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Mercati, sei aspetti cruciali da valutare dopo la correzione

La correzione ha modificato il quadro generale dei mercati in termini di volatilità: emergono però sei aspetti che possono aiutare gli investitori nelle scelte future.

22 Febbraio 2018 07:30
financialounge -  Amundi correzione di borsa inflazione Morning News volatilità Wall Street
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Tra le numerose analisi fatte dopo la correzione dei mercati di inizio febbraio è possibile isolare alcuni temi comuni. Il primo è il driver che l’ha determinata, mentre il secondo riguarda la spiegazione del forte balzo all’insù della volatilità. Relativamente al primo punto, è stato senza dubbio il dato sull’inflazione americana ritenuto un po’ troppo alto a far scattare la correzione con l’indice S&P sceso del 10% rispetto al picco del 26 gennaio, trascinando al ribasso anche gli altri listini azionari internazionali. Il secondo punto, invece, attiene alla chiusura di posizioni in ribasso sull’indice VIX (che esprime la volatilità dell’indice S&P500), amplificata da diverse posizioni speculative.

ANALOGIE CON IL 1987
Gli esperti di Amundi, nel loro ultimo Weekly Market Review, suggeriscono però di prendere in considerazione altri sei aspetti, che potrebbero rivelarsi utili per le scelte d’investimento dei prossimi mesi. I primi due riguardano analogie e differenze con quanto accaduto nel 1987. “L’economia – spiegano - si è ripresa nel 1986 e nel 2016, sfruttando il forte recupero del prezzo del petrolio senza però nessun imminente rischio di recessione. Inoltre, come allora, anche stavolta la correzione del mercato è stata amplificata da fattori tecnici”.

APPROFONDIMENTO
Questa correzione di Borsa ricorda quella del 1987

Tuttavia, gli esperti di Amundi fanno notare alcune differenze: “Nel 1987, come succede di norma, Wall Street è risalita dopo che la Fed aveva abbassato i tassi: stavolta, con ogni probabilità, la banca centrale americana dovrà, se necessario, utilizzare altri mezzi per rassicurare i mercati”.

COSTI E VOLATILITÀ
In ogni caso, e siamo al terzo aspetto, Wall Street resta cara con un rapporto prezzo/utili (p/e) a 12 mesi sceso da 22 a 20,9, mentre la volatilità (il quarto aspetto da tenere sotto osservazione) resterà una caratteristica a cui gli investitori dovranno d’ora in poi abituarsi. Infine, se la correlazione tra azioni e obbligazioni seppure instabile, non ha ancora evidenziato un’inversione di tendenza strutturale, la correzione non sembra aver determinato alcuna rotazione significativa degli investimenti. “Gli spread delle obbligazioni societarie (l’extra rendimento offerto rispetto ai titoli di stato, ndr) non si sono allargati, i titoli ciclici hanno continuato a registrare performance superiori ai titoli difensivi e i titoli tecnologici mantengono le posizioni” concludono gli esperti di Amundi.
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