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Dazi, Schroders scettica su un accordo Trump-Xi nonostante la tregua

Secondo Keith Wade l’intesa di lungo termine su temi chiave come i diritti sulla proprietà intellettuale è ancora lontana e nel 2019 potrebbero nascere nuove tensioni tra Cina e USA.

4 Dicembre 2018 07:00

Il 2018 era iniziato in modo piuttosto tonico per i mercati finanziari. Ma da febbraio il vento ha cominciato a cambiare. Dapprima sono state le preoccupazioni sulle maggiori aspettative di inflazione negli Stati Uniti a scatenare la correzione delle Borse poi, in primavera, ha cominciato a divampare la guerra commerciale tra Washington e Pechino. I timori che i dazi sul commercio potessero intralciare il cammino della crescita che, peraltro, cominciava a mostrare i primi segnali di rallentamento, hanno accompagnato gli investitori e il management aziendale negli ultimi mesi determinando un clima di sfiducia generalizzato sulle prospettive dell’economia per il 2019.

L’INCONTRO TRA TRUMP E XI


In quest’ottica, l’incontro tra il presidente statunitense Donald Trumo e quello cinese Xi Jinping in occasione del G20 a Buenos Aires, veniva considerato di fondamentale importanza per comprendere quale piega potesse prendere l’evoluzione dei dazi commerciali tra le due principali potenze economiche mondiali. Ebbene, come ormai è noto, l’incontro si è concluso in termini positivi che scongiurano quantomeno un’escalation della trade war all’avvio del nuovo anno.

SCETTICISMO A LUNGO TERMINE


“Tuttavia, continuiamo ad essere piuttosto scettici su un accordo di lungo termine su questioni quali i diritti sulla proprietà intellettuale: ecco perché riteniamo probabile che nel corso del 2019 ci possa essere un riacutizzarsi delle ostilità tra Washington Pechino” specifica Keith Wade, Chief Economist & Strategist di Schroders.

L’ESITO DELLE ELEZIONI DI MID TERM


L’esperto, tornando all’incontro a Buenos Aires, ritiene che quanto annunciato a fine vertice, possa essere stato il frutto dell’esito delle elezioni di Mid-Term che hanno indebolito l’amministrazione Trump, convincendola che i dazi commerciali possono provocare danni all’economia USA.

Brexit, senza accordo Regno Unito in recessione nel 2019


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IMPATTI A BREVE TERMINE


In tutti i casi, l’annuncio di procrastinare per 90 giorni la decisione di portare dal 10% al 25% i dazi commerciali USA per le merci cinesi, ha impatti immediati di rlievo. L’inflazione statunitense non dovrebbe subire un ulteriore scatto all’insù nei primi mesi del prossimo anno e, a cascata, potrebbe indurre la Federal Reserve a riflettere sul da farsi in termini di tassi, magari valutando una pausa. In parallelo, anche le aziende potranno beneficiare di un contesto meno negativo nei prezzi delle importazioni. Un insieme di fattori che, secondo Keith Wade, dovrebbero risultare positivi per l’economia, che dovrebbe perdere slancio l’anno prossimo, proprio in corrispondenza del fatto che gli stimoli fiscali scemeranno.

PROPRIETA’ INTELLETTUALE E TECNOLOGIA


L’esperto, come detto sopra, resta tuttavia piuttosto scettico su quanto possa durare la tregua. “Se si analizzano le rispettive conferenze stampa, si nota una divergenza piuttosto evidente. Mentre in quella degli Stati Uniti è stato sottolineato che i dazi al 25% verranno imposti se non sarà raggiunto un accordo dopo 90 giorni, in quella cinese si è discusso di ridurre i dazi esistenti” spiega Keith Wade. Non solo. Secondo l’esperto, che se è senz’altro vero che l’esito dell’incontro possa essere classificato come ‘migliore delle attese’, è altrettanto vero che permangono sul tavolo, in tutta la loro gravità, le differenze sulla proprietà intellettuale e sul trattamento della tecnologia in Cina.

GLI ESPONENTI PIU’ CONSERVATORI DELLA CASA BIANCA


Come dire che per un accordo effettivo di lungo termine tra le due superpotenze economiche mondiali ci vorrà ancora tempo. Anche perché da un lato, quello americano, gli esponenti più conservatori della Casa Bianca continueranno a fare pressioni per la loro causa (condivisa dalla base elettorale di Trump), mentre dall’altro, quello cinese, è difficile (se non impossibile) che il Presidente Xi Jinping rinunci alla posizione di Pechino sulla proprietà intellettuale.
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