Tre fattori di ottimismo sui mercati

Carlo Benetti
di Antonio Cardarelli 26 Settembre 2019 - 8:30

Le ombre del rallentamento e della geopolitica si allungano sui mercati, ma secondo Benetti (GAM) osservando con attenzione si possono trovare almeno tre elementi positivi

Il “rosario” dei mercati, al momento, è composto da grani in maggioranza negativi. Brexit, guerra dei dazi, rallentamento della Germania, dell’Eurozona e della Cina: le ombre sono prevalenti, ma osservando attentamente spuntano anche delle luci.

I TRE FATTORI

Almeno tre, secondo Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) Sgr, che prima di passare in rassegna i grani positivi del “rosario” fa il punto sulla fase che i mercati finanziari stanno vivendo. E parte da una considerazione del 1937 di Alvin Hansen, economista americano, ripresa nel 2013 da un altro accademico, Larry Summers. In sostanza, ricorda Benetti, i due mettevano in guardia dal rischio di una lunga fase di stagnazione per l’economia Usa. Tuttavia, né le previsioni di Hansen né quelle di Summers (per quest’ultimo almeno finora) si sono rivelate giuste.

RECESSIONE? NELLE ATTESE, NON NEI NUMERI

Nonostante la stagione di risultati societari non molto brillanti, Wall Street ha toccato nuovi massimi e “il forward price/earning (il rapporto stimato tra prezzo dell’azione e l’utile per azione, ndr) è oltre 17, uno dei valori più alti degli ultimi 15 anni”. Ma secondo Benetti ci sono tre elementi costruttivi “ai quali ancorare le scelte di breve periodo”. Il primo arriva guardando i numeri, perché “la recessione è nelle paure, nell’inversione della curva americana, nelle attese, non è ancora nei numeri”, sottolinea Benetti. Lo stesso Market Specialist di GAM, inoltre, evidenzia la necessità di mettere in pratica adeguate politiche economiche a sostegno della crescita: in sostanza, il testimone deve passare dalla politica monetaria a quella fiscale dei singoli governi.

SPAZIO DI MANOVRA PER LA FED

Eppure il secondo elemento costruttivo è costituito proprio dalle banche centrali che restano accomodanti “quasi fossero impigliate nella rete da loro stesse tesa, incapaci di liberarsi senza l’aiuto delle politiche fiscali”, fa notare Benetti. Questo perché il tocco taumaturgico dei banchieri centrali, che ricorda il detto medievale “il re ti tocca, Dio ti guarisce”, non funziona in nessuno dei due casi. Secondo l’analisi di Benetti la notizia è che la Fed può contare su una vaghezza di obiettivi che “lascia le mani libere a Powell che, verosimilmente, terrà la Fed allineata e coperta in un anno elettorale, il terzo elemento costruttivo di breve termine”.

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LA COPERTURA DELLE ELEZIONI

Già, perché nel 2020 negli Usa si andrà a votare e Trump, a caccia del secondo mandato, farà di tutto per non dover condurre una campagna elettorale tra le insidie di dati economici e di mercato negativi. “Per quanto imprevedibile – commenta Benetti – Trump farà estrema attenzione a non rompere il giocattolo perché i suoi sostenitori vedono nella gestione dell’economia un punto di forza della sua presidenza”.

LE SCELTE DI PORTAFOGLIO

“Questi tre fattori costruttivi – conclude Benetti – ci portano a confermare il sovrappeso azionario nei portafogli multi-asset. D’altro canto, la fragilità dell’argomento TINA (There is no alternative alle azioni, ndr) fa sì che il sovrappeso sia contenuto e la nostra diversificazione la più ampia possibile, anche in strumenti che abbattono i rischi di inversione della direzionalità, come ad esempio strategie multi asset a bassa volatilità”.

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