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Commodity, ecco cosa c’è in serbo per il 2019

Mentre l’esposizione alle materie prime è, in generale, una valida strategia anti inflazione, le prospettive per oro, rame e soia mostrano una tendenza al miglioramento mentre quelle del gas naturale potrebbero peggiorare nel 2019

27 Dicembre 2018 10:44
financialounge -  commodity GAM gas naturale grano mais materie prime oro rame
financialounge -  commodity GAM gas naturale grano mais materie prime oro rame

II 2018 si è rivelato piuttosto deludente sui mercati finanziari anche per le materie prime. Ma le prospettive di alcune commodity che non hanno brillato quest’anno, come l'oro, il rame, il mais e la soia, potrebbero essere i leader del 2019. Al contrario, le prospettive sul gas naturale sembrano meno incoraggianti. "Con questioni politiche come la Brexit e la guerra commerciale in corso tra Washington e Pechino, ci sono una serie di nuove opportunità che si proiettano nel 2019 per gli investitori", ha dichiarato Mihir Kapadia, amministratore delegato di Sun Global Investments. Tra le quali indica l’oro (+1,2% in euro nel 2018), che ha registrato una performance inferiore alla media di mercato negli ultimi anni. Tra le principali cause del freno delle quotazioni nel 2018, l'aumento dei tassi di interesse statunitensi. Tassi più alti rendono gli strumenti a reddito fisso del Tesoro USA più attraenti rispetto all'oro e, inoltre, aumentano il costo dello stoccaggio del metallo prezioso.

L’ORO E’ PRONTO A RISALIRE


Tuttavia, Jeb Handwerger, direttore di Goldstocktrades.com, esperto del settore di esplorazione e sviluppo minerario, pur ammettendo che l'oro sia inversamente correlato a titoli e obbligazioni, fa presente che la Federal Reserve ha alzato i tassi di interesse quattro volte nel 2018 ma il presidente Jerome Powell ha specificato che i tassi sono ora vicino al livello neutrale (né espansivi né restrittivi per l’economia). La Fed potrebbe ricominciare ad abbassare i tassi di interesse se il mercato azionario restasse volatile e se i rendimenti obbligazionari continuassero ad aumentare.

MAIS, SCORTE DIMINUITE DEL 9,2%


“Una pausa nell'aumento dei tassi, o addirittura un calo, potrebbe portare a una certa pressione al rialzo sulle materie prime in generale, dal momento che le loro quotazioni sui mercati sono in dollari USA", ha affermato Colin Cieszynski, capo stratega di mercato di SIA Wealth Management, che intravede buone prospettive soprattutto per l'oro e alcuni cereali come il mais. "Il mais potrebbe essere la commodity più brillante sul mercato tra i cereali nel 2019, principalmente grazie al miglioramento dei fondamentali. Infatti il consumo globale di mais cresce ad un ritmo quasi due volte più veloce della produzione: non a caso le scorte globali di mais sono diminuite del 9,2% rispetto allo scorso anno", ha detto Sal Gilbertie , presidente e chief investment officer di Teucrium Trading.

GRANO GIU’, SOIA SU


Al contrario, il grano avrà difficoltà a ripetere i forti guadagni del 2018, ottenuti grazie ai fattori legati al clima che hanno spinto al rialzo i prezzi. Ma Ed Egilinsky, amministratore delegato e responsabile degli investimenti alternativi a Direxion reputa che proprio l'impennata delle quotazioni del grano abbia determinato un forte incremento della produzione e potrebbe portare a un eccesso di offerta nel 2019. Nel frattempo, sono migliorate le prospettive per la soia. Dopo aver perso il 12% in euro nel 2018 a seguito della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, l’indiscrezione trapelata dopo la tregua sancita al G20 secondo la quale Pechino preferirebbe l'acquisto di semi di soia di origine americana, potrebbe scatenare, se confermata negli acquisti sul mercato, un rapido rally.

BENE IL RAME MA NON IL GAS NATURALE


Allo stesso modo, se la disputa commerciale tra Washington e Pechino si avviasse ad una soluzione anche i prezzi del rame ne beneficerebbero, soprattutto se i mercati emergenti mostrassero segnali di ripresa. Al contrario, si fanno meno incoraggianti le prospettive per il gas naturale. Dopo un 2018 da incorniciare (+25% in euro), è probabile che una volta finito l'inverno si possa assistere a una caduta dei prezzi che, oltre alla contrazione stagionale sommerebbe le implicazioni del calo del petrolio che non si sono ancora riflesse sul prezzo del gas naturale negli ultimi mesi.

DIVERSIFICARE CON LE MATERIE PRIME


In tutti i casi, secondo Joachim Corbach e Christian Gerlach , responsabili delle strategie sulle materie prime di GAM Investments, risulta sempre opportuno investire in materie prime, soprattutto se si teme per un’improvvisa fiammata inflattiva. I due esperti ritengono che le banche centrali possano trarre utili informazioni dall’analisi delle curve dei rendimenti e delle materie prime. Questo perché la forma della curva delle materie prime può indicare pressioni o inflazionistiche o deflazionistiche impreviste, fornendo un prezioso contributo ai modelli di politica monetaria. “Dal momento che la curva dei rendimenti è un indicatore assoluto di inflazione/deflazione prevista è corretto usarla in contemporanea con la curva delle materie prime, che può indicare pressioni o inflazionistiche o deflazionistiche impreviste, fornendo un prezioso contributo ai modelli di politica monetaria. A patto, però, di abbinarle in modo corretto, in quanto le loro interpretazioni non sono di semplice lettura“ sottolineano Joachim Corbach e Christian Gerlach. I due esperti osservano in questo momento curve dei rendimenti più o meno piatte, ma non escludono pressioni inflazionistiche o deflazionistiche alla luce delle attuali curve delle materie prime. “Pertanto, siano persuasi che sia giunto il momento di investire anche in materie prime per avere un portafoglio diversificato, sia in termini assoluti che come copertura contro l’inflazione” concludono Joachim Corbach e Christian Gerlach.

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