“Il 2020 non sarà l’anno del petrolio, meglio scegliere le azioni”

banche centrali
di Redazione 10 Gennaio 2020 - 7:00

Sono le previsioni di Natixis Investment Managers, che risponde ai 10 interrogativi sul nuovo anno. Banche centrali sempre in pausa, geopolitica sempre driver anche in Europa, petrolio fermo nonostante le tensioni nel Golfo

Gli interrogativi che si pongono gli investitori su cosa riserva il 2020 ai mercati finanziari non sono cambiati molto: geopolitica, guerra dei dazi, Brexit, recessione sì/recessione no, atteggiamento delle banche centrali, con l’aggiunta negli ultimi giorni delle nuove tensioni del Golfo e delle conseguenze sul prezzo del petrolio. Esty Dwek, Head of Global Market Strategy di Natixis IM Solutions ha individuato 10 punti interrogativi che pendono sull’anno appena iniziato fornendo per ciascuno puntuali risposte.

NIENTE RECESSIONE IN ARRIVO MA ANCHE IMPROBABILE UN ACCORDO ONNICOMPRENSIVO SUI DAZI

I primi tre riguardano la recessione in USA e a livello globale, l’evoluzione del confronto commerciale USA-Cina e la Brexit. Per l’esperta di Natixis IM una recessione negli Stati Uniti o a livello globale è esclusa, il 2020 dovrebbe mostrare una continua ripresa dell’attività economica, anche se moderata, con la crescita che si dovrebbe mantenere ai livelli di trend per le principali economie, anche segli Stati Uniti potrebbero regalare una sorpresa in positivo. Invece reggerà la tregua USA-Cina sul fronte commerciale reggerà, poiché entrambe le parti hanno forti incentivi a evitare un’escalation. Ma l’esperta di Natixis IM ritiene un accordo commerciale onnicomprensivo poco probabile. E Boris Johnson non ce la farà a “concludere la Brexit” entro dicembre 2020. Dwek si aspetta una proroga, ma riconosce la possibilità di proseguire con la normativa del WTO per continuare i negoziati dall’esterno.

BANCHE CENTRALI IN PAUSA, INFLAZIONE USA CONTENUTA, ATTENZIONE ALLA POLITICA IN EUROPA

Altri tre punti di domanda riguardano le banche centrali, l’inflazione e il peso della geopolitica. L’esperta di Natixis IM vede le principali banche centrali restare in attesa, perché la Fed non avrà bisogno di ulteriori tagli, mentre anche la Banca Centrale Europea continuerà a fare pressione sui politici in materia di stimolo, e la Banca del Giappone continuerà con un indirizzo accomodante, ma limitato. La Banca d’Inghilterra potrebbe dover tagliare per sostenere un’economia fragile. Sullo sfondo un’inflazione core che non salirà molto negli Stati Uniti esercitando scarsa pressione sulla Fed. Politica e geopolitica resteranno driver di mercato e occuperanno le prime pagine, non solo USA e Cina, ma anche l’Europa. In Germania, Italia e Francia la politica interna potrebbe diventare un tema molto importante.

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LA PROPENSIONE AL RISCHIO FARÀ BENE ALLE AZIONI, MA CON QUALCHE VOLATILITÀ

In questo quadro, l’esperta di Natixis IM vede sostegno alla propensione al rischio e quindi performance positiva per i mercati azionari, anche se dovrebbe persistere una maggior volatilità, come dimostrano le tensioni tra Stati Uniti e Iran. Questo vuol dire che i rendimenti non aumenteranno sensibilmente, perché i timori sulla crescita non scompariranno e saranno frenati dall’inflazione contenuta. I titoli value non registreranno performance notevoli. Per Dwek è probabile che il recente rialzo prosegua nel breve, con gli asset europei che continueranno a fare bene, ma i titoli di qualità continueranno a essere richiesti, sostenendo i titoli growth e il mercato statunitense nel medio termine.

MOLTI FATTORI FRENANO IL PREZZO DEL PETROLIO NONOSTANTE LE TENSIONI NEL GOLFO

Infine il decimo e ultimo interrogativo sollevato proprio a inizio anno: il prezzo del petrolio aumenterà? La risposta dell’esperta di Natixis IM è “no”. Le tensioni in Medio Oriente probabilmente continueranno, suggerendo un premio al rischio più elevato per il petrolio, ma l’offerta rimane ampia grazie allo shale oil Usa, all’Arabia Saudita e alla Russia. E poi è improbabile che la crescita economica registri un picco, aspetto che secondo Dwek dovrebbe anche fungere da limite ai prezzi del petrolio.