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Come riallocare il portafoglio se si avvista una recessione USA

Gli economisti di Capital Group prendono in considerazione cinque indicatori chiave per capire se è in arrivo una fase negativa del ciclo e consigliano come posizionarsi su azionario e obbligazionario USA

13 Marzo 2019 07:00

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L’economia americana ha rallentato nel quarto trimestre del 2018 e molti indicatori puntano a un’ulteriore frenata nel primo del 2019. Molti segnali, primo tra tutti una curva dei tassi piatta che minaccia di invertirsi, segnalano la possibilità di una recessione che interrompa il lunghissimo ciclo di espansione economica che dura ormai da 10 anni e che sembra entrato almeno in fase di maturità. Resta il fatto che le recessioni, tecnicamente definite da due o più trimestri consecutivi di crescita negativa del PIL, sono quasi sempre molto difficili da prevedere. Di solito le fasi recessive sono molto più brevi di quelle espansive, durante i 10 cicli dal 1950 a oggi hanno avuto una durata compresa tra 8 e 18 mesi, con una media di 11 mesi. Sono periodi spesso difficili da affrontare e superare, ma per l’investitore che guarda al lungo periodo costituiscono  contrattempi relativamente brevi nella storia dell’economia.

COSA TENERE D’OCCHIO, A PARTIRE DALLA CURVA DEI TASSI


Anche se un periodo di recessione non sembra imminente, non è mai troppo presto per pensare alle potenziali ripercussioni di un evento del genere sul proprio portafoglio. Per questo gli economisti di Capital Group Darrell Spence e Jared Franz si sono esercitati in un’analisi sugli indicatori che segnalano le recessioni e sul posizionamento del portafoglio in questa prospettiva, in quanto i cicli ribassisti del mercato e le recessioni sono a volte concomitanti, con le azioni che tendono a raggiungere il picco con un anticipo di circa sette mesi rispetto al ciclo economico. I due esperti individuano 5 indicatori da tenere sott’occhio: la curva dei tassi, gli utili societari, il mercato del lavoro, il mercato immobiliare e i leading indicators. Partendo dal primo, una curva dei rendimenti invertita, con i tassi a breve più alti di quelli a lungo termine, è uno dei segnali di recessione più preciso e citato, infatti ha preceduto tutte le recessioni negli Stati Uniti degli ultimi 50 anni. A dicembre 2018, la curva dei rendimenti tra i Treasury USA a due anni e a cinque anni si è invertita per la prima volta dal 2007, quella sul gap tra i rendimenti a 2 e 10 anni, a cui si fa riferimento con maggiore frequenza, non ha ancora registrato un’inversione.

LA CONCATENAZIONE TRA UTILI E DISOCCUPAZIONE


Passando agli utili aziendali, se i margini di profitto aumentano, le imprese possono incrementare gli investimenti, le assunzioni e gli stipendi, creando vantaggi per tutta l’economia e supportando periodi di espansione prolungati. Oggi sono ancora su livelli alti dal punto di vista storico, anche se secondo i due esperti di Capital Group “ci sono motivi di credere che abbiano già raggiunto il picco”. E quando gli utili  calano, le imprese tagliano posti di lavoro, la disoccupazione aumenta e i consumatori riducono  la spesa nei  consumi discrezionali, influendo così negativamente sulla redditività delle imprese cicliche. Finora la crescita dei salari USA è stata di gran lunga inferiore alla media delle precedenti espansioni, anche se di recente ha mostrato segni di ripresa. Per gli economisti di Capital Group in questo momento “è difficile prevedere un ulteriore calo della disoccupazione”, ai minimi storici.

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I LEADING INDICATOR NON SEGNALANO ANCORA PERICOLO


L’altro indicatore da guardare è rappresentato dagli avvii di nuovi cantieri per la costruzione di abitazioni, in quanto i progetti edilizi possono durare diversi mesi e i costruttori sono restii a preparare il terreno per nuovi progetti se prevedono successive flessioni dell’economia. A novembre 2018, i dati  erano in linea con quelli dell’anno precedente, mentre negli ultimi mesi hanno registrato un leggero calo. L’aumento dei tassi sui mutui ipotecari è stato un ostacolo, ma per gli economisti Spence e Franz “lo scenario potrebbe variare se la Federal Reserve rallenterà il ritmo degli aumenti dei tassi”. Infine i leading indicators, in particolare quello elaborato dal Conference Board, che a settembre 2018 ha registrato un aumento del 7% rispetto all’anno precedente, portandosi al tasso di crescita più sostenuto degli ultimi otto anni. Ma in seguito, l’indice ha subito un lieve rallentamento, assestandosi sul 4,3% a dicembre. Gli economisti di Capital Group notano che “se più indicatori chiave iniziano a mostrare numeri in rosso per un periodo prolungato, il quadro diventa più chiaro ed eloquente, ma quel momento non è ancora arrivato”.

PORTAFOGLI BEN EQUILIBRATI E DIVERSIFICATI


Sulla base di tutte queste considerazioni, gli economisti di Capital Group consigliano gli investitori di cogliere l’opportunità per rivedere la propria asset allocation complessiva, che potrebbe aver subito forti variazioni durante il ciclo rialzista, assicurandosi di disporre di un portafoglio equilibrato e ben diversificato. Non tutte le attività finanziarie reagiscono allo stesso modo nei periodi di stress economico, nelle ultime otto principali fasi di flessione, alcuni settori di Wall Street hanno mostrato una maggior capacità di tenuta rispetto di altri, con i beni primari di consumo e i servizi di pubblica utilità che hanno generato dividendi importanti, mostrando un potenziale di rendimento costante nei periodi di calo delle quotazioni. Anche in una fase di regresso i titoli orientati alla crescita possono trovare posto nei portafogli, ma gli investitori devono selezionare imprese con bilanci solidi, flussi di cassa costanti e prospettive di crescita a lungo termine, in grado di resistere alle volatilità, secondo Capital Group.

PERCHE’ IL REDDITO FISSO HA UN RUOLO IMPORTANTE


I due economisti sottolineano che la parte obbligazionaria del portafoglio è essenziale per raggiungere la stabilità e la conservazione del capitale, soprattutto in presenza di mercati volatili, e osservano che durante le ultime sei correzioni i rendimenti dei bond USA sono stati stabili o positivi ben cinque volte. Quindi la raccomandazione è: piuttosto che incrementare l’allocazione obbligazionaria in previsione di una recessione, è importante assicurarsi che l’esposizione al reddito fisso sia in grado di coprire i quattro ruoli svolti dalle obbligazioni, vale a dire diversificazione, creazione di reddito, conservazione del capitale e protezione dall’inflazione.

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