Piani previdenziali, dribblare le trappole del Qe per preservare il capitale

Amundi
di Redazione 11 Dicembre 2019 - 12:18

Nel contesto post QE, alla luce del possibile aumento della volatilità e del calo dei mercati, per i piani previdenziali sono fondamentali sia gestione della liquidità che la preservazione del capitale

La stabilizzazione dei mercati finanziari dopo il fallimento di Lehman e un forte contributo all’aumento dei prezzi delle asset class più rischiose. Sono due dei principali risultati prodotti dal quantitative easing (QE) secondo quanto sostengono i 38 consulenti previdenziali con 1.400 miliardi di euro di asset in gestione censiti nel rapporto pubblicato da CREATE-Research e Amundi. In parallelo, tuttavia, quasi l’80% degli intervistati è preoccupato che il QE stia esaurendo le proprie forze dopo aver gonfiato in modo significativo il debito globale e gettato i semi della prossima crisi.

CRESCITA ECCESSIVA DELLE PASSIVITÀ

Con, inoltre, il ‘peccato’ di aver ampliato in modo eccessivo le passività degli strumenti previdenziali a causa dei tassi di interesse pari a zero. I piani pensionistici si sentono vulnerabili in vista della prossima recessione: soltanto il 33% rivela di avere un flusso di cassa positivo e il 40% ne ha uno negativo. E’ fisiologico che la priorità sia la preservazione del capitale con una contrazione della propensione al rischio.

TRE OPZIONI A DISPOSIZIONE

Come conservare il capitale ed evitare gravi contraccolpi nei portafogli in caso di correzione dei mercati? I piani pensionistici hanno indicato tre differenti opzioni. La prima, votata dal 90% dei partecipanti, prevede un maggiore allineamento temporale tra asset allocation e profilo di scadenza delle passività pensionistiche. La seconda, segnalata dal 62% degli intervistati, mette in primo piano la gestione della liquidità come lo strumento principale per la gestione del rischio. La terza, che ha raccolto il 37% dei voti, intravede opportunità nella gestione dei titoli obbligazionari sottovalutati lungo la curva dei rendimenti.

IL PROSEGUIMENTO DEL QE FAVORISCE L’AZIONARIO

Nel frattempo, il 58% dei partecipanti ritiene che finché il QE proseguirà ad avvantaggiarsene saranno le azioni globali, in particolare, quelle statunitensi, europee e dei mercati emergenti. A proposito di paesi in via di sviluppo, i piani previdenziali stanno considerando in misura crescente le aree emergenti per capitalizzare le loro dinamiche di crescita a lungo termine investendo non soltanto nelle azioni, ma anche nei titoli di stato e nelle obbligazioni societarie.

RENDIMENTI DECORRELATI E RIDUZIONE DEI COSTI

Infine affiorano altre due importanti evidenze. Da un lato l’intenzione di ricorrere a infrastrutture, credito alternativo, immobiliare e private equity in occasione del ribilanciamento periodico dei portafogli al fine di assicurarsi rendimenti assoluti decorrelati. Dall’altro, la necessità di ridurre i costi, che giustifica l’incremento dell’esposizione ai fondi passivi – come alternativa a basso costo – e la contrattazione di commissioni più basse per i fondi attivi. “In questo contesto post QE, alla luce del possibile aumento della volatilità e del calo dei mercati, per i piani previdenziali sono divenuti di fondamentale importanza sia gestione della liquidità che la preservazione del capitale” specifica Pascal Blanqué, Group Chief Investment Officer di Amundi.

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