Microsoft tra i titoli con possibilità di crescita nel settore tecnologico

Amazon
26 Gennaio 2018 - 9:31

Microsoft è un esempio di società non sopravvalutata tra quelle dell’hi tech: le sue valutazioni sembrano non ancora allineate alle potenzialità del gruppo.

Dopo 12 mesi da record per il settore tecnologico, spopola tra gli investitori la moda di ricercare i titoli non sopravvalutati e Microsoft, come vedremo di seguito, ha le caratteristiche per rientrare in questa categoria.

Negli ultimi 12 mesi chi ha investito in Borsa ha potuto beneficiare di grandi soddisfazioni: l’indice MSCI world, che riflette l’andamento delle principali piazze finanziarie internazionali, ha messo a segno un rialzo del 24,3%. Ancora meglio, però, è andata a coloro che hanno scelto di puntare sulla tecnologia: l’indice Nasdaq 100, infatti, nello stesso arco di tempo (dal 19 gennaio 2017 al 19 gennaio scorso) ha guadagnato un +34,9%. Tuttavia, esaminando nel dettaglio i singoli titoli hi tech USA, è facile notare come alcune big cap abbiano trainato l’intero listino grazie alla loro elevata capitalizzazione e alla performance superiore alla media di mercato.

È il caso, per citare alcuni nomi di PayPal (+101%), Micron (+94,7%), Adobe (+76,8%), Amazon (+60,2%), Netflix (+59,1%), Apple (+48,7%), Microsoft (+43,5%), Facebook (+42,7%) e Alphabet (+41,3%). È proprio alla luce di questo fenomeno che diversi investitori si sono dichiarati piuttosto combattuti sul settore tecnologico per il 2018. Infatti, se da un lato gioca a favore dei titoli del settore sia il tema della crescita secolare e sia la capacità di generare flussi di cassa consistenti, dall’altro il forte posizionamento sul settore da parte degli investitori internazionali e le valutazioni molto tirate riducono le possibilità di futuri rialzi generalizzati.

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“Dopo un anno nel complesso positivo per i titoli di alta qualità che prediligiamo, le valutazioni in alcune parti del mercato hanno iniziato ad apparire eccessive” commenta per esempio David Dudding, Gestore portafoglio azionario globale di Columbia Threadneedle Investments.

“Riteniamo tuttavia che alcuni investitori siano stati troppo frettolosi nell’attribuire tale giudizio a intere categorie del mercato – aggiunge Dudding – poiché non hanno tenuto conto dei forti vantaggi competitivi e dei positivi profili di crescita di lungo termine delle aziende di alta qualità in questi settori”. Per David Dudding, questa tesi è particolarmente valida per le società tecnologiche, dove i profitti esplosivi dei cosiddetti titoli ‘FANG’ (Facebook, Amazon, Netflix e Google – ora Alphabet) sono stati ampiamente documentati. Ciò detto, David Dudding, pur ammettendo che negli ultimi 12 mesi ha leggermente ridotto la propria esposizione verso alcune azioni tecnologiche che apparivano sopravvalutate, reputa altri titoli tecnologici niente affatto onerosi e nel 2018 potrebbero persino realizzare performance superiori a quelle del 2017.

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“La chiave è concentrarsi il più possibile su specifici titoli, valutando i fondamentali delle singole società e non quelli dei settori nel loro complesso” puntualizza David Dudding indicando in Microsoft un buon esempio del perché è necessario valutare i titoli in rapporto ai loro meriti individuali.

“Nel momento in cui approfondiamo i vantaggi competitivi, ci soffermiamo sulle compagnie che sono protette dai cosiddetti ‘fossati economici’. È dunque positivo osservare che gli utenti di lunga data dei software e dei server Microsoft, quando si pongono alla ricerca di soluzioni di cloud computing, favoriscono  la società con cui hanno familiarità. Negli ultimi trimestri Azure (la piattaforma di cloud computing di Microsoft per le imprese) ha evidenziato una crescita molto  più sostenuta di Amazon Web Services, il pacchetto di servizi leader nel mercato delle infrastrutture cloud. La fiducia che molti utenti ripongono nel marchio Microsoft ha creato un fossato economico che rafforza il vantaggio competitivo dell’azienda” spiega David Dudding secondo il quale la principale minaccia per la crescita di titoli come Amazon, Facebook e, eventualmente, Microsoft nei prossimi 12 mesi non è costituita dalle loro valutazioni, ma piuttosto dai crescenti rischi politici e regolamentari.

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