Come evitare di fallire nelle scelte di finanza personale

consulenza finanziaria
16 Agosto 2018 - 7:50

C’è una bassa conoscenza dei mercati finanziari e molta ansia associata all’investimento dei risparmi: un mix pericoloso che porta quasi sempre a fare scelte sbagliate.

Molte persone pensano di essere al di sopra della media in fatto di intelligenza, status relazionale e risultati professionali. C’è un settore, tuttavia, dove questa ‘superiorità illusoria’ non prende piede: soldi e investimenti. È dovuto al semplice fatto che l’alfabetizzazione finanziaria si colloca ad un basso livello in tutta la nostra cultura. La conferma sta nel fatto che risulta del tutto indipendente dall’educazione e dal percorso di studi intrapreso. Medici, avvocati, ingegneri, dirigenti aziendali sono spesso competenti in tutto ciò che fanno, ma quando si tratta di investire, sono sopraffatti da emozioni per lo più negative che portano alla paralisi.

IL TEST FINANZIARIO IN CINQUE DOMANDE

La cosa forse più sorprendente è che questa situazione è riscontrabile pure negli Stati Uniti. Infatti, secondo FINRA, (Financial Industry Regulatory Authority, l’autorità di controllo del settore finanziario statunitense che controlla gli agenti di cambio), due terzi degli americani non sarebbero in grado di superare un test di cinque domande di alfabetizzazione finanziaria. E questo perché i fondamenti della finanza sono noiosi, in modo quasi ossessivo. Per capirlo è necessario approfondire l’interazione tra denaro e tempo, e questo è davvero difficile per il cervello umano.

DUE MODI DIVERSI DI FALLIRE NEGLI INVESTIMENTI

L’aspetto interessante è che anche le persone con gradi di istruzione avanzati e successi professionali possono fallire nella costruzione di un giardinetto di risparmio. E falliscono in due modi distinti. Al primo gruppo appartengono coloro che ammettono di non capirci niente in finanza e delegano la responsabilità a un professionista. Si affidano ad un consulente di fiducia che assicura loro di essere capace di investire i loro risparmi tanto che possono dimenticarsene per alcuni anni o, perfino, decenni.

I TRADER

Al secondo gruppo appartengono invece coloro che ritengono di possedere un pò più di istruzione finanziaria sebbene, in realtà, si tratti di semplici nozioni. Persone che aprono un conto di trading, vi versano qualche migliaio di dollari e iniziano a dare la caccia ai consigli di borsa. Questo trader potrà guadagnare un po’ o perdere un po’ ma, di solito, rimane legato al mercato, continuando a comprare e vendere da solo senza alcun aiuto. Inutile dire che entrambi gli approcci presentano dei rischi, per ragioni diverse.

ATTENZIONE AI COSTI

Il primo gruppo di investitori, abdicando la responsabilità per il proprio denaro, può finire con il pagare troppo il servizio ricevuto. Ottengono cioè un aiuto all’investimento ragionevolmente buono, ma rischiano di pagare commissioni alte per i rendimenti medi a lungo termine. I consulenti lavorano a rischio zero (in quanto il denaro investito non è il loro) ma comunque ottengono una ricompensa, a prescindere da come va il mercato. È fondamentale quindi (e la MiFid II aiuterà in questo) controllare periodicamente le spese sostenute per il consulente in funzione del servizio erogato e delle performance nette ottenute.

GLI AIUTI A EVITARE ERRORI EMOTIVI

Tenendo però anche conto degli errori emotivi evitati. Se, per esempio, in una forte correzione di Borsa fossi stato tentato di vendere tutto preso dal panico e, su suggerimento del consulente, avessi mantenuto l’investimento che a distanza di qualche anno sarebbe risultato molto positivo, dovrei valutare anche la soddisfazione di non aver perso un’occasione di investimento (cosa che, invece, spesso si dimentica).

I tre criteri che distinguono investimento e speculazione

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FARE TANTI ACQUISTI E VENDITE NON RIPAGA

Il secondo gruppo, quello dei trader, può cadere vittima di truffe: gli investimenti illiquidi e le strategie a forte leva sono solo alcuni esempi. Ma il loro vero ‘buco nero’ è la non piena consapevolezza di quello che stanno facendo. O meglio, loro credono di saperlo, ma in realtà non lo sanno perché spesso eseguono un numero elevato di acquisti e vendite. Uno sforzo extra che, però, raramente ripaga. Nel corso dei 20 anni terminanti nel 2017, l’indice S&P 500 di Wall Street ha reso il 7,2% medio all’anno: un tasso di rendimento che permette di raddoppiare i risparmi all’incirca ogni 10 anni. Il singolo trader medio americano, secondo una ricerca, ha invece registrato un rendimento di appena il 2,6% all’anno: a questo ritmo, ci vogliono 30 anni per raddoppiare il saldo in un conto di investimento.

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Conti alla Rovescia – Puntata 27 – Educazione finanziaria al femminile