diversificazione

Sangue freddo e pazienza: alla ricerca di valore nelle obbligazioni indiane

In un contesto carente in termini di rendimento, l’obbligazionario India offre capacità di diversificazione del portafoglio con un interessante profilo rischio/rendimento. A patto di avere un orizzonte di investimento sufficientemente lungo, specificano gli esperti di Invesco.

13 Settembre 2018 08:54

“Gli investitori che hanno una tolleranza al rischio alta e un orizzonte temporale sufficientemente esteso, potrebbero guardare alle opportunità di rendimento e alla capacità di diversificazione di portafoglio dell’obbligazionario indiano che rimangono interessanti. Anche alla luce del fatto che il loro profilo di rischio si è dimostrato, nelle situazioni di stress, più contenuto rispetto a quello del debito emergente in valuta locale in generale. È il parere Luca Tobagi, Investment Strategist di Invesco, e Sujoy Das, Head India Fixed Income e gestore di Invesco India Bond Fund di Invesco, che fanno il punto sull’economia indiana.

INFLAZIONE DESTINATA A SCENDERE


Il convincimento dei due esperti parte dalla loro visione del quadro macro, nel quale l’inflazione sembra destinata a rientrare progressivamente verso l’obiettivo di politica monetaria del 4% (+/-2%), se non addirittura a scendere anche al di sotto di tale livello. Un importante indizio in questa direzione è l’indice della crescita dei prezzi al consumo che, fra giugno e luglio, ha evidenziato una sensibile contrazione dal 5% al 4,1%.

PREZZO DEL PETROLIO E TECNOLOGIA IMPORTATA


Certo, ammettono Luca Tobagi e Sujoy Das, l’inflazione dell’India è influenzata anche da due importanti fattori che non è in grado di governare: il prezzo del petrolio (il paese importa circa l’80-85% del proprio fabbisogno) e alcuni prodotti elettronici che l’India importa. Resta il fatto che, al netto dei flussi di capitale, dal 2012 l’indebolimento medio annualizzato della rupia indiana contro dollaro è stato sostanzialmente in linea con il differenziale medio di inflazione.

TASSO DI CAMBIO DELLA RUPIA


“Nell’ultima fase, tuttavia, tale relazione non è stata confermata e il tasso di cambio si è rivelato più debole, forse perché hanno prevalso le aspettative, fattori psicologici e deflussi di capitale dal paese e meno altri fattori” puntualizzano i due esperti. I quali tengono poi a sottolineare come il peggioramento del deficit commerciale, uno dei fattori macro che potrebbe aver influenzato l’andamento del tasso di cambio della rupia indiana, sia da contestualizzare. “L’economia dell’India sta crescendo a tassi più sostenuti di tutti, e questo porta con sé un aumento delle importazioni. È vero che il paese esporta ma sappiamo che il suo motore di crescita, a differenza di altre potenze asiatiche, è ciò che avviene all’interno del paese” specificano Luca Tobagi e Sujoy Das.

SOLIDITÀ ECONOMICA E POLITICA


L’India, infatti, vanta una solidità, sia dal punto di vista della crescita economica, sia dal punto di vista della politica (con una ritrovata stabilità della leadership corrente). Inoltre la Banca Centrale, nell’ultimo meeting, ha fatto intuire che, se lo scenario non cambia, il percorso di rialzo dei tassi può considerarsi esaurito sulla base delle condizioni economiche correnti.

RITORNO DEGLI INVESTITORI


Tutte queste peculiarità dell’India non sono passate probabilmente in secondo piano tra gli investitori internazionali. Se è vero che c’è stata una fuga di capitali dagli emergenti che ha visto, tra febbraio e luglio di quest’anno, defluire oltre 7 miliardi di dollari dall’obbligazionario indiano, è altrettanto vero che fra luglio e agosto ci sono stati investimenti esteri per circa 700 milioni.

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ALTO TASSO DI RISPARMIO DEGLI INDIANI


Inoltre il tasso di risparmio degli indiani si colloca fra il 7,5% e l’8,5% del reddito mentre la crescita economica solida incentiva l’accumulazione domestica: basti pensare che l’80% circa di ciò che non è investito in immobili è destinato a strumenti di deposito bancari e obbligazioni.

IL PORTAFOGLIO DEL FONDO


Alla luce di questo contesto, il fondo [tooltip-fondi codice_isin="LU0996662697"]Invesco India Bond Fund[/tooltip-fondi] risulta potenzialmente ben posizionato per sfruttare la situazione in modo opportunistico. “Per sfruttare al meglio il sensibile rialzo dei rendimenti dei titoli di stato, il portafoglio è stato allocato per il 78% in questo segmento, di cui un 43% circa in governativi e un 35% circa in debito di agenzie governative o altri enti legati al governo. Le obbligazioni societarie, invece, pesano per il 22%.

RENDIMENTO ALL’8,44% E ALTA QUALITÀ DEL CREDITO


La qualità del credito è come sempre molto elevata (con rating AAA o parte alta dell’investment grade locale) mentre il rendimento a scadenza del portafoglio si attesta all’8,44%. Da notare, infine, che le recenti modifiche apportate al portafoglio, hanno consentito di ridurre la duration (scadenza media dei titoli che determina la sensibilità alla variazione dei tassi di interesse, ndr) da 5,17 a 5 anni” concludono Luca Tobagi e Sujoy Das.

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