giovanni tria

Manovra, il rientro delle tensioni su emergenti e dazi può aiutare a digerire il 2,4%

Non piace agli investitori il deficit fissato nel DEF ma non è allarme rosso anche perché a differenza di maggio e agosto il clima sui mercati globali è più disteso con Wall Street che assorbe i rialzi della Fed.

28 Settembre 2018 10:41
financialounge -  giovanni tria italia legge di bilancio 2019 mercati emergenti https://www.facebook.com/LuigiDiMaio/photos/pcb.1916156508420886/1916156391754231/?type=3&theater
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Dalla mattina del 28 settembre gli occhi degli investitori globali resteranno puntati sull’Italia dopo l’accordo raggiunto per un deficit al 2,4% per la manovra finanziaria, ben sopra la linea che nei giorni scorsi aveva tracciato il ministro Tria. Ma anche ben sotto il limite invalicabile del 3%, oltre che lontano dal 2,8% della Francia che era stato indicato come obiettivo possibile. La reazione immediata in termini di spread e mercato azionario non è stata positiva, ma siamo ancora abbastanza lontani dai picchi toccati dallo spread a maggio e poi ad agosto. E questo non solo perché i mercati in qualche modo si riservano il giudizio sull’Italia, in attesa di vedere in dettaglio le misure e soprattutto cosa succederà in Parlamento. Siamo lontani da quei picchi perché il contesto esterno è diverso.

UN AIUTO DA FED E WALL STREET


L’allarme spread italiano era scattato in coincidenza con l’esplosione di situazioni critiche in alcuni mercati emergenti, a cominciare da Turchia e Argentina, con timori diffusi di contagio, come avvenne con la crisi asiatica di vent’anni fa. Ora quei timori sono del tutto rientrati, la Turchia resta in parte un problema ma isolato, mentre l’Argentina è sulla buona strada con l’accordo raggiunto con il Fondo Monetario. E soprattutto Wall Street non ha interrotto la sua crescita costante. Sembra aver superato i timori della guerra dei dazi e soprattutto mostra di reggere bene ai rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve, che ha ormai ‘avvistato’, per così dire, il livello di neutralità monetaria, che molti indicano in tassi al 2,75-3%. Oggi siamo al 2,25%, questo vuol dire che per raggiungere quell’obiettivo è sufficiente un altro rialzo a dicembre e altri due, non più tre come si temeva, nel 2019.

Stefano Caratelli, editorialista FL, ospite a TgCom24

PERCHÉ L’ITALIA NON È LA FRANCIA


Tornando alla manovra italiana, perché un deficit al 2,8% avrebbe suscitato un allarme maggiore lo ha spiegato bene proprio su FinanciaLounge Maria Paola Toschi, di J.P. Morgan Asset Management: un decifit al 2,8% come la Francia non si può applicare anche all’Italia perché cresce meno e perché ha un debito oltre il 130%, mentre la Francia è circa al 100%. Infatti lo spread francese è a 32 punti e quello italiano ora oltre i 250. Un contesto molto più disteso sui mercati internazionali indubbiamente può aiutare mercati e investitori a digerire meglio un livello di deficit giudicato elevato, ma non a livelli di allarme rosso. È un contesto che sembra destinato a durare almeno fino a fine anno, sostenuto da un’economia americana che continua a correre ma anche da un dollaro che non si rafforza più di tanto e da tassi a lungo termine americani che non superano il 3%, nonostante i rialzi della Fed. Questi due elementi, dollaro non troppo forte e tassi USA a lunga contenuti, sono molto positivi per i mercati emergenti, perché consentono di sostenere meglio gli squilibri.

La Federal Reserve "avvista" la normalità monetaria


La Federal Reserve "avvista" la normalità monetaria





BOTTOM LINE


Il clima generale dei mercati globali tutto sommato sta dando un ‘aiutino’ a superare senza traumi eccessivi il passaggio della manovra italiana. Vedremo se nei prossimi giorni questo verrà confermato. Ora i numeri sono stati scritti. Come ha detto più volte il presidente della BCE Mario Draghi ora bisogna stare attenti a non fare altri danni con le parole.
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