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Wall Street dei record nonostante le catastrofi annunciate

Superato il record di durata del mercato Toro, finora detenuto dalla corsa di Internet e della New Economy negli anni 90, ma non in termini di dimensione del rialzo, che resta comunque un rispettabile 16,5% l’anno.

22 Agosto 2018 09:13

Il 22 agosto 2018 sembra destinato a diventare una data storica negli annali di Wall Street. Il mercato Toro, partito a marzo del 2009 sulle ceneri della catastrofe di Lehman raggiunge infatti il traguardo di 3.453 giorni, vale dire nove anni, cinque mesi e 13 giorni, battendo la corsa di 113 mesi iniziata nel 1990 e culminata con la bolla di Internet a marzo del 2000. La definizione di mercato Toro, su cui non c’è consenso assoluto, prevede che non ci debbano essere durante il percorso ribassi del 20% e oltre rispetto ai massimi, che invece segnalano l’ingresso nel territorio dell’Orso. Sono invece ammesse le correzioni, vale a dire ribassi di oltre il 10%, come accaduto a fine gennaio-inizio febbraio di quest’anno, dopo i massimi di sempre toccati dallo S&P 500 il 26 gennaio.

NON SONO MANCATI STORNI E CORREZIONI


La corsa del Toro non è stata senza qualche scossone. In questi nove anni e mezzo ci sono stati 16 arretramenti di almeno il 5% e quattro di almeno il 10%, più ben 60 ‘attacchi di panico’ misurati da Yardeni Research e definiti come storni di almeno l’1% indotti da news negative. Che sicuramente non sono mancate dal 2009 ad oggi. L’elenco delle più recenti è abbastanza lungo: guerra dei dazi, ritorno delle nubi sul debito europeo con epicentro l’Italia, crollo della lira turca e timori di contagio a tutta l’area degli emergenti, etc. Ma il Toro di Wall Street ha tirato diritto, e ora rischia addirittura di mettere a segno un doppio record. Oltre a quello della durata, anche quello dei massimi storici. Quelli toccati a fine gennaio potrebbero essere superati in sincronia. Lo S&P 500 infatti viaggia a pochi decimali di distanza da quota 2.873 toccata appunto il 26 gennaio 2018.

[caption id="attachment_129678" align="alignnone" width="1004"]Le corse del toro a Wall Street. Crescita cumulata dell’indice S&P 500. Fonte: S&P Dow Jones Indices Le corse del toro a Wall Street. Crescita cumulata dell’indice S&P 500. Fonte: S&P Dow Jones[/caption]

L’ORSO QUANDO ARRIVA È BRUTALE


Il record degli anni 90 resta invece intatto in termini di crescita percentuale degli indici dell’azionario americano. Anzi, di record da battere ne restano due: quello del Toro del 1932-1937 e quello del 1990-2000, quando Wall Street avanzò in termini di media annua del 35,5% e del 22%, contro il 16,5% del Toro 2009-2018. Bisogna osservare che per accumulare record il Toro ci mette anni, mentre per bruciarli all’Orso bastano pochi mesi. Gli ultimi due periodi dominati dal bovino sono stati particolarmente brutali, un calo che ha sfiorato il 50% nel caso dell’esplosione della bolla di Internet a primavera del 2000 e un tonfo arrivato a quasi il 57% dopo il crac di Lehman, con lo S&P 500 che andò a toccare un intraday mefistofelico di 666 prima di rimbalzare il 9 marzo del 2009.

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LA FED PROSEGUE VERSO LA NORMALIZZAZIONE


In media i 12 mercati Orso che si sono succeduti dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale hanno bruciato quasi il 33% del valore del mercato. Ora gli occhi sono ovviamente puntati a scrutare i segnali di una possibile conclusione del ciclo, che potrebbe essere determinato ad esempio da una recessione, a sua volta di solito anticipata dall’inversione della curva dei tassi. Ma l’economia americana sta scoppiando di salute e niente sembra segnalare un’inversione all’orizzonte. Tutti gli indicatori, dal PIL alla disoccupazione, puntano al rialzo. E questo consente alla Fed di Jay Powell di procedere tranquilla sulla strada della normalizzazione monetaria, con un quarto di punto a trimestre di rialzo dei tassi. L’economia sta sopportando bene la cura Powell. Anche perchè più riesce a portare il costo del denaro a un livello normale, che molti collocano vicino al 3%, più margini avrà per allentare e dare fiato all’economia se ci sarà bisogno.

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BOTTOM LINE


È dal 2015 che molti esperti si esercitano a prevedere la fine del Toro che ha iniziato a correre nel 2009, con un’intensificazione dopo l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2017. Previsioni finora clamorosamente smentite dal mercato, tanto che qualcuno ci sta ripensando e si riposiziona tra gli ottimisti. Quando le cassandre si saranno convertite e inizieranno a prevedere nuovi massimi, allora sarà il momento di cominciare a preoccuparsi.
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