Achal Sultania

Google colpisce Huawei, e la guerra tecnologica entra nel vivo

A seguito del decreto dell’amministrazione Trump, Mountain View annuncia lo stop alle relazioni con la cinese Huawei. Ma tra i due litiganti a godere potrebbero essere le compagnie europee

di Chiara Merico 20 Maggio 2019 - 9:54

La guerra commerciale tra Usa e Cina si sposta sempre più sul fronte tecnologico. Ad aprire un nuovo fronte è stata Google, che ha deciso di interrompere qualsiasi rapporto con la cinese Huawei. La società di Shenzhen è da sempre all’avanguardia nella realizzazione delle reti 5G di nuova generazione, e da tempo è finita nel mirino dell’amministrazione Trump, che accusa Huawei di voler diffondere nel mondo le sue tecnologie a fini spionistici e per questo l’ha inserita tra le aziende "a rischio" per la sicurezza nazionale.

RELAZIONI INTERROTTE


E la prima a rispondere all’appello del presidente è stata proprio Google: con un annuncio destinato ad avere conseguenze clamorose, la società americana che produce il sistema operativo Android, quello che fa funzionare la stragrande maggioranza degli smartphone nel mondo, ha annunciato la sospensione delle relazioni con Huawei. "Stiamo rispettando il decreto ed esaminandone le implicazioni", ha spiegato la stessa azienda di Mountain View in una nota.

DIVIETO PER LE COMPAGNIE PERICOLOSE


Il riferimento è appunto al divieto per i gruppi americani di intrattenere scambi con compagnie straniere ritenute pericolose per la sicurezza nazionale, emesso dall’amministrazione Trump la scorsa settimana. Una misura che secondo molti osservatori aveva come obiettivo proprio Huawei e che è destinata a sconvolgere gli scenari di settore.

LE CONSEGUENZE


Tutte le compagnie tech, come Google, devono infatti collaborare strettamente con i produttori di telefoni per far sì che i sistemi da loro sviluppati siano compatibili con i device. Tra le attività che Google ora deve interrompere ci sono i trasferimenti di hardware, software e servizi tecnici, il che vuol dire che Huawei, da ora in poi, potrà utilizzare solo la versione open source di Android. Inoltre, la società cinese non potrà più avere accesso alle app e ai servizi proprietari di Google, come il programma di posta Gmail.

REN MINIMIZZA


Il colosso di Shenzhen sta crescendo rapidamente ed è in pole position nello sviluppo della tecnologia 5G, ma resta dipendente dai fornitori esterni: secondo il Nikkei daily business, Huawei compra circa 67 miliardi di dollari in componenti ogni anno, di cui 11 miliardi da fornitori Usa. All’indomani della mossa di Trump il fondatore e ceo della compagnia cinese, Ren Zhengfei, ha commentato: “Non abbiamo fatto nulla che violasse la legge”, aggiungendo che l’impatto delle misure Usa dovrebbe essere limitato. Ma secondo un analista di Citi, citato dal Ft, il divieto potrebbe "paralizzare il business degli smartphone e dei componenti di Huawei".

Un raggio di sole per i conti Apple in attesa del 5G


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SULLO SFONDO NOKIA ED ERICSSON


Chi potrà beneficiare di questo scenario? Secondo un’analisi a cura di Achal Sultania, director technology equity research di Credit Suisse, ad approfittare di un’ipotetica perdita di quota di mercato per le cinesi Huawei e ZTE nell’industria dei componenti per telecomunicazioni potrebbero essere le europee Nokia ed Ericsson. Nel mercato degli equipaggiamenti wireless per hardware, che nel 2018 valeva 50 miliardi di dollari, Huawei e ZTE detengono rispettivamente quote del 30% e del 9%, mentre Nokia ed Ericsson hanno il 19% ciascuna.

BENEFICI SUI PROFITTI


In un panorama che resta caratterizzato dall’incertezza e che potrebbe portare a un ritardo nell’adozione delle tecnologie 5G, Sultania nota come “Huawei e ZTE insieme detengono una quota del 25-30% nei mercati fuori dalla Cina, che significa vendite pari a 25 miliardi di dollari”. In uno scenario ipotetico, che tenga conto delle possibili ripercussioni delle mosse Usa, “a ogni punto percentuale di quota di mercato perso da Huawei e ZTE – assumendo che venga equamente ripartito tra Nokia ed Ericsson – potrebbe corrispondere un beneficio potenziale del 3-4% sull’Ebit per le due società europee”.
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