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Protezionismo, il rischio di una guerra commerciale globale è al 15%

Se il protezionismo diventasse la regola affonderebbe la crescita mondiale e farebbe salire i prezzi: dalle minacce all’azione e alla routine c’è però un certo margine.

15 Marzo 2018 09:53
financialounge -  acciaio Amundi Guerra commerciale protezionismo USA
financialounge -  acciaio Amundi Guerra commerciale protezionismo USA

I mercati restano nervosi. Il rientro della volatilità, dopo i picchi toccati a febbraio, e i dati solidi economici a livello globale e aziendali (con risultati di bilancio spesso al di sopra delle attese) hanno fatto rientrare le preoccupazioni sull’inflazione legata all’aumento delle retribuzioni americane. Ma l’annuncio di Trump del 2 marzo scorso sui dazi per le importazioni dell’acciaio e dell’alluminio ha riacceso i timori per le minacce riguardanti il protezionismo.


RISCHIO CRESCITA E INFLAZIONE


“Se il protezionismo diventasse la regola affonderebbe la crescita mondiale e farebbe salire i prezzi. La crescita potrebbe infatti essere contaminata dal commercio straniero e dal canale degli investimenti” puntualizzano gli esperti di AMUNDI nell’ultimo Weekly Market Review. Il tutto senza trascurare, una implicazione niente affatto secondaria. “La produzione locale statunitense risulterebbe meno competitiva e comporterebbe un rialzo dei prezzi con implicazioni negative sul potere d’acquisto delle famiglie: una situazione che tenderebbe ad indebolire le azioni” spiegano i professionisti di AMUNDI.

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CINA E ALLEATI NEL MIRINO DEGLI USA


Certo, per il momento i dazi doganali sull’acciaio non costituiscono un peso specifico rilevante ma rappresentano più che un indizio circa la determinazione da parte di Trump a proseguire sulle proprie promesse elettorali con implicazioni protezionistiche che non riguardano soltanto la Cina (rispetto alla quale il deficit commerciale statunitense è estremamente ampio), ma coinvolge anche i suoi alleati. Una inclinazione, fanno notare gli esperti di AMUNDI che si aggiunge agli altri fronti aperti (dal TPP al NAFTA, dalle auto tedesche alla proprietà intellettuale), con rischio che tali minacce potrebbero ripetersi prima delle prossime elezioni di midterm.


LO SCENARIO BASE RESTA PREVALENTE


“Dalle minacce all’azione e alla routine c’è però un certo margine. Il precedente del 2003 mostra che Bush, dopo essere stato sconfessato dall’Organizzazione mondiale del commercio, finì col rimuovere i dazi doganali sull’acciaio” specificano i professionisti di AMUNDI che, tuttavia, hanno alzato dal 10% al 15% la percentuale attribuita allo scenario di rischio a discapito di quello base (dal 75% al 70%), nel quale prevarrebbe un contesto di crescita globale diffusa con inflazione in graduale ripresa e politiche monetarie ancora tendenzialmente favorevoli all’espansione economica.
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