Guerra commerciale… di trincea: strategie di resistenza

dazi
di Redazione 5 Giugno 2019 - 11:37

Gli ultimi sviluppi nella disputa Usa-Cina portano a pensare che la guerra commerciale possa durare parecchio: gli asset manager corrono ai ripari

Dopo aver trascorso i primi quattro mesi di quest’anno a delineare il possibile accordo nella disputa commerciale tra Usa e Cina, da inizio maggio la situazione è cambiata di colpo. A modificare il quadro d’insieme è stata la nuova escalation tariffaria alimentata da Trump, accompagnata da uno scambio di opinioni più accese sia da Washington che da Pechino.

LA SCURE DI TRUMP SU HUAWEI

A questo si è poi aggiunta la successiva decisione dell’amministrazione Trump di vietare alle società statunitensi di operare con il colosso tecnologico cinese Huawei e lo spettro delle rappresaglie cinesi. Gli investitori ora temono che la battaglia possa segnalare l’inizio di qualcosa di più profondo e più minaccioso per la crescita globale e, in ultima analisi, per i profitti aziendali.

LA NECESSITA’ DI UN ACCORDO USA-CINA

“Non pensiamo che questo rialzo di Borsa si sia concluso, riteniamo che il mercato azionario abbia ancora la possibilità di fissare nuovi massimi ma ha sicuramente bisogno di una maggiore speranza per un accordo Usa-Cina e di una maggiore fiducia che la crescita globale si stabilizzerà” ha dichiarato a MarketWatch Scott Wren, senior equity strategist globale presso Wells Fargo Investment Institute. Il riferimento è al fatto che ora gli investitori stanno scontando la prospettiva di dazi lunga durata, che potrebbero causare significative incertezze economiche e cambiamenti nei flussi commerciali.

CHI RESISTERÀ MEGLIO ALLE TURBOLENZE

Proprio il timore che la battaglia possa essere lunga ha spinto alcuni asset manager a modificare il posizionamento nei portafogli, sebbene ci sia chi, come Scott Minerd, direttore generale degli investimenti di Guggenheim Investments, è convinto che se il costo per gli Stati Uniti sarà elevato quello per la Cina lo sarà ancora di più. La questione infatti per chi investe è sapere chi resisterà meglio a queste turbolenze.

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UNA POSIZIONE TATTICAMENTE PIÙ DIFENSIVA

Lindsey Bell, investment strategist presso CFRA, all’inizio di maggio si è spostata su una posizione ‘tatticamente più difensiva’ sovrappesando il settore dell’assistenza sanitaria e aumentando il peso dei titoli del settore dei beni di prima necessità. Secondo Bell, c’è molta incertezza sugli impatti che una duratura battaglia commerciale potrebbe avere per i profitti aziendali. È vero che la crescita degli utili per le imprese dell’S&P 500 per il 2019 è prevista ora al 2,5% – rispetto all’1,9% stimato quando la stagione degli utili del primo trimestre è iniziata l’11 aprile scorso – mentre le aspettative per i profitti aziendali per il 2020 sono passate dal 12,7% all’11,8% nello stesso periodo. “Riteniamo che ci sia un rischio al ribasso per le prospettive di crescita degli utili nel secondo semestre” ha infatti puntualizzato Bell.

FIDUCIA NEI TECNOLOGICI E NEGLI INDUSTRIALI

Anche i gestori di Wells Fargo si sono spostati su una posizione più ‘neutrale’ nei loro portafogli, ma con una sostanziale differenza nelle scelte di portafoglio rispetto a quelle di Bell: hanno infatti favorito i settori tecnologici, industriali e di consumo discrezionali. Il motivo? Preferiscono mantenere l’esposizione a settori economicamente sensibili aspettandosi che l’espansione abbia ancora spazio nei prossimi trimestri.

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