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balckrock

Alla ricerca di valore in Cina e nell’azionario dell’Asia. Nonostante i dazi

In Cina il deprezzamento dello yuan dovrebbe essere graduale e non infastidirebbe i mercati e gli investimenti. Che, al contrario, temono sempre più i rischi derivanti dai dazi commerciali

25 Luglio 2018 16:18

“Stiamo per il momento assistendo ad un moderato deprezzamento dello yuan cinese, ma siamo consapevoli dell'aumento del rischio derivante dalle tariffe commerciali. Ci piacciono alcune selezionate opportunità nelle azioni asiatiche dei mercati emergenti, compresa la Cina, poiché riteniamo che questi rischi siano ampiamente valutati e incorporati nei prezzi e abbiano portato le valutazioni su livelli interessanti” dichiara Richard Turnill, BlackRock’s Global Chief Investment Strategist nel suo commento settimanale ai mercati e investimenti dal titolo ‘Should China’s currency worry markets?’.

LE OCCASIONI OFFERTE DALLE A-SHARES


L’esperto, inoltre, vede l'inserimento graduale delle A-shares cinesi negli indici azionari globali come una opportunità per gli investitori globali per assicurarsi un buon posizionamento sul mercato consumer cinese. Lo strategist, infine, rivela di essere neutrale sui tassi e sulle obbligazioni societarie della Cina. Le conclusioni a cui giunge Richard Turnill partono dalla correzione della valuta cinese rispetto al dollaro USA nel mese di giugno proprio in concomitanza del surriscaldamento della bagarre commerciale tra Cina e Stati Uniti. La divisa di Pechino, che registra una perdita del 4% quest'anno, ha accentuato la caduta da metà giugno da quando, cioè, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato un dazio del 25% su 50 miliardi di dollari delle importazioni cinesi.

NESSUNA SVALUTAZIONE STILE 2015


“Non crediamo che la Cina ricorra ad una svalutazione come quella del 2015 per attutire il colpo. Allora, la mancanza di fiducia del mercato nel quadro politico della Cina ha contribuito alla fuga di capitali, spaventando i mercati globali. Oggi la Cina ha controlli sul capitale più severi e un migliore coordinamento tra i responsabili delle politiche economiche e monetarie. Crediamo che questo dovrebbe dare fiducia al governo per consentire allo yuan di scivolare gradualmente verso il basso” specifica Richard Turnill.

RISCHIO SELL-OFF SUI MERCATI


Resta il fatto che il recente crollo della divisa di Pechino e del mercato azionario cinese hanno alimentato la paura dei mercati: un rapido deprezzamento dello yuan come quello del 2015 potrebbe provocare grandi deflussi di capitale e un altro sell-off (vendita di titoli senza limitazione né di prezzo né di quantità) nei mercati globali. Lo strategist, però, ritiene più probabile una graduale svalutazione dello yuan in modo controllato fino alla fine dell'anno. Una divisa cinese moderatamente più debole può dare una mano a Pechino nel suo atto di bilanciamento: cercare di mantenere l'economia brillante e, al contempo, reprimere la leva finanziaria e cercare di attenuare l'impatto delle crescenti azioni commerciali. Potrebbe aumentare le esportazioni, attenuando i contraccolpi derivanti dalla riduzione degli investimenti interni derivanti dalla campagna di riduzione della leva finanziaria.

LA FORZA DEL DOLLARO USA


E’ anche vero, ammette, lo strategist, che anche altri fattori stanno pesando sullo yuan e la forza del dollaro statunitense è sicuramente tra questi. Le ragioni? Le politiche monetarie divergenti che in Cina sono inclini ad un allentamento monetario mentre negli Stati Uniti propendono per un graduale inasprimento. In ogni caso, oggi in Cina la politica, le dinamiche normative e di crescita sono diverse dal 2015. Le autorità sono diventate più coordinate nel loro approccio alle politiche fiscali, monetarie e valutarie. L'economia cinese è collocata in una posizione migliore, così come l'economia globale. Pechino ha strumenti politici a sua disposizione per sostenere l'economia, come quella per esempio di poter rafforzare l’allentamento monetario e la spesa fiscale nella seconda metà dell’anno.

LA MOSSA DELLA BANCA POPOLARE CINESE


“La recente mossa della Banca Popolare Cinese (PBoC) al fine di aumentare la liquidità del mercato è uno di questi esempi. Inoltre confidiamo nell'impegno del governatore della PBoC di non usare la valuta come arma nelle potenziali guerre commerciali. Un netto deprezzamento dello yuan comprometterebbe lo sforzo di deleveraging di Pechino, guidando la fuga di capitali e rafforzando ulteriormente le condizioni finanziarie interne. Potrebbe inoltre alimentare l'inflazione e smorzare il crescente interesse degli investitori stranieri nei mercati azionari e obbligazionari domestici della Cina” conclude Richard Turnill.

 

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