Angela Merkel

E se Draghi e Macron salvassero l’Europa?

Mentre Trump prova a giocarsi una partita storica in Corea e nel Golfo, l’establishment europeo resta incollato a luoghi comuni e pregiudizi. Non tutti però. Intanto Wall Street esce dal ‘cuneo’ e l’economia USA tira.

14 Maggio 2018 08:51
financialounge -  Angela Merkel Corea del Nord dazi donald Trump Emmanuel Macron Mario Draghi Russia Unione europea Weekly Bulletin
financialounge -  Angela Merkel Corea del Nord dazi donald Trump Emmanuel Macron Mario Draghi Russia Unione europea Weekly Bulletin

Indubbiamente Donald Trump è un tipo che divide. Ad esempio divide l’edizione cartacea del FT Weekend da quella online. La prima infatti titola in prima pagina la lettura della settimana “Il nuovo disordine globale: può l’America governare il mondo senza alleati?” mentre sul web diventa “Il nuovo ordine mondiale: Donald Trump fa da solo”. Evidentemente il titolista del web è un po’ meno anti-trumpiano di quello cartaceo. Intanto anche in Italia qualche autorevole commentatore su qualche autorevole giornale comincia a prendere le distanze dal luogo-comunismo secondo cui tutto quello che fa The Donald è rozzo, sbagliato e alla fine porterà l’America alla catastrofe. Prendiamo la Corea del Nord, se non ci sono sorprese il 12 giugno a Singapore Trump incontra un Kim sempre meno picchiatello. Ha liberato i prigionieri americani e sembra pronto a rinunciare alla bomba, ma non per finta, come gli Ayatollah di Teheran. Sicuramente i cinesi stanno esercitando una certa moral suasion. La domanda è: in cambio di cosa? Magari di una pace commerciale con gli americani e qualche isoletta oggi contesa tra Giappone e Taiwan? E se andasse a finire che i dazi se li beccano solo gli europei, a cominciare dai tedeschi?

ANGELA SUL VIALE DEL TRAMONTO


Se lo schema coreano dovesse funzionare Trump potrebbe provare ad applicarlo con l’Iran, con la Russia al posto della Cina nel ruolo di persuasore e israeliani e sauditi in quello di chi impugna un grosso bastone e magari lo usa. Certo, The Donald dovrebbe dare qualcosa anche a Putin. Un allentamento unilaterale delle sanzioni potrebbe bastare? Anche qui gli europei, sempre con i tedeschi in testa, sembrano destinati a restare con il cerino in mano. Chi certamente non ci sta a rimanere fuori dai giochi è Napoleon Macron, che non perde occasione per distanziarsi dalla Cancelliera, che intanto sabato scorso è andata a farsi benedire ad Assisi. Il viale del tramonto non deve essere piacevole per Angela. Perfino Berlusconi, uno dei pochi supporter che le è rimasto in Europa, sembra disposto a sacrificare la linea politica del centrodestra europeo in cambio di un posto all’ombra nell’ipotetica maggioranza Salvini-Grilllini. Qualche estimatore nel Vecchio Continente Trump ce l’ha. Ad esempio Sergio Marchionne, a cui è stato assegnato un posto d’onore nel recente incontro del presidente USA con i produttori globali di auto, e che lo ha definito “il più consumato negoziatore che ho visto”. Detto da uno che è riuscito a comprarsi la Chrysler con i soldi della Chrysler è più che un complimento.

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WALL STREET IN USCITA DAL CUNEO


Aspettando il 12 giugno, uno sguardo a Wall Street ci dice che ha chiuso la prima settimana delle ultime tre con il segno più. Dalle trimestrali continuano a uscire utili stellari, che da soli non bastano però a giustificare il rally. Anzi, potrebbero essere la più comoda delle scuse per uscire, vista la convinzione diffusa che siamo arrivati al picco. C’è probabilmente una ragione più profonda che si chiama crescita economica. Il 2018 si avvicina al giro di boa e in giro non si vede nemmeno uno di quei segni premonitori che indicano una recessione in arrivo tra 18-24 mesi. L’orizzonte resta limpido fino a inizio 2020. Dal punto di vista tecnico la Borsa americana si sta lentamente aggiustando, con gli indici che puntano a uscire al rialzo dal cuneo fatto da massimi sempre più bassi e minimi sempre più alti in cui si era infilata in aprile. Intanto i supporti restano a distanza di sicurezza.

DRAGHI DA’ UNA MANO A MACRON


In Europa la situazione è un po’ diversa, i fondamentali restano buoni, l’euro un po’ indebolito aiuta insieme ai tassi bassissimi e agli acquisti della BCE. Ma la politica non riesce a trovare il bandolo della matassa delle riforme. Settimana scorsa Draghi ha dato man forte a Macron nella sua richiesta di rafforzare l’integrazione economica e monetaria completando l’unione bancaria a prevedendo un fondo comune europeo da usare in caso di crisi, ma i tedeschi non ci sentono. Il loro ragionamento è che una maggiore integrazione li esporrebbe all’importazione di perdite derivanti da possibili crisi nei paesi partner. È come se in un condominio quello che ha l’appartamento più grande e bello non volesse partecipare a un fondo di emergenza per riparazioni per timore di dover pagare per il crollo del soffitto del vicino, dimenticandosi di vivere sotto lo stesso tetto. Se si vive sotto lo stesso tetto forse è meglio dividere il rischio tra tutti, così è più sostenibile. Infatti è lo stesso ragionamento fatto da Draghi nel suo discorso a Firenze venerdì scorso.

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BOTTOM LINE


L’establishment europeo ha una particolare inclinazione ad innamorarsi di presidenti americani perdenti, come Jimmy Carter nel 1976-80, o di fanatici estremisti scambiati per i salvatori del pianeta dall’imperialismo americano, come l’Ayatollah Khomeini nel 1979. Ovviamente i Reagan e i Trump li detesta dipingendoli come cowboy ignoranti dal grilletto facile. Il terzetto Juncker-Hollande-Merkel era la sintesi perfetta di questo establishment. Possiamo sperare in un’accoppiata Macron-Draghi capace di voltare pagina? Magari con Marchionne a dargli una mano.

(dalla rubrica “Caffè scorretto” della newsletter settimanale di FinanciaLounge)
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