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Banche centrali, i destini incrociati di Fed e Bce

Banche centrali: quella americana deve valutare se mettere in pausa il programma di rialzo dei tassi, quella europea deve fare i conti con un appannamento dell’economia più serio del previsto

17 Gennaio 2019 10:42
financialounge -  banche centrali BCE Europa Federal Reserve GAM Gregoire Mivelaz USA https://www.flickr.com/photos/europeancentralbank/45388346765/
financialounge -  banche centrali BCE Europa Federal Reserve GAM Gregoire Mivelaz USA https://www.flickr.com/photos/europeancentralbank/45388346765/

Anche quest’anno gli investitori dovranno prestare molta attenzione alle mosse delle banche centrali, in particolare a quelle dalla Federal Reserve e della Bce. Le economie statunitense e europea si trovano in una fase molto differente tra loro. La prima percorre l’ultimo miglio di un ciclo di crescita che dura quasi 10 anni mentre quella europea, che nel 2017 sembrava avviata a un buon ritmo di crescita di metà ciclo, mostra segnali di affaticamento registrati persino da Mario Draghi, che ieri ha dichiarato “l'economia europea sta rallentando più del previsto e dunque ha bisogno degli stimoli”.

IMPATTI POSITIVI SUL SETTORE FINANZIARIO


“Sebbene gli ultimi dati sull’economia della zona euro sembrino frenare l’azione di normalizzazione dei tassi da parte della Bce, sono in molti ancora ad aspettare che Draghi annunci il suo primo aumento dei tassi d’interesse nel prossimo autunno” riferisce Grégoire Mivelaz, gestore delle strategie Credit Opportunities di GAM Investments. Una mossa che avrebbe degli impatti positivi sui margini e sui profitti nel settore finanziario e che, pertanto, dovrebbe spingere gli investitori a incorporare nelle valutazioni dei titoli del settore finanziario europeo il probabile miglioramento dei bilanci. Un trend che dovrebbe premiare in modo particolare i leader nazionali che Grégoire Mivelaz tende a privilegiare.

DOVE RICAVARE PROFITTI


“Circa i 50% delle nostre posizioni in portafoglio sono caratterizzate dal poter beneficiare in modo ottimale lo sfruttamento dell’aumento dei tassi, sia nell’ambito delle strategie in titoli a tasso fisso che variabile. L’obiettivo è quello di ricavare profitti sia del miglioramento delle metriche di credito, che di uno scenario di incremento dei tassi” spiega l’esperto.

IL SENTIMENT DEGLI INVESTITORI


In attesa di verificare se e quando la Bce alzerà i tassi, i riflettori dei mercati restano puntati sulla Fed che i tassi invece li ha iniziati ad aumentare dal 2015, l’ultimo dei quali nello scorso mese dicembre, e che da allora ha fortemente influenzato il sentiment degli investitori. A questo proposito, c’è da registrare l’annuncio nei primi giorni del mese da parte del Presidente della Fed, Powell, secondo il quale l’attuale politica monetaria statunitense si sta avvicinando al cosiddetto ‘tasso neutrale’.(né espansivo e nemmeno restrittivo per l’economia).

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LA BRUSCA INVERSIONE DI POWELL


Una brusca inversione di tendenza rispetto alle dichiarazioni che lo stesso numero uno della Fed aveva rilasciato ai primi di ottobre e che, proprio per questo hanno rianimato i mercati nella convinzione che il processo di inasprimento politico della Fed sia prossimo al termine. Secondo Larry Hatheway, capo economista di GAM Investments, dal momento che l’inflazione difficilmente riuscirà a superare il target prefissato, non c’è per la Fed la necessità di spingere la sua politica monetaria in territorio restrittivo.

INCERTEZZA SULLA POLITICA MONETARIA


Questo tuttavia non deve fare abbassare la guardia agli investitori, in quanto per ancora molti mesi lo scenario d’investimento resterà pesantemente influenzato dall’incertezza in merito alla politica monetaria. Per esempio, Larry Hatheway segnala che mentre i mercati stanno scontando un aumento dei tassi nel 2019, per GAM i rialzi della banca centrale nel corso di quest’anno potrebbero essere di più determinando una inevitabile reazione sul mercato nel momento in cui gli investitori si renderanno conto che la politica monetaria si farà più restrittiva di quanto attualmente auspicato. Inoltre occorre tenere conto anche del trend al rialzo dei prezzi al consumo destinati a mano a mano a raggiungere e persino superare leggermente il target della Fed: un fenomeno che farà ulteriore pressione sulla politica monetaria della Fed.
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