livello di rischio e individuare il momento adatto per rientrare sul mercato, rimanendo aperto alle opportunità di guadagno ritenute più interessante in questa fase.