ciclico

Il settore tecnologico non è così ciclico come un tempo

Mentre gli scettici temono una replica della bolla dot.com degli ultimi anni '90, alcuni investitori ritengono che i titoli del settore tecnologico stiano diventando meno rischiosi rispetto al passato

22 Marzo 2019 09:44

financialounge -  ciclico dot-com GICS settore tecnologico
Il settore tecnologico è stato a lungo ritenuto come il classico investimento ciclico, con le aziende hi tech che vendono prodotti e servizi non sempre essenziali alle imprese e ai consumatori, mentre le loro azioni sono spesso supportate dalle alte proiezioni di crescita dei ricavi che si contraggono fino ad azzerarsi con e recessioni economiche. Ma secondo alcuni investitori e analisti, gli operatori di mercato stanno iniziando a rivalutare quanto ciclico sia effettivamente il settore tecnologico, a seguito delle modifiche apportate lo scorso anno dai Global Industry Classification Standard, che hanno rimosso aziende ‘growth’ come Facebook, Alphabet (Google) e Netflix dal settore della tecnologia dell'informazione per inserirle nel settore dei servizi di comunicazione, e hanno classificato Amazon come azienda dei beni discrezionali di consumo. Queste imprese ad alta crescita rimangono altamente cicliche, presentando un rialzo e un rischio maggiore.

LE MODIFICHE GICS


Ricordiamo che i GICS (Global Industry Classification Standard) sono stati introdotti nel 1999 da MSCI in collaborazione con Standard & Poor's per definire una metodologia valida a livello mondiale per la classificazione settoriale delle industrie, in modo tale da permettere una comparazione omogenea alle analisi e alle ricerche sviluppate in diverse parti del mondo.

CORSI E RICORSI STORICI


"Il settore tecnologico non è così ciclico come un tempo", ha dichiarato a MarketWatch Dave Lafferty, chief market strategist di Natixis Investment Managers. L’esperto ha precisato che, mentre i titoli dei semiconduttori restano classici investimenti ciclici, il resto del settore delle tecnologie dell'informazione, il segmento dei software e dei servizi e quello dell’hardware e delle apparecchiature sono diventati meno ciclici a seguito dei cambiamenti delle esigenze aziendali, dei modelli di business e della maturazione delle società che in passato erano classificati come aziende ‘growth’. Allo stesso tempo, alcuni veterani del mercato azionario non concordano con la tesi in base alla quale il settore tecnologico non sia più da considerare ciclico, in quanto non farebbe altro che riflettere la stessa mentalità prevalente negli ultimi giorni della bolla dei dot.com scoppiata nel marzo 2000. Una bolla finanziaria che ha portato l’indice Nasdaq 100 a perdere oltre l’80 per cento del proprio valore tra l’8 marzo 2000 e il 29 settembre 2002.

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LEADERSHIP DI MERCATO


Resta il fatto che il settore tecnologico adesso non sembra affatto frenare in Borsa. Dal minimo del 24 dicembre scorso l’indice Nasdaq 100 ha registrato un rimbalzo del 22,8%, mentre l’S&P 500 si è fermato al +19,5%. Secondo Norm Conley, chief investment officer presso JAG Capital Management, la sovraperformance dell’hi tech in Borsa non è affatto messa in discussione dai recenti dati di bilancio inferiori alla attese. Per l’esperto, questi titoli sono leggermente più immuni al ciclo economico di quanto non lo fossero 10 anni fa, perché molte società di software si sono spostate su un modello di entrate basato sull’abbonamento: il suo riferimento è alla tendenza ormai sempre più consolidata nel settore tecnologico di fornire ‘software come servizio’, che porta a flussi di entrate più stabili rispetto agli acquisti una tantum.

PIU’ DIVIDENDI E BUY BACK


Il software aziendale era un investimento di imponenti dimensioni. Nel momento in cui un’azienda in passato decideva di implementare un software di Oracle o ottenere una licenza di Adobe, sapeva che si trattava di ingenti investimenti una tantum che sarebbero stati ammortizzati durante le recessioni economiche. Il modello di sottoscrizione con abbonamento, invece, oltre alla crescente dipendenza delle aziende al software aziendale, renderà la recessione meno dannosa per le società fornitrici. Il tutto senza trascurare il fatto che Apple e altri titoli della tecnologia avanzata come Microsoft e Visa hanno ripagato gli azionisti più di quanto non abbiano fatto le società tecnologiche in passato, grazie anche alla non ciclicità della liquidità delle loro entrate. Molte società del settore tecnologico hanno incrementato gli importi dei dividendi che potrebbero costituire una percentuale più corposa del rendimento totale dell’investimento nel breve termine, e hanno anche irrobustito i buy back (riacquisti di azioni proprie) che sostengono le valutazioni del titolo sul mercato.

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