Azad Zangana

“L’Eurozona sarà il prossimo Giappone?”

Nell’analisi di Schroders ci si domanda se assisteremo ad una giapponesizzazione dell’Europa, passando in rassegna similitudini e differenze, nei vari settori chiave per l’economia

di Fabrizio Arnhold 3 Marzo 2020 19:00

Il termine “Giapponesizzazione” nasce nei primi anni ’90 per descrivere le economie che sembrano aver intrapreso lo stesso percorso del Giappone. Si è iniziato ad utilizzarlo in seguito alle difficoltà economiche del Giappone, ecco perché nessun Paese vuole seguire questo sentiero.

L’EUROPA COME IL GIAPPONE?


Recentemente molti osservatori hanno paragonato l’Europa al Giappone. La mancanza di crescita, le tendenze deflazionistiche e i tassi di interesse negativi sono segnali che fanno scattare la comparazione, facendo pensare ad una sorta di inevitabile giapponesizzazione dell’Europa. Un paragone sensato? Secondo Schroders ci sono somiglianze ma soprattutto differenze.

DRIVER DI CRESCITA


“Ci sono differenze tra la composizione della crescita del Giappone dopo la bolla del 1991 e quella dell’Europa in seguito alla crisi finanziaria globale”, spiegano Azad Zangana, Senior european economist and strategist e Piya Sachdeva, Economist di Schroders. Il Giappone ha visto perdite molto più ampie a livello di investimenti delle aziende, il che ha ampliato l’impatto negativo sulla produttività nel lungo periodo.

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MERCATO DEL LAVORO


Un punto di somiglianza si ritrova sull’andamento demografico. Giappone e Europa invecchiano molto rapidamente, con la conseguente diminuzione delle ore lavorative. “Anche i tassi di disoccupazione sono più alti in Europa rispetto al Giappone di inizio anni Novanta, il che indica l’esistenza di una fonte di domanda supplementare in caso venissero creati nuovi posti di lavoro”, commentano Zangana e Sachdeva. Un’altra differenza è nell’ambito della migrazione, praticamente assente in Giappone. “L’Europa è stata in grado di aumentare la sua popolazione in età lavorativa grazie alla migrazione verso l’interno, il che ha aiutato ad alleviare il peso di una popolazione con un’età media sempre più alta”, aggiungono gli analisti di Schroders. Questo fa ben sperare anche per i prossimi decenni.

INFLAZIONE


L’inflazione è bassa sia in Europa che in Giappone. Nel Paese asiatico questo è dovuto al fatto che prima e dopo la crisi in Asia, la crescita dei salari è stata influenzata dai tassi di disoccupazione. Nonostante l’ampia recessione in Giappone, la disoccupazione è cresciuta di poco. “Di conseguenza i salari non sono scesi e la produttività è rimasta bassa per molti anni”, evidenziano Zangana e Sachdeva. “In Europa la disoccupazione ha reagito di fronte ai cambiamenti nel rapporto Pil e domanda, aumentando le possibilità di ripresa dei salari”.

ESPORTAZIONI E POLITICHE FISCALI


Altra similitudine: la dipendenza dall’economia esterna. Sebbene entrambi siano grandi esportatori, anche di capitali, la crescita del Giappone dipende molto più dalle esportazioni nette rispetto a quella europea, che ha la possibilità di crescere anche attraverso l’aumento della domanda interna. Spostandoci sul piano fiscale, “entrambe le regioni hanno visto un ampio aumento del debito”, aggiungono i due economisti di Schroders ma “l’Europa, a differenza del Giappone, ha dimostrato di avere regole di budget molto più rigide e di aver utilizzato l’austerity per ridurre il deficit”. Ci sono anche ampie somiglianze a livello di politica monetaria.

PIÙ DIFFERENZE CHE SOMIGLIANZE


Tirando le somme, “l’Europa dovrà affrontare maggiori sfide nel prossimo futuro, soprattutto in riferimento all’invecchiamento della popolazione - concludono Zangana e Sachdeva -. Tuttavia, ci sono importanti differenze macroeconomiche e politiche che suggeriscono che l’Europa probabilmente non si troverà ad affrontare le stesse turbolenze dell’economia giapponese”.
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