Azioni, troppo presto per definire il settore tecnologico “sopravvalutato”

azioni
27 Febbraio 2018 - 8:00

Secondo Neil Robson (Columbia Threadneedle Investments) ricerca e sviluppo garantiranno valore per le azioni di alcune aziende selezionate.

Alla luce delle ottime performance del 2017 e della discreta tenuta in questo difficile inizio di 2018, il settore della tecnologia, all’interno del mercato azionario, viene ritenuto da diversi osservatori ormai sopravvalutato. Non è di questo avviso Neil Robson, gestore azioni globali di Columbia Threadneedle Investments che, al contrario, guarda proprio alla tecnologia per riuscire a “cogliere un’espansione più rapida o persino inattesa che i mercati non hanno ancora scontato”.

Il manager, pur ammettendo che nell’attuale contesto sia ancora il mercato azionario quello che potrà offrire un potenziale maggiore, spiega il perché di questa convinzione: “L’alfa (l’extra rendimento rispetto alla media di mercato, ndr) diventerà un fattore sempre più importante nel prossimo futuro”. Il tutto senza mai dimenticare due importanti aspetti del mercato azionario: la volatilità resterà un ospite non gradito nei prossimi mesi mentre le valutazioni non sono affatto basse, pur condividendo la previsione di un incremento dei profitti aziendali del 10% circa 2018.

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“In quanto investitori bottom-up (cioè inclini ad una rigorosa selezione dei singoli titoli, ndr), beneficiamo di una posizione privilegiata per individuare le tendenze in atto a livello microeconomico nel mercato azionario” puntualizza Neil Robson. Poi lo stesso gestore precisa: “A questo proposito, uno dei temi predominanti degli ultimi anni è il ritmo di evoluzione della tecnologia, la velocità con cui aziende e singoli individui adottano le tecnologie e l’impatto che questo fenomeno ha sulle imprese”.

Secondo il manager l’aspetto di maggiore rilievo della tecnologia è la capacità di impattare e trasformare il tessuto societario e di combinarsi con le tendenze demografiche in atto: per questo le aziende capaci di innovare il proprio business sono nelle condizioni migliori per generare fonti eccezionali di vantaggi competitivi. Il riferimento è a società come, per esempio Google, in grado di dominare l’immediato futuro: una peculiarità che si trasforma in un vantaggio competitivo sostenibile, che genera un’alta redditività del capitale investito (ROIC). Entrando più nello specifico, Neil Robson si sta concentrando su alcune ‘sotto-tendenze’ che, secondo le sue analisi, dovrebbero essere in grado di generare performance.

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“Sappiamo, per esempio, che le attività di ricerca e sviluppo (R&S) sono in grado di generare vantaggi competitivi. Nei prossimi 5 anni, la maggior parte delle risorse R&S saranno messe a disposizione del settore tecnologico. Di conseguenza siamo convinti che questo settore possa ancora esprimere nei prossimi anni valore aggiunto non ancora incorporato dalle valutazioni dei mercati”.

Ad ogni modo, il sovrappeso in portafoglio nel settore tecnologico (all’interno del mercato azionario) che attualmente Neil Robson assegna è “sensibilmente inferiore rispetto al passato”. Questo perché, come sottolinea il manager stesso “il mercato azionario non è più così conveniente e attualmente ravvisiamo opportunità interessanti nel settore finanziario, dove il comparto bancario ha verosimilmente un margine ulteriore di ripresa dopo la crisi finanziaria globale”.

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