Il food made in Italy cresce tre volte più del Pil

artigianalità
di Chiara Merico 21 Giugno 2019 - 10:44

Secondo la quinta edizione del Food Industry Monitor (Fim), le performance migliori sono quelle realizzate dalle aziende che puntano sull’artigianalità. E le realtà del food sono target interessanti per i fondi di private equity

Un settore che non conosce crisi e viaggia a una velocità tre volte superiore a quella del Pil: è quello del food, che nel 2018 ha continuato a crescere al 3,1%: un valore che supera di oltre tre volte la crescita del Pil italiano. Secondo la ricerca redatta per Ceresio Investors dall’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo, il trend positivo è destinato a proseguire nel 2019 e nel 2020, con tassi di crescita attesi di circa il 3% annuo (2019: 3%; 2020: 2,9%).

ARTIGIANALE È BELLO

A registrare le migliori performance, secondo lo studio, sono le aziende che puntano sull’artigianalità, cresciute negli ultimi dieci anni molto più della media delle realtà che non hanno fatto la stessa scelta. Tra i punti deboli dell’agroalimentare, invece, lo studio evidenzia il fatto che solo il 30% delle aziende possiede un proprio canale di vendita online.

PIÙ REDDITIVITÀ

“Il legame con il territorio, l’artigianalità e l’innovazione nei processi produttivi sono le principali determinanti della crescita redditizia delle aziende del comparto: sia per quanto riguarda la redditività delle vendite (Ros), sia per quella del capitale investito (Roic). L’artigianalità aiuta a sviluppare prodotti originali, venduti poi con un premium price”, specifica Carmine Garzia, relatore della ricerca.

IL PRIVATE EQUITY PUNTA LE AZIENDE DI SETTORE

Queste realtà rappresentano un investimento interessante, soprattutto per i fondi di private equity. “Il food è uno dei settori più forti del panorama italiano, con molte aziende capaci di eccellere grazie anche a una forte propensione internazionale”, sottolinea Alessandro Santini, head of corporate di Ceresio Investors. “Queste aziende sono attualmente tra gli obiettivi principali dei fondi di private equity, il motore della maggior parte delle aggregazioni, e hanno ottime prospettive di crescita, grazie a fusioni, acquisizioni e ovviamente al supporto finanziario”.

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BENE FARINE, OLIO, VINO E CAFFÈ

Scendendo nel dettaglio, lo studio rivela che i comparti che crescono maggiormente nel lungo periodo sono: farine, food equipment, caffè, surgelati, olio, packaging e vino. La redditività commerciale (Ros) nel comparto dei distillati è storicamente più elevata. Si rilevano buone performance anche per i comparti dell’acqua, dei dolci, della birra e della pasta, che hanno valori superiori alla media dell’intero settore.

STRATEGIE DI NICCHIA

“Continuiamo a osservare in alcuni comparti, tipicamente forti, lo sviluppo di interessanti strategie di nicchia”, spiega Garzia. “È il caso dell’olio, settore in cui alcuni produttori di medie dimensioni hanno investito sul branding e sulla comunicazione, puntando su nicchie di mercato e premium price basati sulla qualità percepita. Registriamo un trend simile nel comparto delle farine, dove le medie aziende e alcuni grandi player si sono focalizzati su prodotti con caratteristiche innovative per usi specifici, quali la produzione domestica di pani e pizze speciali”.

ATTENZIONE AL PACKAGING

Un altro comparto interessante è quello del packaging, che rappresenta, secondo il relatore della ricerca, “uno dei principali driver dell’innovazione nel food per diversi motivi: sono cambiate le abitudini di consumo e i formati, spesso più compatti e resistenti. Sono cambiate le formulazioni, la shelf life e quindi anche il packaging, come nel caso ad esempio dell’eliminazione dell’olio di palma. Infine, è in atto la sfida di creare imballaggi a ridotto impatto ambientale”.