crollo 1929

A 90 anni dal crollo del ’29 attenti ai falsi allarmi sui crash

Si susseguono periodicamente gli allarmi rossi su una bolla che sta per esplodere, molto spesso per rivelarsi sbagliati. E comunque anche se arriva la tempesta i dati storici mostrano che alla fine chi resiste è premiato

di Redazione 28 Ottobre 2019 11:04
financialounge -  crollo 1929 grande depressione Wall Street
financialounge -  crollo 1929 grande depressione Wall Street

Il novantesimo anniversario del crollo di Wall Street del 1929 cade martedì 29 ottobre. Quale migliore occasione per tentare paralleli e esercitarsi in previsioni sul prossimo crash di Borsa? E infatti googlando in giro soprattutto su siti e blog americani si trova di tutto. Ma l’autorevole WSJ scrive: rilassatevi, probabilmente l’atteso crash non è imminente. Ma anche se molto poco frequente, crash è una parola che difficilmente non attrae l’attenzione, soprattutto di chi è molto investito nell’azionario. Quest’anno a rafforzare la cabala negativa delle cassandre si aggiunge anche la coincidenza del giorno della settimana, martedì, proprio come il Black Tuesday che novant’anni fa aprì la strada alla Grande Depressione, prima in America e poi in Europa, dalle cui conseguenze catastrofiche, dovute anche se non soprattutto agli errori di governi e banche centrali, ci vollero vent’anni e una guerra mondiale per uscire.

IL COLPO VIOLENTO MA TEMPORANEO DEL 1987 E IL LUNGO SGONFIAMENTO DELLA BOLLA DOT.COM


Tra gli altri crash che troviamo nei libri di storia c’è anche quello del 1907, noto anche come Grande Panico, guarda caso anche quello in ottobre. E sempre nel mese autunnale è arrivato il crash del 1987, il più grande per dimensione piovuto su Wall Street in una singola seduta, da cui però il mercato uscì rapidamente e alla fine brillantemente, per imboccare il rally che durò per tutti gli anni '90 del secolo scorso. La bolla di Internet invece, seguita proprio a quel rally, non esplose in un grande falò, ma si sgonfiò lentamente (anche se alcune stelle precipitarono di botto) lungo un arco di diversi anni. In ogni caso, come sembra amasse dire Mark Twain, la storia non si ripete, ma a volta parla in rima. Quindi qual è la lezione? Il grafico qui sotto, pubblicato proprio sul WSJ, può aiutare a trovare la risposta.

[caption id="attachment_147178" align="alignnone" width="221"]Quanto valevano a fine 2018 $10.0000 investiti nello S&P 500 nel 2004. Premiato chi ha tenuto la posizione (Fonte: Putnam Investments) Quanto valevano a fine 2018 $10.0000 investiti nello S&P 500 nel 2004. Premiato chi ha tenuto la posizione (Fonte: Putnam Investments)[/caption]

IL RISCHIO DI PERDERSI IL MEGLIO


Come si vede, alla fine il premio va a chi tiene le posizioni e resta investito. C’è anche ovviamente chi tenta di battere il mercato sul tempo, ma uscire sui massimi e rientrare sui minimi, specialmente se il crash arriva in ondate successive come nel 2008-2009, è una delle cose più difficili, anche se ogni tanto qualcuno magari ci riesce. Molto più facile magari che l’investitore che vuol battere sul tempo il mercato esca quando i massimi non sono stati ancora toccati, perdendosi così il meglio, che secondo una famosa battuta di Warren Buffet nel mercato Toro arriva sempre alla fine, come nel sesso. E magari rientrare pensando di cogliere i minimi, che invece, come ad esempio a fine del 2008, sono ancora lontani. Infatti furono toccati solo a metà marzo con il mefistofelico 666 toccato intraday dallo S&P 500, da cui sarebbe iniziata una risalita che avrebbe portato l’indice a 3.000, dove viaggia oggi.

La bolla dell’”influencer economy” sta già per scoppiare?


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IL SEGRETO PER APPROFITTARE DEL CRASH? NON PROVARCI


Quindi il segreto per approfittare di un crash, almeno per l’investitore che guarda al lungo termine, sembra quello di non provarci. Con il tempo arriverà anche il premio. È dagli anni '20 del 1900 che ci si esercita nelle previsioni sul crash prossimo venturo, come Roger Babson quasi un secolo fa con una allora famosa newsletter. E se si prevedono catastrofi in continuazione ogni tanto ovviamente si indovina, e ci si guadagna la fama di guru. Successe con lo stesso Babson nel '29, e con diversi altri nel 1987, nel 2008 etc. Quando le previsioni non si avverano, come quella di un crollo di 17.000 punti del Dow Jones formulata durante le turbolenze dell’estate 2016, cadono nel dimenticatoio. E invece bisognerebbe ricordarsene, per non finire nella classifica di quelli che si sono sempre persi il meglio e che hanno visto i 10.000 dollari del 2004 diventare solo la metà nel 2018.
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