2020, scenari divergenti ma non c’è il rischio recessione

2020
di Chiara Merico 5 Dicembre 2019 - 19:30

Nell’outlook per gli investimenti del prossimo anno, gli esperti di Amundi sostengono che non ci sia il rischio di una recessione, grazie alle politiche accomodanti delle banche centrali e alle schiarite sul fronte della guerra commerciale

Cosa succederà sui mercati nel 2020? Dopo aver beneficiato di ottime performance quest’anno, con l’avvicinarsi del nuovo anno gli investitori si chiedono sempre più se l’economia globale procederà verso una recessione causata dalla guerra commerciale, ponendo così fine al più lungo mercato rialzista di sempre, oppure se la crescita si stabilizzerà a un livello più basso – con potenziale per una riaccelerazione – facendo così estendere ulteriormente il ciclo.

CAMBIA LA STRUTTURA DELLA CRESCITA

Secondo Amundi, “il rallentamento del commercio globale rappresenta un profondo cambiamento nella struttura della crescita, ma ciò non si traduce in una recessione generalizzata dell’economia mondiale”, specie in un momento in cui si stanno affermando politiche accomodanti ed è in vista un accordo parziale tra Stati Uniti e Cina sui dazi.

BANCHE CENTRALI E GUERRA DEI DAZI

Grazie alla combinazione di politiche monetarie e fiscali accomodanti, un tema che diventerà cruciale a partire dal prossimo anno, potrebbe esserci la possibilità di “estendere ulteriormente l’attuale ciclo economico e rafforzare la già resistente domanda interna”. Sul fronte della disputa tra Usa e Cina, anche se l’attenzione sull’evoluzione delle guerre commerciali sarà elevata, secondo Amundi un’escalation materiale che potrebbe danneggiare l’economia americana è improbabile dato l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 2020.

PERCORSO NON LINEARE

Nel 2020, in ogni caso, il percorso per gli investitori potrebbe essere non lineare. Nel breve periodo, le aspettative del mercato per le azioni di politica monetaria appaiono troppo elevate e dovranno essere aggiustate. Questo processo di adeguamento, spiega Amundi, “porterà volatilità nel mercato obbligazionario, con una risalita dei rendimenti governativi core dai livelli minimi che è già iniziata e un aggiustamento delle valutazioni in alcuni settori azionari difensivi che sono al momento troppo costosi”.

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RISCHIO BOLLA

Guardando oltre il breve periodo, per gli esperti di Amundi la tendenza è verso una combinazione più aggressiva di politiche fiscali e monetarie, che potrebbe teoricamente arrivare a includere misure non ortodosse quando il rischio di recessione sarà maggiore. Politiche più accomodanti potranno portare ad un’estensione del ciclo del credito che potrebbe accelerare ulteriormente, fino a portare ad una vera e propria bolla, anche se è improbabile che ciò accada già nel 2020.

PUNTARE SU SEGMENTI DI MERCATO ILLIQUIDI

Ancora una volta, alla luce dei bassi tassi di interesse, “gli investitori saranno costretti a convergere, nella ricerca di rendimento, su segmenti di mercato illiquidi dove il rischio è mascherato da una politica monetaria molto accomodante. Per salvaguardare gli interessi degli investitori in un mondo con elevati livelli di debito, la sostenibilità (di bilanci societari o della politica fiscale nei mercati emergenti) deve essere il motore principale per la selezione già ora, dal momento che i fondamentali hanno già iniziato a peggiorare”.

RISCHIO LIQUIDITA’

Per quanto riguarda la strategia di investimento per il 2020, invece di temere una recessione globale gli investitori “dovrebbero aggiustare l’esposizione di portafoglio al trend di de-globalizzazione in atto. Dovrebbero inoltre prepararsi per un ciclo di credito maturo e prolungato, con maggiori rischi di liquidità a causa di una regolamentazione più severa dopo la crisi finanziaria globale del 2008”, concludono gli esperti di Amundi.