Carlo Benetti

Investimenti: alla scoperta di David Swensen, il Buffett “per tutte le tasche”

I vantaggi dell’investimento nel lungo termine accomunano Buffett e Swensen, storico gestore della Fondazione Yale. Ma il secondo è un convinto sostenitore dei benefici della diversificazione.

24 Maggio 2018 11:09

Cos’hanno in comune Warren Buffett, l’investitore più famoso ed ascoltato al mondo, e David Swensen, storico gestore della Fondazione Yale? I vantaggi dell’investimento nel lungo periodo. Per il resto emergono alcune differenze sostanziali che Carlo Benetti, Head of Market Research and Business Innovation di GAM (Italia) SGR rivela nell'Alpha e il Beta del 22 maggio.

WARREN BUFFET NON E’ PER TUTTE LE TASCHE


“Per tutte le tasche, è preferibile lo stile di David Swensen che, come Buffett, è un gestore value e, come Buffett, ha una storia di solidi track record alle spalle. Ma, a differenza di Buffett, Swensen è un convinto sostenitore dei benefici della diversificazione di qualsiasi portafoglio di investimento” fa sapere Carlo Benetti. L’esperto non manca di riconoscere i continui successi conseguiti da Warren Buffet dal 1965 (quando acquisì la Berkshire Hathaway Inc., società tessile del New England in forte crisi) fino ad oggi. Il problema, per l’investitore retail, è che Buffett opera su un altro piano dal momento che acquista partecipazioni rilevanti, mette uomini di fiducia nei Board o nel management: insomma, il suo non è un approccio alla portata di tutte le tasche.

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IN PRIMIS LA DIVERSIFICAZIONE


Al contrario l“Unconventional Success: A Fundamental Approach to Personal Investment” di David Swensen è una guida agli investimenti dedicata agli investitori privati ai quali raccomanda di diversificare molto il portafoglio e di utilizzare strumenti di investimento sia passivi (come gli ETF) e sia a gestione attiva (come i fondi comuni e i comparti delle SICAV). “Per Swensen un portafoglio diversificato non è l’alibi dell’ignorante ma il risultato di un serio lavoro di approfondimento che utilizza strumenti statistici temperati dalle valutazioni qualitative del gestore” sottolinea Carlo Benetti.

APPROFONDIMENTO
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2018, L’ANNO DELLA VERITA’


Questo perché i tempi cambiano e con essi le sfide da affrontare, anche per i mercati. GAM, non a caso, ha definito il 2018 ‘l’anno della verità’: gli investitori dovranno fare i conti sia con le incertezze sperimentate nel corso del 2016 (che si potrebbe definire ‘l’anno delle sorprese politiche’) e sia con l’anormale tranquillità del 2017 (che potrebbe essere invece catalogato come ‘l’anno delle sorprese economiche’). Il QE è destinato a concludersi e la volatilità è tornata a fare capolino sui mercati (anche per effetto della maggiore attenzione alla politica e alla geopolitica): un contesto che inevitabilmente alimenta il valore della gestione attiva.

IL VALORE DELLA GESTIONE ATTIVA


“Swensen ricorda che le strategie di gestione attiva creano valore nel lungo termine ma gli investitori devono prevedere la possibilità di periodi di sottoperformance. Questo perché decisioni che si riveleranno efficaci nel lungo periodo possono sembrare insensate nel breve termine: molte strategie complesse esigono infatti orizzonti temporali tra i tre e cinque anni” conclude Carlo Benetti.
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