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Software, gli analisti promuovono Microsoft e declassano Oracle

L'analista di Jefferies Brent Thill, che nel segmento software enfatizza i molti driver di crescita di Microsoft, tra cui il cloud computing, LinkedIn, Office e Azure, è invece scettico su Oracle, Carbonite e Check Point Software

di Redazione 18 Ottobre 2019 - 11:02

Se la tecnologia da inizio anno ha espresso una performance superiore a quella dell’S&P 500, il segmento software ha fatto anche meglio. Infatti mentre l’S&P 500 TR – che include i dividendi distribuiti e reinvestiti – segna un +20,4% da inizio anno, e il Nasdaq Composite un +21,4%, il settore del software di Wall Street vanta un +24,8%. Tuttavia, proprio queste valutazioni tirate raggiunte dai titoli del settore software richiedono una visione più difensiva del settore, secondo l'analista di Jefferies Brent Thill, che indica Microsoft come la scommessa più "sicura".

AZURE, OFFICE E LINKEDIN


L’analista ha pubblicato il suo studio sull'industria americana del software lunedì scorso, indicando Microsoft come “un modo intelligente per posizionarsi sul settore del software” grazie alla sua diversificazione aziendale e alla chiara visibilità sulla crescita delle entrate a due cifre in futuro. Thill, più in particolare intravede numerosi driver di crescita per la compagnia fondata da Bill Gates, tra i quali le sue aziende Azure, Office e LinkedIn, che offrono alla società "la massima esposizione alle entrate nel segmento del software-as-a-service, collocandosi tra i principali player del cloud pubblico".

ORACLE DECLASSATA A HOLD


Thill si è espresso invece in termini meno ottimistici su Oracle, declassandone il giudizio da buy (acquistare) a hold (mantenere) sulla scia delle difficoltà che sta incontrando l’azienda nell’accelerare la crescita in modo significativo. “Oracle continua ad essere in ritardo rispetto ai concorrenti nel cloud pubblico. Inoltre la sua offerta nei servizi di infrastruttura ha registrato una diffusione limitata tra i clienti nuovi e tassi di crescita modesti nei clienti che già li utilizzavano”, ha scritto Thill, che ha poi aggiunto: "Sebbene il database autonomo su Oracle Cloud Infrastructure sia un passo nella giusta direzione, riteniamo che il divario tra AWS e Azure potrebbe essere troppo significativo per potersi ridurre; peraltro Google Cloud Platform potrebbe diventare un altro degno concorrente”.

DUBBI ANCHE SUI TITOLI CARBONITE E CHECK POINT SOFTWARE


L’analista di Jefferies ha inoltre declassato le azioni di Carbonite e quelle di Check Point Software Technologies, specificando i potenziali rischi per entrambi i titoli. Carbonite ha fallito le previsioni sui ricavi in tre degli ultimi quattro trimestri e non ha prospettive "stimolanti per instillare fiducia negli investitori", secondo Thill. Il quale dubita che le azioni di Check Point possano apprezzarsi in modo significativo, a meno che la società non sia in grado di fornire un "catalizzatore importante" in grado di guidare la crescita dei ricavi al di sopra delle singole cifre.

GLI ALTRI ANALISTI NON SONO ALTRETTANTO NEGATIVI


Più in generale, in base al consenso degli analisti, il prezzo obiettivo medio a 12 mesi per il titolo Microsoft si attesta a 156,7 dollari contro i 139,7 dollari correnti (il 12% in più) mentre quello di Oracle non va oltre i 56,3 dollari, cioè poco più di quanto scambia attualmente (55 dollari). Un pò meglio per il titolo Check Point Software, il cui target price medio degli analisti a 12 mesi è di 120 dollari (cioè l’11% al di sopra dei 108 dollari correnti). Nel caso del titolo Carbonite, che attualmente quota a 15,9 dollari per azione, il prezzo obiettivo medio a 12 mesi del consenso degli analisti si posiziona a 24,7 dollari: ma si tratta di un titolo a piccola capitalizzazione – circa mezzo miliardo di dollari – ad altissima volatilità – basti pensare che nelle ultime 52 settimane il valore di Borsa è continuamente scivolato da un massimo di 36,4 dollari a un minimo di 11,86 per riprendersi nelle ultime settimane -  e in perdita.
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