Guerra commerciale, il cigno nero sarà Hong Kong?

cigno nero
di Chiara Merico 28 Agosto 2019 - 7:00

Gli sviluppi politici rappresentano il driver più rilevante per i mercati nel contesto attuale, sia all’interno dei singoli Paesi che nelle relazioni internazionali, spiega una nota di Hedge Invest Sgr

I rischi politici monopolizzano l’attenzione degli investitori: e uno dei fenomeni più significativi e discussi è quello delle tensioni commerciali tra Usa e Cina. Secondo Filippo Lanza, gestore del fondo HI Numen Credit di Hedge Invest Sgr, “il confronto commerciale è una nuova versione della guerra fredda: il mercato continua ad esprimere valutazioni scontando comportamenti di tipo razionale degli attori coinvolti che portano a conclusioni fuorvianti dal punto di vista economico”.

PRESSIONE POPULISTA

Secondo Lanza, “in varie parti del mondo la cattiva gestione politica verrà finalmente prezzata e gli incidenti diverranno sempre più probabili”. Inoltre, spiega il gestore, “la pressione populista sarà sempre più visibile in tutti i prossimi appuntamenti elettorali, come conseguenza della continua inflazione degli attivi rispetto alla stagnazione dei salari e dell’inverno tecnologico – l’accumularsi di un eccesso di investimenti e capacità produttiva dovuta alla tecnologia – alimentato dall’espansione monetaria”.

HONG KONG E GLI ALTRI HOTSPOT

Dal punto di vista geopolitico, secondo l’esperto un aspetto importante è “l’emergere di ‘hotspot’, o ‘punti caldi’ : sono come vulcani ‘dormienti’ che all’improvviso e inaspettatamente possono diventare estremamente attivi”. Un esempio molto attuale del risveglio improvviso di un hotspot geopolitico è la crisi in corso ad Hong Kong (HK): per Lanza “il proseguimento delle tensioni può facilmente andare fuori controllo e innescare un intervento più deciso da parte delle autorità cinesi”.

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IL PROSSIMO CIGNO NERO?

Tra i possibili esiti, l’esperto di Hedge Invest vede l’ipotesi che si interrompa l’attuale politica del currency peg, il regime di tassi di cambio fissi che lega il dollaro HK al dollaro Usa. “Riteniamo che possa dunque esservi un vero e proprio de-pegging – una rimozione del tasso di cambio fisso – qualora lo status speciale di Hong-Kong venisse sollevato a seguito di nuove rivolte. Ciò lascerebbe il ‘tesoro’ della Hong Kong Monetary Authority (HKMA) – vale a dire le riserve di dollari Usa – a disposizione della Cina per le sue negoziazioni commerciali con gli Usa”, spiega Lanza, secondo cui “è sorprendente pensare che, fino a qualche mese fa, le rivolte di Hong Kong così come la svalutazione della valuta da parte della Cina avevano zero probabilità anche negli scenari più pessimistici. Hong-Kong potrebbe essere il cigno nero nell’era della guerra commerciale”.

HARD BREXIT IN VISTA?

Un altro evento geopolitico su cui i riflettori sono costantemente accesi è la Brexit, sulla quale il gestore vede “crescenti probabilità di un’uscita no-deal il 31 ottobre, con il governo in piena campagna elettorale a seguito di un voto sfiducia che potrebbe arrivare in qualche momento a settembre”. Per Lanza “è piuttosto probabile che vi sarà sia una ‘hard Brexit’ che elezioni anticipate, in una crisi costituzionale senza precedenti che combinerebbe due scenari worst-case, ciascuno dei quali era considerato sostanzialmente impossibile dal mercato fino a poco tempo fa”.

IL VALORE DELLA GESTIONE ATTIVA

“Questi diversi fattori politici stanno influenzando pesantemente i mercati, generando un contesto di grande incertezza”, sottolinea Lanza, che esprime perplessità sull’effettiva capacità dei banchieri centrali di sostenere il momentum di espansione dei multipli sui mercati azionari e di contrastare l’impatto sfavorevole della guerra commerciale e dell’inverno tecnologico. “In un contesto così complesso, il valore di una gestione attiva come quella offerta da un fondo alternativo è più che mai evidente”, conclude il gestore.