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Wall Street, scenari ribassisti: conoscerli per difendersi

Nei tre scenari ribassisti di Borsa, quello più critico si spinge a prevedere un calo dell’indice S&P500 di Wall Street a 1.646 punti, il 42,7% in meno dal record.

9 Aprile 2018 10:57
financialounge -  correzione di borsa rapporto prezzo utili treasury Wall Street
financialounge -  correzione di borsa rapporto prezzo utili treasury Wall Street

Negli ultimi due mesi il mercato azionario statunitense ha registrato un'estrema volatilità, in quanto gli investitori hanno dovuto fare i conti con la prospettiva di una guerra commerciale su vasta scala, una più stringente regolamentazione per le società internet a grande capitalizzazione e una politica monetaria della Federal Reserve gradualmente restrittiva. È normale che gli investitori si interroghino sulle prospettive di Wall Street e, più in generale, del mercato azionario.


ASIMMETRIA TRA GUADAGNI E PERDITE


Anche perché le attuali quotazioni le valutazioni di Borsa evidenziano una asimmetria tra i nuovi potenziali guadagni (piuttosto limitati) e le possibili perdite (con maggiore potenziale di ribasso). Come spiega Nicholas Colas, co-fondatore di DataTrek Research, in un articolo di Marketwatch, sebbene nessuno degli scenari più probabili sia marcatamente ribassista per Wall Street, è meglio pianificare con attenzione gli investimenti in Borsa per essere pienamente consapevoli dei rischi ai quali oggi si va incontro piuttosto che piangere domani per non averlo fatto.


TRE SCENARI AL RIBASSO


Il manager ha delineato in tal modo tre scenari al ribasso che il mercato azionario potrebbe assumere: un crollo improvviso, simile a quello registrato nell'ottobre 1987, in cui le azioni calano bruscamente in un breve periodo; una lenta e lunga agonia del mercato (con perdite giornaliere non molto ampie ma prolungate nel tempo) e una correzione guidata da un catalizzatore (per esempio il timore di una imminente recessione, se anche questa poi non si realizzi nella pratica).

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UN NUOVO BLACK MONDAY


Il primo scenario, quello che prevede un crollo improvviso di Borsa, potrebbe sembrare peggio di quanto sembri. Una conclusione, questa di Nicholas Colas, ricavata sulla base dell’analisi di quanto accadde dopo il Black Monday del 1987 (quando in un solo giorno l’indice Dow Jones perse il 22% del suo valore). Ebbene Colas ha calcolato che alla chiusura del trading di quel giorno (19 ottobre 1987), l'indice S&P 500 aveva un rapporto prezzo/utili prospettico (cioè basato sugli utili attesi per i successivi 12 mesi) di 9,3 mentre il rendimento del Treasury USA a 10 anni era all’8,9%. Sommando quel p/e al rendimento si ottiene un totale di 18,2, che secondo Colas può essere un parametro utilizzato oggi per misurare la valutazione dei due mercati.


I TREASURY A 10 ANNI RENDONO IL 2,8%


Attualmente i rendimenti a 10 anni dei titoli di stato USA sono intorno al 2,8%, quindi per raggiungere la stessa valutazione combinata, il p/e dell'indice S & P dovrebbe scendere dall'attuale livello fino a 15,4: in pratica l’indice S&P500 dovrebbe scendere a 2.187 punti, cioè del 16% rispetto alla chiusura di venerdi scorso e di quasi il 24% dal livello record dell'S&P. Un calo importante ma, secondo Colas, nemmeno particolarmente drammatico.

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CON IL CAPE IL CALO PUO’ ARRIVARE AL 42,7%


Il secondo scenario preso in considerazione dal manager è invece basato sul rapporto prezzo/utili corretto per il ciclo (CAPE, cyclically adjusted PE ratio), che confronta i corsi azionari con i guadagni delle società negli ultimi 10 anni. Attualmente, l'S&P 500 ha un CAPE di 31,88, un livello che è secondo soltanto a quello dell'era della dot-com, e quasi il doppio del valore medio storico dal 1880 in avanti pari a 16,8. Per tornare a questo livello medio storico di CAPE, l’indice l'S&P 500 dovrebbe crollare a 1.646 punti, ovvero lasciare sul terreno il 36,8% (pari al -42,7% dal suo record). Secondo il manager, un tale scenario, sebbene da lui stesso definito non probabile, richiederebbe però 12-18 mesi per essere pienamente completato.


PREOCCUPAZIONI PER UNA NUOVA RECESSIONE


Il terzo scenario, in cui le quotazioni azionarie scendono per la prospettiva di una recessione nei prossimi due anni sembra, secondo Colas, il più logico (sebbene non per questo più probabile) in questo momento, se non altro perché la curva dei rendimenti del Tesoro USA continua ad appiattirsi. La curva dei rendimenti si riferisce alla linea che traccia i rendimenti su tutte le scadenze dei titoli del Tesoro USA, da quelle più brevi a quelle più lunghe. Poiché gli investitori tendono a richiedere un rendimento più elevato, o un premio, per il prestito per un periodo più lungo, la curva di solito si inclina verso l'alto.


LA CURVA PIATTA DEI TREASURY


Una curva appiattita, che evidenzia un limitato premio tra i rendimenti dei titoli a lungo termine rispetto a quelli a breve, suggerisce che gli investitori mantengono un atteggiamento non ottimistico sulle prospettive economiche e di solito è anticipatrice di una recessione. Nei suoi calcoli, la società DataTrek ha stimato che le recessioni in genere riducono gli utili societari in media del 20-30% dal picco della recessione prima del suo minimo. Supponendo che il multiplo dell'indice rimanga lo stesso, un tale calo dai livelli odierni darebbe all'S&P un valore equo tra 1.776 e 2.106 punti: il punto medio di tale intervallo è posto a 1.941 punti e rappresenta un ribasso del 25,5% rispetto al prezzo di chiusura di venerdì.
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